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I grandi musicisti calabresi del XV sec

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Leonardo Vinci

 

Il primo, in ordine di tempo, fra gli illustri musicisti di questa nostra regione, colui che apportò alla musica del suo tempo notevoli innovazioni, sia negli accompagnamenti che nella parte melodica, fu senza dubbio Leonardo Vinci, che i calabresi rivendicano giustamente alla loro terra perché nato a Strongoli verso il 1690, anche se qualche testo lo fa di origine napoletana.

Vinci, infatti, passó gran parte della sua vita a Napoli, dove conobbe Pergolesi, anche se non fu, come vorrebbe qualcuno, suo condiscepolo perché maggiore di circa vent'anni. A Napoli scrisse le sue opere di teatro e dove esordì nel 1719 con l’opera buffa: “Lo cecato fauzo”.

Seguirono “Le doje lettere e  “Lo scassone” che rimane il suo miglior lavoro. “Artaserse”, su libretto del Metastasio, del quale rimasero celebri il duetto “Tu vuoi ch'io viva” e “l'aria”: “Vo' solcando un mar crudele”.

Mirabile nella forza e vivacità delle immagini, perfezionò il “recitativo obbligato” e lo rivestì di motivi analoghi alla situazione e al significato delle parole, dando vigoria orchestrale e sentita declamazione quale si conviene al dramma.

 

 

Non a torto Haendel, partito espressamente dalla Germania per sentire la sua musica, entusiasta di quei motivi spigliati, cascanti di trilli, sensuali e voluttuosi, pieni di strascichi e scoppi, di fioriture e di volate, ebbe a dire: “Dieu me garde d'entendre d'autre musique que l'italienne”.

Morì precocemente a Napoli a causa di un intrigo amoroso nel 1730.

Il Metastasio, alla sua morte da Vienna scriveva: “Ah, povero Vinci, adesso se ne conosce il merito, che vivente, si lacerava. Vedete se è miserabile la condizione degli uomini. La gloria è il solo bene che può rendere felici, ma è tale che bisogna morire per conseguirla!”.

La sua produzione musicale è stata molto prolifica , infatti nell’arco della sua breve esistenza ha prodotto 13 opere di genere buffo in dialetto napoletano, 25 melodrammi, di questi alcuni su libretto del Metastasio come "Didone abbandonata", "Alessandro nelle Indie" "Artaserse".

Inoltre si è cimentato in numerose altre opere come Oratori, musica sacra e strumentale, dalla melodiosità napoletana.

Di gloria, dopo la morte, ne ebbe, tanto da essere chiamato “padre del teatro musicale”; e il suo nome ancor oggi viene annoverato assieme a quelli di Alessandro Scarlatti, G. B. Pergolesi e Nicola Antonio Porpora.

 

 

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