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Una delle feste più importanti della provincia di Reggio Calabria è quella della Madonna della Consolazione, che si celebra nel capoluogo reggino la prima domenica dopo l'8 settembre di ogni anno.

La prima celebrazione nota della festa risale al 21 novembre 1592, conseguentemente al primo soccorso mariano al popolo di Reggio Calabria durante la peste che colpì Messina nel 1576 e che si protrasse poi per molti anni.

Per quanto riguarda le origini, secondo la tradizione un quadro della Madonna sarebbe stato ritrovato da un contadino mentre zappava la terra.

La leggenda vuole che il dipinto trasportato più volte nella basilica cattedrale della città, riappariva miracolosamente presso il luogo dov'era stato ritrovato e dove poi sarebbe sorta la basilica dell'Eremo, nella quale il quadro viene ora custodito.

In effetti tale devozione nasce a "Roma nel 1460 allorché un giovane condannato a morte è graziato dall'intervento divino della Vergine, implorata dalla madre, al cospetto di una immagine di Maria dipinta su un muro del Campidoglio. Da qui il nome dato successivamente alla effigie stessa".

Poi, verso la fine del XV secolo, una tela raffigurante la Madonna della Consolazione viene portata a Reggio da una famiglia genovese sconosciuta, "ed è collocata in una cappella sulla collina detta la Botte, custodita dai frati francescani eremiti; così si giustifica il nome assunto in seguito dal luogo: l'Eremo della Madonna".

I frati cappuccini, nel 1533, si insediano nel piccolo eremo e avviano la costruzione di una nuova e più ampia chiesa dove collocano il quadro stesso.

Ogni anno, all'inizio dei festeggiamenti e fino alla domenica successiva al 21 novembre, l'immagine viene trasferita dalla basilica dell'Eremo al Duomo di Reggio Calabria, e a tal fine viene stilato un contratto tra il parroco del duomo e il superiore della basilica.

Alla vigilia dell'inizio dei festeggiamenti molti fedeli si recano alla collina dell'Eremo, dove si trova il quadro della Madonna per la veglia. 

L'usanza della veglia alla Madonna, durante la notte che precede la discesa del quadro dall'Eremo al Duomo, è molto antica, risale infatti al 1658.

Il giorno dopo il quadro viene portato di peso sulla vara dai pescatori e da volenterosi, così il corteo si avvia verso la città dove hanno inizio i festeggiamenti che si protraggono per ben cinque giorni consecutivi terminando con la processione.

I festeggiamenti presentano alcuni elementi comuni ad ogni altra festa, quali luminarie, concerti bandistici, gare pirotecniche, ma anche elementi particolari, come le sfilate di carri allegorici con riferimenti a situazioni locali, l'offerta del Cereo, le danze dei ballerini di Cardeto (piccolo comune montano vicino Reggio), le esposizioni e le fiere dell'artigianato  locale e nazionale, etc.

Durante la processione, gli abitanti di Cardeto accompagnano il quadro, danzando al suono del tamburo, del tamburello e della zampogna.

Nella piazza antistante il Duomo, a processione ultimata, balleranno non solo i ballerini ingaggiati per l'occasione ma chiunque ne abbia voglia, purché sottostia rigidamente ai comandi del "mastru i ballu", indiscusso regolatore delle danze.

Altro particolare interessante che risale al 1693 è quello di innalzare 24 altari nelle piazze della città e agli angoli delle strade.

Anche l'uso di celebrare i "sette sabati precedenti" alla festa nasce in quell'anno e viene tutt'ora conservato.

L'offerta del Cereo risale al 1658 quando, essendo stata la città di Reggio immune dalla pestilenza (che aveva infierito nei due anni precedenti quasi in tutta Europa)  grazie alla  protezione della  Madonna della Consolazione, fu stilato un atto

pubblico in cui "stabilivasi", in tale occasione, "unanimiter et nemine discrepante" che i festeggiamenti  del 21 novembre al  santuario dell' Eremo,  dovessero essere fatti per il futuro a spese della città e che, in quel giorno, dovesse essere offerto, all'altare

della Vergine un gran Cereo, corrispondente al decoro della città "... ponendo in detto Cereo l'armi della città e rimettendo tanto le spese di detta festa, quanto di detto Cereo ai Signori Sindaci che pro-tempore saranno".

Il "Cereo" è una grandissima candela di cera stearica cinta da un nastro amaranto, il colore della città.

 
 

Esso è posto al centro di una piccola portantina di legno e viene accompagnato all'altare della Cattedrale dal sindaco della città durante la celebrazione della Messa Pontificale.

In seguito i festeggiamenti furono spostati alla prima domenica dopo l'8 settembre, ma le loro modalità rimasero immutate.

Bibliografia:

-  Gaetano Cingari, Reggio Calabria, Ed. La Terza, Bari, 1988

-  Carmelo Trasselli, La vita a Reggio Calabria ai tempi di Carlo V, Ed. Parallelo 38, Reggio Calabria, 1975

-  Fulvio Mazza (a cura di), Reggio Calabria storia cultura economia, Rubbettino Ed., Soveria Mannelli CZ, 1993

-  Domenico Spanò-Bolani, Storia di Reggio Calabria, Ed. La voce di Calabria, Reggio Calabria, 1957.

-  P.C. Grilletto, I sette sabati in onore di Maria Santissima Madre della Consolazione patrona di Reggio Calabria, ed. Frama's,

   Chiaravalle  C.le, 1972

 

 

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