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Tradizioni religiose calabresi: Palmi

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Nell’estate palmese, che si svolge da luglio a settembre, la ridente cittadina di Palmi (RC), ritrova se stessa con una manifestazione di rilievo e di richiamo per i turisti e per i cittadini emigrati che, ogni anno, sentono la nostalgia di un breve ritorno.

E tra queste feste è soprattutto quella del 16 agosto, dedicata a San Rocco, a richiamare una moltitudine di fedeli profondamente legati al Santo di Montpellier, il quale giunse in Italia durante l'imperversare della peste. Qui si prodigò a soccorrere e curare i contagiati. Poco a poco tale opera gli creò attorno quel carisma di santità.

La mattina del 16 la città è svegliata da un festoso scampanio e dallo sparo dei mortaretti.

Preceduti dal Palio, grande stendardo con lo stemma civico, i giganti, Mata e Grifone, che rappresentano i primi uomini, i primi abitatori della Terra, iniziano per le vie della città un carosello di danze al ritmo dei tamburi, scortati da un cavaliere, armato di elmo e spada, che fa la spola tra i due fantocci di cartapesta, quasi a voler carpire alcune loro frasi.

In chiesa risaltano ai piedi dell’altare gli ex-voto che riproducono in cera parti del corpo.

Sono   acquistati  presso  qualche   artigiano  locale   da   coloro  che

Gli spinati

I giganti Mata e Grifone

sperano, per intercessione del Santo, nella guarigione di quelle parti del corpo colpite da malattia.

Ma i devoti che attirano maggiormente l’attenzione per la drammaticità che emana dalla loro presenza sono gli “spinati”: uomini e donne penitenti, che per grazia ricevuta o da ricevere indossano, a dorso nudo, una cappa di arbusti spinosi da loro stessi confezionata con i rami di una pianta chiamata “spalas”, appartenente alla famiglia della ginestra.

Qualche ora prima della processione, che si svolge dal tramonto a notte fonda,  gli “spinati” entrano  in chiesa, si genuflettono davanti  alla statua del Santo e poi  vanno a disporsi  in  doppia  fila in  testa al corteo,

che spesso raggiunge la lunghezza di un km e si snoda per le vie cittadine toccando  i rioni dove sono ubicati il  carcere e l’ospedale, per benedire i sofferenti, poiché San Rocco patì tanto la malattia quanto la reclusione.

Durante la processione, le spine trafiggono le carni, richiamando la flagellazione di Cristo.

 
 

Ciascuno a modo suo, dando spazio alla propria creatività, si agita, si gira e volteggia, mentre pifferi e zampogne, tamburi e grancasse accompagnano il ballo sfrenato, coinvolgendo emotivamente tutti gli spettatori e dando luogo ad uno spettacolo imponente e di grande effetto.

A notte inoltrata i fuochi di artificio chiudono la festa lasciando negli animi la speranza di ritrovarsi l’anno successivo accomunati sempre dalla stessa manifestazione di fede verso il Santo.

 

 

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