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Teatro calabrese: il teatro |
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Nino Calarco webmaster, ideaz., progettazione |
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Le origini del Teatro u GiangurgoloTeatri calabresi Vincenzo Padula Vincenzo Morello Corrado Alvaro Leonida Repaci Attori teatrali Altri attori Teatro dialettale
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In molti paesi della Calabria sono vive ancora, o lo sono state fino ad epoca recente, tradizioni popolari dalla remota origine caratterizzate da un misto di sacro e profano. La settimana santa, il venerdì santo, il Natale, i venerdì di marzo o altri periodi sono, o erano, le "scadenze" di una ritologia che si discosta spesso dalla liturgia della Chiesa come dimostrano, fra l'altro, alcuni interventi dell'autorità ecclesiastica volti a proibire talune di quelle "rappresentazioni". Il "teatro" ha dunque anche in Calabria una lontana e non sempre ben definita origine mistica. Qualche studioso afferma che alcune "cerimonie", come la pigghiata, l' affruntata, la corsa dei vattienti, sono reliquie di drammi sacri. I testi dialettali di laude e devozioni non hanno, in realtà, intonazione e accenti molto diversi da quelli delle laude umbre: |
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La matina di vennerdì santu si parti Maria e si menti lu mantu mi va cercandu a so fìgghiu santu... si canta in una di queste rappresentazioni, dove il coro porta alla Vergine l'annuncio della flagellazione del Figlio, ella va a cercarlo, lo trova legato alla colonna e inizia un dialogo con lui. I personaggi dell'affruntata sono di solito tre: Gesù, Maria e San Giovanni. In questa, come in altre rappresentazioni, i "ruoli" sono distribuiti fra persone e immagini o statue di legno: a Bagnara, per esempio, il solo San Giovanni è un attore, Gesù e Maria sono immagini. San Giovanni va incontro alla Madonna e le annuncia la resurrezione del Figlio. |
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Proprio a Bagnara Calabra i fedeli non mostrarono di gradire, nel 1889, una proibizione dell'autorità ecclesiastica relativa ad alcune rappresentazioni dei giorni precedenti la Pasqua tra cui l'affruntata: il parroco alla fine dovette permettere di nuovo i rituali proibiti. Notevoli sono il "ricordo" e la "curnenda" (o "coroncina") di Radicena. Per quanto riguarda il primo, in tempo di Quaresima un uomo comincia a camminare per le stradicciuole con un grosso campanello in mano a ricordare al prossimo che tutti devono prima o poi morire: "Ricordamunci, fratelli e sorelli, ch'abbiamu da moriri quandu mai nui lu pensamu!". La curnenda è invece una specie di corteo per soli uomini, i quali a due a due, in ginocchio, spente tutte le candele, vanno a baciare la statua del Cristo morto. |
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Nei paesi c'è talvolta un monte Calvario fuori dell'abitato (cioè una collina con tre croci), verso la quale muovono le processioni nella settimana santa cantando, spesso, l'Ubbidienti: Quantu fusti ubbidienti, o Signuri miu benignu chi muristi supra lu lignu pe saluti di la genti... Più che di una processione, si tratta, in molti casi, di una vera rappresentazione sacra: un uomo tutto vestito dì bianco, con le catene al piedi, porta una pesante croce; lo segue un altro vestito allo stesso modo, ma trascinando una colonna. Vengono poi due giovinetti nelle vesti degli arcangeli, Pilato e altri personaggi della Passione. Anche qui, però, le varianti possono essere numerose. |
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I vattienti (cioè battenti) di Nocera Terinese sono i protagonisti della manifestazione più singolare e anche più sconcertante. In camicia e coi pantaloni rimboccati, o con delle brache, sì battono fortemente le parti laterali e posteriori delle cosce usando pezzi di sughero irti di punte di vetro, fino a farsi uscire sangue che poi cola lungo le gambe. Quindi, messasi in testa una corona dì spine, cominciano a correre per le strade e le scalette del paese, seguiti da ragazzi con mantelli rossi e a loro volta con corone di spine, che stringono in mano lunghe canne. |
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Alla dolcezza arcaica delle laude e alla violenza di "scene" come quella dei "vattienti" si oppone, da tempo immemorabile, il trionfo di carnevale. Tra i festeggiamenti che più si ricordano vi è la rappresentazione dei dodici mesi a San Sosti. E' la variante calabrese di una consuetudine assai diffusa altrove: tredici personaggi, il Capodanno e i Mesi, prendono parte a un'allegra cavalcata in groppa ad asini, intonando ciascuno una propria strofa; sono tutti uomini tranne una donna che fa la parte di Aprile. |
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Ecco Gennaio: Iu su Jinnaru di prima entratura chi vaiu a caccia ccu li picurari... e Aprile: Ahimè, ca su 'mpazzuta, chi mi sugnu maritata... |
Ed ecco Maggio: 0 bemminutu Aprili, chi mi purtasti ij fiori lu numi tua s'incrina ne l'ingresso di l'amuri... ..... etc. etc.
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Sk |
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