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Giornalista, polemista e politico, Vincenzo Morello fu anche un autore teatrale calabrese oggi quasi del tutto dimenticato, nato a Bagnara Calabra nel 1860 e morto a Roma nel 1933, più noto, forse, con lo pseudonimo di Rastignac col quale era solito firmare i suoi accesi articoli giornalistici.

A Firenze nel 1909 diede vita alla rivista "Cronache Letterarie", a cui collaborarono gli scrittori più rappresentativi del suo tempo.

Il giudizio sulle sue opere non è mai stato benevolo da parte dei critici, soprattutto per il ruolo essenzialmente "politico" che egli svolse nel corso della sua intensa attività professionale.

Seguace di certe teorie positiviste, antiparlamentare e antigiolittiano, sostenitore di un'estetica culturale e letteraria ispirata all' "energia" e perciò vivace difensore di alcuni personaggi dannunziani,  il Morello fece anche del teatro un'arma di polemica ideologica e politica.

Drammi d'ambiente parlamentare sono La flotta degli emigranti e I condottieri, il primo e l'ultimo dei suoi lavori teatrali, rappresentati rispettivamente a Roma nel 1907 e a Milano nel 1921.

Nel primo sono esposte, insieme a un intrigo d'amore, le vicende e la sconfitta d'un deputato non privo d'un certo spirito affaristico; nel secondo, sempre accanto a un intreccio sentimentale, si rappresenta il contrasto di due uomini politici: uno resta fermo in una intransigenza teorica mentre l'altro cede a poco a poco alla realtà pratica.

 

 

 Nel 1909 fu rappresentato a Roma Il malefico anello, dove l'autore sostiene la necessità del divorzio; nel 1912 fu messo in scena L'amore emigra, un dramma dove è possibile notare chiaramente certe influenze del teatro francese, che si estendono da Dumas figlio a Bourget (sempre rimanendo Balzac l'idolo maggiore del Morello).

E' un teatro tenacemente legato a una società e ad un tempo di struttura e di gusto ottocenteschi, anche se con una certa influenza dell'arte del '900; perciò scompare presto dalle ribalte.

I rapporti tra Rastignac e Bagnara Calabra di sicuro non furono felici, infatti il Morello decise di lasciare in eredità la propria fornitissima biblioteca personale al comune di Reggio Calabria.

D'altra parte neanche la città di Bagnara Calabra, come accade spesso, ha fatto proprie le memorie del suo celebre figlio.

 

 

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