|
www.maridelsud.com |
Cultura musicale calabrese: Musica e canto |
|
|
Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia |
||
|
La musicalità siciliana ha avuto molta influenza su quella calabrese, infatti i caratteri etnici siciliani sono molto simili a quelli calabresi. Tuttavia gli atteggiamenti della musica popolare calabrese sono più moderati e non sempre vi è quell'aggettivazione così superbamente colorita che si trovano in Sicilia. Nei canti calabresi la donna occupava il primissimo posto. Pur essendo una terra che ben conosceva la sofferenza e il dolore, la Calabria sapeva anche magnificamente cantare di amore e di gioia. |
|
Esempio ne sono le cosiddette canzune e le rumanze di Cosenza e del circondario, e gli stornelli che vengono detti anche "fiore". Nelle prime soprattutto, la donna veniva cantata come una stella e talvolta paragonata all'aquila reale. Poiché il calabrese è religiosissimo, molti erano i suoi canti di fede nei quali sempre infondeva il fervore della sua anima. Nei canti della Passione e del Natale, la visione del divino si tramutava in parabola umana, mentre i canti che inneggiavano ai miracoli o alla Madonna erano pieni di vita e di forza espressiva. |
|
Molto numerose erano anche, nella zone dell'Aspromonte, le pecurare, ossia le danze dei pastori, che similmente alle ninne‑nanne della piana di Sibari rivelavano, nell'uniforme e insistente cadenzare un evidente carattere ipnotico, e un chi di religioso nella melodia uniforme e po' rigida. Ninne‑nanne e canti natalizi serbano tracce dell'antica gloria ellenica. A studiarli da vicino vi si riscontrano i caratteri musicali greci, per la tonalità che, nella maggior parte, è quella ipofrigia, e per il colore armonico e ritmico basato, quasi sempre su un pedale formato di note tenute alla distanza di ottava. |
|
D'altra parte l'immagine che ormai non c'è più, di quei suonatori girovaghi calabresi vestiti di velluto e con cappelli guerniti di sonagli rappresentava una vivace fonte di impressioni artistiche. Così come il ronzante suono delle cornamuse rievoca le Calabrie preistoriche e quelle colonizzate dai Greci. Anche presso le rovine degli antichi palazzi di Festo si poteva udire fino a qualche decennio fa, il pastorale suono della zampogna. L'unica differenza stava nel fatto che il suonatore di Calabria non si limitava alla cornamusa: sull'alto cappello a pan di zucchero, ornato di nastri tintinnavano e risuonavano, |
|
ad ogni scossa della testa, i numerosi sonagli; una grancassa affibbiata sulle spalle era messa in modo da poterla suonare con !a mazza legata al gomito: sulla grancassa poggiano i piatti; e il tutto è unito da una corda che è legata al piede del suonatore, davanti al quale sta lo strumento principale, la cornamusa. Così, da un'energica scrollata di testa, una gomitata, un calcio e una forte soffiata, ne usciva fuori un suono misto e complesso, al quale spesso si univa anche il canto. Quest'uomo, sia che intonava a Natale una ninna‑nanna o portava in giro una canzune d'amore, Inquadrava sempre il paesaggio e l'anima calabrese fatta di fierezza, di dignità e di serena sopportazione del dolore. |
| Sk | ||
|
Risoluzione racc.: 800x600 pixels - 16.000.000 colori Browser minimo indicato: Internet Explorer 4.0 - Netscape Navigator 3.0. |
||
|
by Spiderkapp |
||