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Le isole Eolie |
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Alicudi u
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Alicudi, antica Ericusa, per la presenza dell’erica sui pendii e nelle valli. E’ un vulcano spento che parte da 1500 metri sotto il livello del mare per raggiungere i 675 del Monte Filo dell’Arpa. E’ la più occidentale delle isole per cui, nonostante sia priva di insenature, è stata un punto di riferimento per i navigatori del passato. L’isola conserva tutto il suo fascino naturale: non
ci sono strade, non si vedono auto, motorini e biciclette ma solo una
miriade di scalinate di pietra lavica, che conducono fino alla vetta dell’isola,
dove si può andare solo a piedi o con gli asinelli che trasportano merci
e bagagli dal porto alle case. I resti di un insediamento della prima età del
Bronzo, vicino allo scoglio di Palumba, documentano la presenza di
abitanti sin dalla preistoria. |
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Alicudi, come le altre isole ha subito secoli di incursioni piratesche che hanno indotto gli abitanti alla fuga con conseguente spopolamento fino al 1600. A quota 500 m c’è il villaggio di Montagna, ormai
abbandonato e in rovina, costruito in alto proprio per difendersi dai
corsari. Il “timpune delle femmine”, una zona difficilmente raggiungibile, dove si nascondevano le donne e i bambini, testimonia quei tragici periodi. |
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Dopo il 1600 l’isola si è ripopolata, ma oggi non
raggiunge i 1500 abitanti che si dedicano soprattutto all’agricoltura,
non molto fiorente per la mancanza dell’acqua, e alla pesca. Una particolarità unica dell’isola sono i
rifriscaturi, soffioni freddi emessi da cavità sotterranee, utilizzati
anticamente come frigoriferi naturali. Unico monumento la chiesa di San Bartolo, ricostruita
nel 1821 sui resti della seicentesca sacrestia. |
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Lungo la costa sono da ammirare la Rupe del Perciato,
la punta dello Scario Vecchio, piccola grotta con un pilastro, scavata dal
mare, lo scoglio Galera, ricco di flora e di fauna, un’alternanza di
sottili colonne di lava dette Fili che spesso intersecano, dalla cima al
mare, il susseguirsi di rocce vulcaniche e grandi valloni di detriti
lavici sgretolati. |
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