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Tradizioni civili: i giochi

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E' un antichissimo gioco, di cui si conoscono remotissime testimonianze e che oggi vive sostanzialmente nei ricordi degli anziani del paese, che ne parlano con nostalgia e rimpianto, quale testimonianza di un tipo di rapporti sociali definitivamente scomparso.

L'indicazione dei due protagonisti del gioco era affidata alle carte: è patruni chi ottiene i punti più alti a primiera, è sutta chi ottiene il secondo miglior punteggio.

La posta è costituita da un paio di litri di vino, che vengono pagati anticipatamente da tutti i partecipanti, solitamente meno di dieci persone. 

Il patruni “dispone” del vino, nel senso che può berne quanto ne vuole; quel che rimane viene lasciato “libero”  al  sutta,  il quale, dopo aver bevuto

anch'egli, ne dispone a piacimento, distribuendolo fra quelli, fra i presenti, che siano da lui preferiti. Finiti i due litri, il gioco riprendeva con un'altra posta di vino e un altro giro di primiera; si continuava così fino a notte inoltrata. 

Qualcuno poteva rimanere all'urmu, cioè non bere affatto o quasi, per tutta la serata, specialmente se il gioco era condotto da un gruppetto di giocatori contro un altro: perché “a carta s'annamura di fissa”.

Durante il gioco si consumava anche qualcosa da mangiare, quasi sempre olive, salame, biscotto inumidito nel succo del pomodoro crudo; si mangiava del soffritto di capretto, con molto peperoncino piccante che aumentava la sete.

C'era chi, insieme alle olive addolcite in salamoia, mangiava anche altre olive ancora amare, tenendo a lungo i loro noccioli in bocca; i più accaniti bevitori ricorrevano ad alcuni trucchi per  “reggere” il vino: prima che il gioco cominciasse inghiottivano dell'olio d'oliva, oppure tenevano in tasca dei limoni da succhiare. 

Finiva ovviamente con solenni sbornie, che poteva anche capitare si combattessero con un tuffo in qualche gebbia. 

Assolutamente esclusa la presenza di donne, tranne l'eventuale moglie dell'oste.

Il gioco, proprio per quella caratteristica della possibilità di scegliere, e quindi di poter provocare risentimenti. e addirittura ritorsioni e vendette anche sanguinose, era considerato d'azzardo sotto il profilo sociale e severamente proibito già con i regolamenti municipali di inizio Ottocento; i giocatori venivano puniti con giorni di carcere e l'oste con grosse multe; ma si giocava egualmente.

Un gioco simile nell'impostazione era quello chiamato "'nzuppa filici"; la differenza stava nel fatto che ad esso partecipava un numero molto alto (da 10 anche fino a 20) di giocatori e che il patruni e il sutta venivano stabilito col tocco, cioè con il getto delle dita: al primo giro, il patruni e il sutta erano i due immediatamente successivi al giocatore vincente; nel secondo giro era invece proprio il vincente che aveva l'incarico delicatissimo (scegghi ddui ma non cunta nenti) di scegliere il patruni e il sutta.

 

 SK

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