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Teatro calabrese: il teatro

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  Nino Calarco webmaster, ideaz., progettazione

 

 Le origini del Teatro u

 Il presepe che si muove

 Maschere: Giangurgolo

 Maschere minori

 Teatri calabresi

 Autori: Vincenzo Padula

 Autori: Vincenzo Morello

 Autori: Corrado Alvaro

 Autori: Leonida Repaci

 Attori teatrali

 Altri attori

 Teatro dialettale

           

La Calabria tutt'oggi è rimasta senza un "suo" teatro. Si parla molto, infatti, delle opere di autori calabresi ma non di un teatro calabrese.

Né facilmente si può parlare di una continuità, nella regione, dell'attività teatrale.

 Nei capoluoghi e in altri centri non mancano le tournées di compagnie di prosa anche d'un certo rilievo; ma si tratta, per lo più, di iniziative prive di continuità. Più frequenti e più organizzate appaiono, invece, le stagioni liriche.

Solo l'intraprendenza di piccoli gruppi come "Catona Teatro" che opera in un teatro all'aperto e solo durante il periodo estivo ha portato un poco di luce in questo settore. Qui passano attualmente le compagnie di prosa e teatrali più in voga del momento.

 L'iniziativa è molto sentita e seguita dalla popolazione reggina ed ha raggiunto in pochissimo tempo un successo inaspettato.

In molti paesi della Calabria sono vive ancora, o lo sono state fino ad epoca recente, tradizioni popolari dalla remota origine caratterizzate da un misto di sacro e  profano.

La settimana santa, il venerdì santo, il Natale, i venerdì di marzo o altri periodi sono, o erano, le "scadenze" di una ritologia che si discosta spesso dalla liturgia della Chiesa come dimostrano, fra l'altro, alcuni interventi dell'autorità ecclesiastica volti a proibire talune di quelle "rappresentazioni".

Il "teatro" ha dunque anche in Calabria una lontana e non sempre ben definita origine mistica.

Qualche studioso afferma che alcune "cerimonie", come la pigghiata, l' affruntata, la corsa dei vattienti, sono reliquie di drammi sacri. I testi dialettali di laude e devozioni non hanno, in realtà, intonazione e accenti molto diversi da quelli delle laude umbre:

 

 

La matina di vennerdì santu

si parti Maria e si menti lu mantu

mi va cercandu a so fìgghiu santu...

 si canta in una di queste rappresentazioni, dove il coro porta alla Vergine l'annuncio della flagellazione del Figlio, ella va a cercarlo, lo trova legato alla colonna e inizia un dialogo con lui.

 I personaggi dell'affruntata sono di solito tre: Gesù, Maria e San Giovanni. In questa, come in altre rappresentazioni, i "ruoli" sono distribuiti fra persone e immagini o statue di legno: a Bagnara, per esempio, il solo San Giovanni è un attore, Gesù e Maria sono immagini. San Giovanni va incontro alla Madonna e le annuncia la resurrezione del Figlio.

Proprio a Bagnara Calabra i fedeli non mostrarono di gradire, nel 1889, una proibizione dell'autorità ecclesiastica relativa ad alcune rappresentazioni dei giorni precedenti la Pasqua tra cui l'affruntata: il parroco alla fine dovette permettere di nuovo i rituali proibiti.

 Notevoli sono il "ricordo" e la "curnenda" (o "coroncina") di Radicena. Per quanto riguarda il primo, in tempo di Quaresima un uomo comincia a camminare per le stradicciuole con un grosso campanello in mano a ricordare al prossimo che tutti devono prima o poi morire: "Ricordamunci, fratelli e sorelli, ch'abbiamu da moriri quandu mai nui lu pensamu!". La curnenda è invece una specie di corteo per soli uomini, i quali a due a due, in ginocchio, spente tutte le candele, vanno a baciare la statua del Cristo morto.

 

 

Nei paesi c'è talvolta un monte Calvario fuori dell'abitato (cioè una collina con tre croci), verso la quale muovono le processioni nella settimana santa cantando, spesso, l'Ubbidienti:

 Quantu fusti ubbidienti,

o Signuri miu benignu

chi muristi supra lu lignu

pe saluti di la genti...

 Più che di una processione, si tratta, in molti casi, di una vera rappresentazione sacra: un uomo tutto vestito dì bianco, con le catene al piedi, porta una pesante croce; lo segue un altro vestito allo stesso modo, ma trascinando una colonna. Vengono poi due giovinetti nelle vesti degli arcangeli, Pilato e altri personaggi della Passione. Anche qui, però, le varianti possono essere numerose.

I vattienti (cioè battenti) di Nocera Terinese sono i protagonisti della manifestazione più singolare e anche più sconcertante.

In camicia e coi pantaloni rimboccati, o con delle brache, sì battono fortemente le parti laterali e posteriori delle cosce usando pezzi di sughero irti di punte di vetro, fino a farsi uscire sangue che poi cola lungo le gambe.

Quindi, messasi in testa una corona dì spine, cominciano a correre per le strade e le scalette del paese, seguiti da ragazzi con mantelli rossi e a loro volta con corone di spine, che stringono in mano lunghe canne.

 

 

Alla dolcezza arcaica delle laude e alla violenza di "scene" come quella dei "vattienti" si oppone, da tempo immemorabile, il trionfo di carnevale.

Tra i festeggiamenti che più si ricordano vi è la rappresentazione dei dodici mesi a San Sosti.

E' la variante calabrese di una consuetudine assai diffusa altrove: tredici personaggi, il Capodanno e i Mesi, prendono parte a un'allegra cavalcata in groppa ad asini, intonando ciascuno una propria strofa; sono tutti uomini tranne una donna che fa la parte di Aprile.

Ecco Gennaio:

 Iu su Jinnaru di prima entratura

chi vaiu a caccia ccu li picurari...

 e Aprile:

 Ahimè, ca su 'mpazzuta,

chi mi sugnu maritata...

 Ed ecco Maggio: 

0 bemminutu Aprili,

chi mi purtasti ij fiori

lu numi tua s'incrina

ne l'ingresso di l'amuri...

..... etc. etc.

 

 

In alcune farse carnevalesche (riferite ad un periodo a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento) compare invece il personaggio della Zingara, assai frequente nella commedia dell'Arte, che di volta in volta porta il gusto del magico, del meraviglioso e del misterioso in mezzo a "tipi" antichi  come il buffone, il capitano, l'innamorato, il massaro, la massara ecc. La zingara può recare in mano una graticola, una mestola e uno spiedo, il suo tono è piuttosto scurrile; al suono della zampogna poi si balla il tradizionale saltarellò.

 Quanto alle feste di Natale, sono da citare  alcune rappresentazioni del prisebbiu echi  se motica  (il presepio che si muove) dove si mescolano il sacro e il profano, persone vere e pupi di legno. Ai personaggi biblici si accompagnano tipi dei nostri giorni: il giovanotto di paese, la bella, il merciaio ed altri.

 

 Sk

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