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Tradizioni religiose calabresi: Palmi

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 I Vattienti

 Madonna della Lettera u

 Letture

 

 

Nell’ultima domenica di agosto, si celebra a Palmi la Madonna Nera, detta anche della Sacra Lettera.

L’antichissimo culto trae origine dall’epistola che la Vergine avrebbe consegnato agli ambasciatori messinesi recatisi a Gerusalemme per renderLe omaggio e per essere confermati nella Fede, dopo la conversione della Città ad opera di San Paolo.

Secondo la tradizione anche a Palmi, come in ogni altra città cristiana, la liberazione dal dominio feudale fece emergere la necessità di avere un Santo protettore.

Ad imitazione della vicina città di Messina, la cittadina calabrese, con decreto del 12 settembre 1733 della Sacra Congregazione dei Riti, scelse la Madre di Gesù a sua Celeste Patrona.

Tuttavia, la devozione alla Madonna della Lettera veniva praticata dai fedeli già da prima della definizione ufficiale a Patrona della città, probabilmente sin dalla metà dell’anno 1500, come testimonia lo stesso quadro della Madonna, dipinto su tela, rivestita da un manto di lamine sbalzate in argento, che, come quella conservata nel duomo di Messina, ripete antichi modelli dell’iconografia bizantina.

La scelta operata dai cittadini di Palmi trova fondamento negli antichissimi rapporti commerciali e di affari con gli abitanti di Messina.

 
 

Questi legami si rinsaldarono soprattutto quando, nel giugno del 1571, a causa di una pestilenza scoppiata a Messina, che provocò 40 mila morti, molti messinesi si rifugiarono a Palmi per scampare al terribile morbo.

Superato il brutto periodo della peste, in segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta, il Senato di Messina, nel 1582, regalò ai marinai di Palmi uno dei capelli che la Madonna nel 42 d. C. aveva donato insieme alla lettera agli ambasciatori messinesi.

In possesso della sacra reliquia, i palmesi ritennero prioritario proclamare la Madonna “Advocata populi palmensis” e ne istituirono la festa, per solennizzare l’Assunzione di Maria Vergine al cielo, nel mese di agosto.

Il Sacro Capello, racchiuso in un reliquiario d’argento, montato su un baldacchino adornato con prismi di cristallo e lampade colorate, sfila in processione assieme al quadro della Madonna.

La celebrazione ha inizio, poco prima del tramonto, con il trasporto del “trionfino” dalla chiesa del Soccorso alla chiesa Matrice, dove il sacerdote sistema il reliquiario sull’artistica “varetta”, e si conclude con una solenne cerimonia liturgica.

 

Il modo in cui avviene la processione è molto caratteristico: il trasporto viene effettuato, per antico privilegio, dai marinai della Confraternita del Soccorso, i quali imprimono al trionfino un caratteristico passo di danza che ricorda il moto ondoso del mare, poiché pare che i marinai nel trasportare la reliquia da Messina a Palmi avessero incontrato mare agitato.

 

 

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