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Teatro calabrese, maschere: Coviello

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Personaggio  tipico della commedia dell’arte calabrese del XVIII-XIX secolo.

 La maschera di Coviello risale ad almeno XVI secolo. E' un'altra maschera sopravvissuta al florido periodo della Commedia dell'arte nell'Italia centro-meridionale.

Il suo nome deriva per contrazione da Iacoviello sinonimo di Giacometto. In francese Covielle (Moliere)

 Questo personaggio spesso viene accostato a Giangurgolo. "E' tra i personaggi teatrali che più sfuggono a una definizione"1.

Infatti a volte può vestire panni calabresi, ma più spesso è siciliano o napoletano, cambiando, quindi, sia la scena che il costume.

"La sua parte nello spettacolo variava in relazione alle necessità e agli sviluppi della trama: servo sciocco o "bravo", padre di famiglia o avido albergatore"1

Ai primi del XVI sec. la parte del Giangurgolo veniva rappresentata nei teatri Napoletani, dapprima, da Natale Consalvo, successivamente, dal 1617, da Ottaviano Sacco.

Alcuni critici sostengono che Coviello non è un "vero e proprio personaggio", ma riveste un "ruolo", dove le caratteristiche della maschera passano in secondo piano mentre acquista importanza "l'abilità dell'attore".

 
 

Niccolò Barbieri afferma che il personaggio di "Coviello provoca ilarità con le sue smorfie e il discorso sciocco"2.

Mentre Salvator Rosa dice che Coviello "... è acuto e sottile. E' furbo, abile, agile, e presuntuoso. Ha l'accento della sua città natale, e indossa il costume nativo, costituito da un corpetto aderente e pantaloni di velluto nero attillati, bordati con alamari d'argento"2 e una lunga fila di bottoni laterali e una lunga spada alla cintura.

Altre volte indossa una tuta colore azzurro intenso con dei pon pon rossi sul petto e con sonaglie ai polsi e alle caviglie1.

L'unica certezza nelle sue rappresentazioni è una maschera con il muso a becco, lungo così quanto il naso con le guance e il naso dipinti di rosso fuoco e la fronte nera.

Qualche volta è rappresentato con gli occhiali e un cappello con tanti pennacchi. Un elemento costante è il  il mandolino che suona e balla abbastanza bene.

Salvator Rosa, romano, è stato il più celebre attore  che ha interpretato Coviello.

 
  Bibliografia

1. Atlanti del sapere, "maschere Italiane", Giunti editoriale, Firenze, 2002;

2. Pierre Louis Duchartre, The Italian Comedy, Dover Publications, Inc., Mineola NY, 1966

3. Giuseppe Petrai, Lo spirito delle maschere, Roux e Viarengo editori, Torino, 1901

 

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