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Teatro calabrese:  "u prisebbiu cchi ssi motica"

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  Nino Calarco webmaster, ideaz., progettazione

 

 Le origini del Teatro

 Il presepe che si muove u

 Maschere: Giangurgolo

 Maschere minori

 Teatri calabresi

 Autori: Vincenzo Padula

 Autori: Vincenzo Morello

 Autori: Corrado Alvaro

 Autori: Leonida Repaci

 Attori teatrali

 Altri attori

 Teatro dialettale

 

Le rappresentazioni sacre, sia per tradizione sia per esigenze organizzative e finanziarie, difficilmente vengono svolte ogni anno, ma osservano una certa periodicità legata a numeri simbolici (ogni tre, sette o nove anni).

Le tragedie e le pigghiate più rinomate per l'accuratezza dei costumi e della recitazione vengono messe in scena  in molti paesi il venerdì santo.

 Un misto di sacro e profano presiedeva il famoso "prisebbiu echi ssi motica" (Il presepe che si muove) allestito a Catanzaro sul finire dei Settecento.

 Nel mese di dicembre, ogni anno, in ampi locali a pianoterra, esperti  artigiani  allestivano grandi  presepi  comprendenti  la  natività

tradizionale e, accanto, alcuni  scenari raffiguranti  il palazzo  dell'ultimo  feudatario di Catanzaro, le carceri, un convento, edifici vari e, infine, la reggia di Erode.

Gli animatori dello spettacolo muovendo abilmente i pupazzi narravano con fare brioso e spregiudicato vicende tramandate dalla storia o dal mito (la strage degli innocenti, ecc.) e vicende eroicomiche ispirate alla vita catanzarese ('u bellu cocu, 'u merciau ambulante) traendo spunti e riferimenti dalla locale cronaca cittadina, con allusioni che, taciute dai giornali, venivano riferite alla pubblica opinione attraverso l'azione scenica.

Francesco Gerace, a questo proposito, scrive che le "macchiette ... sovente erano salaci" e  il linguaggio immediato e corrente degli animatori completamente analfabeti rendeva le interpretazioni ora ironiche, ora patetiche o brillanti, a seconda delle scene.

 

 

Il filo conduttore su cui spesso si innestavano allusivi aggiornamenti  era rappresentato dal medico, don Ciccio Pelaggi, richiesto continuamente dal sospettoso genitore dalla contessa Enrichetta (spesso sofferente di uno strano malessere) dalla monaca di casa, dal padre guardiano etc.

Il medico, a volte un poco tonto, a volte finto tonto, ma tanto prudente, doveva barcamenarsi evitando le trappole, compiacendo le belle donnine e soffocando scandali, il tutto all'insegna di situazioni ambigue che alla fine si risolvevano lasciando i personaggi felici e contenti.

Non mancavano le scene di attualità, soprattutto le ultimissime cronache degli anni postunitari che riguardavano soprattutto gli scontri tra le pattuglie dei carabinieri e i briganti.

Si raccontava, poi, dell'albero della cuccagna, posto così in alto da stancare gli occhi che lo guardano:

A la punta ncè misu nu circhiuna

 nu palu longhu sta chiantatu a terra

pindanu 'e sutta mustazzoli 'e Serra

baccalà, suppressati e provuluna.

 

 

Scrive V. Russo nel 1873: "... u prisebbiu cchi ssi motica ..."  è uno spettacolo sui generis, "... alla maniera delle marionette, e dove non mancano tratti di spirito, rivestiti di certa beffarda ironia, proprietà del catanzarese, si fanno allusioni a persone e a cose senza tanti riguardi, poiché questi discendenti di Menandro non vogliono sapere di tante pastoie!... ".

La scenografia del presepe, oltre agli elementi tradizionali, era così impostata:

".... Alla parte interna poi, e girando lo sguardo da destra a manca trovansi per le prime le carceri, e poi un palagio ed accanto un monastero di cappuccini e la chiesa, s'intende; da presso alla chiesa una casetta, dove abita una monaca bizzarra...". Più in là è " ...la gran porta civitatis...", accanto al palazzo reale dello "...stragimaniaco Erode...".

Ideatori del "Presepe che si muove" furono i cinque fratelli Frangipani (detti i Piraino) che nel Natale del 1793 fecero la prima rappresentazione di cui si ha notizia, in uno scantinato di casa Scoglio.

In seguito, per il grande numero di rappresentazioni giornaliere e serali, gli impresari dovettero assumere tre nuovi "moticaturi".

 L'ingresso costava un grano (quattro centesimi) e un soldo. I presepi più rinomati erano quelli dei Piraino e dei Chirlano, nella cui scenografia vi erano anche i palazzi che si illuminavano, le porte che si aprivano, le fontane e le cascatelle spumose.

 L'imposizione di tasse locali e l'avvento dei cinema fecero rapidamente decadere il simpatico spettacolo lungamente atteso dalle popolane catanzaresi, dai ragazzi petulanti e fantasiosi e da una folla innumerevole e varia di pubblico attento e curioso.

Per oltre un secolo il presepe che si muove rappresentò una voce libera e popolaresca sotto i rigori dei Borboni e le rivoluzioni sociali e politiche.

 

 

 Sk

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