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Tradizioni religiose calabresi: Praia

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Tra storia, leggenda e tradizione

 

Praia a Mare ha poco più di centoventi anni di vita e, sulle prime, era soltanto la Marina di Aieta.

Alle spalle dell'abitato, alte massicce scogliere si slargano in alcuni antri giganteschi che sprofondano nelle viscere del monte Vingiolo.

Vivevano qui gli uomini della preistoria. Sono stati, infatti, ritrovate notevoli tracce di culture che dall'età neolitica risalgono fino al Paleolitico medio.

Qui, oggi, si venera una grande Taumaturga.

Narra la leggenda, cui fa cenno anche il Marafioti in "Croniche et antichità" di Calabria, che nell'agosto del 1326 un legno turco, carico di Mercanzie, solcava veloce le acque al largo dell'isola di Dino, quando d'un tratto rimase immoto, come per incantamento.

Mentre la situazione si protraeva a lungo, la ciurma dei turcheschi si atterrì e pensarono al un maleficio.

Essi sapevano infatti che il capitano era cristiano e serbava gelosamente nella sua cabina una bella icona di legno della Vergine col Bambino: per poter proseguire felicemente, bisognava liberarsene a tutti i costi.

Il pio capitano tentò a lungo di commuovere la ciurma scatenata, poi dovette arrendersi alla violenza.

Ma piuttosto che lasciar cadere in mare la statua della Madonna, preferì abbandonarla sul lido, nella spaziosa grotta ch'era da presso, sopra un grosso masso che ancor oggi si conserva e la devozione dei fedeli non lascia mai disadorno di fiori.

Dopo di che il battello musulmano con un fremito si mosse con un ribollire di spuma.

 La statua fu scoperta da un giovane pastore muto di Aieta, che a volte usava riparare nell'antro per sfuggire alla pioggia o alla calura.

Il mutolo corse alacremente in paese per annunziare l'evento e, nell'atto della manifestazione, prodigiosamente parlò.

Fu il primo miracolo della Madonna della Grotta.

L'indomani accorse tutto il popolo di Aieta, paese situato a 3 ore di cammino da Praia, e la statua fu trasportata nella chiesa Madre; ma nella notte scomparve per tornare al suo rozzo altare di pietra, nel primitivo riparo sul mare dove si trova tuttora.

Da allora, il 15 agosto, un grande numero di pellegrini  accorre al santuario di Praia per impetrare le grazie dalla Madonnina lignea.

Sin dalla vigilia si snodano sui monti tra il verde sfolgorante delle ginestre, i cortei polverosi dei devoti.

Viene avanti una donna che regge sulla testa la “cinta”, una sorta di costruzione fatta di ceri decorati, festoni, coriandoli e nastri policromi.

I borghi gareggiano tra loro per offrire alla Vergine la “cinta” più bella.

La donna abitualmente veniva scelta tra le raccoglitrici di erba “tagliavano”, la fibra alfa che a Praia viene lavorata per trarne crine vegetale, aduse a portare sul capo pesi considerevoli, fino a fasci di ottanta chili, sui sentieri più impervi e a piedi scalzi.

Seguono la “cinta” i suonatori di zampogna, poi tutti gli altri che cantano inni sacri.

La festa è insieme religiosa e profana.

La statua della Madonna della Grotta viene portata in processione per il paese; ma oggi è raro vedere, come accadeva un tempo, donne e uomini legarsi al collo, per voto, dei grossi sassi.

 

 

 

 

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