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Isole Eolie

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  Lipari u

  Salina 

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Narra la leggenda che San Bartolomeo, il protettore dell’isola di Lipari, l’abbia separata da Vulcano con un colpo di spada, infatti, le due isole sono separate solo da uno stretto braccio di mare.

Lipari o Meligunis, come la chiamavano i Greci per il suo clima mite, offre una varietà di paesaggi, determinati dall’attività di dodici vulcani che hanno, nel tempo, modellato l’isola.

Lipari è il principale centro abitato dell’arcipelago ed è divenuto negli ultimi anni un importante centro turistico.

La sua cittadina si estende ai piedi della maestosa rocca del Castello, e lungo le insenature di Marina Corta, collegata con un istmo ad una penisola dove sorge la chiesa delle Anime del Purgatorio, e Marina Lunga nel cui porto approdano le navi.

La fortezza  naturale della  rocca  del  Castello è visibile da ogni parte della città ed è una struttura geologica di origine vulcanica nella quale è testimoniata ogni età, dal neolitico, all’acropoli greca, alla città romana, a quella normanna e alle recenti fortificazioni della città spagnola.

All’interno del castello si trovano la chiesa di Santa Caterina, quella dell’Addolorata e quella dell’Immacolata, due aree archeologiche dell’età del Bronzo e dell’età ellenistico-romana e il parco archeologico, dove si possono ammirare i sarcofagi greci provenienti dalla necropoli della contrada di Diana.

Diversi edifici del Castello, divenuti Museo nel 1954, conservano reperti provenienti dagli scavi condotti dagli anni quaranta ad oggi.

Altra importante chiesa dell’isola è quella di Santa Maria delle Grazie del XVII e XVIII secolo.

Maestosa col suo campanile in stile neo-barocco, si erge, inoltre, la Cattedrale di S. Bartolomeo. Danneggiata dal pirata Barbarossa, è stata più volte ricostruita, per cui si assommano in essa sia lo stile normanno che quello gotico e barocco.

Dopo il turismo la risorsa più importante sono i giacimenti di pomice che si estendono per 8 kmq.

Il consolidarsi del magma eruttato dai vulcani, la modalità dell’eruzione stessa, oltre la pomice, ha prodotto ossidania.

Con essa, prima dell’età del Bronzo, si fabbricavano coltelli, scuri e punteruoli, merce di scambio con i popoli che non li possedevano, per cui Lipari, che disponeva di imponenti colate di ossidania, divenne un fiorentissimo centro di queste industrie preistoriche.

Pomice e ossidania caratterizzano il paesaggio della costa nord-occidentale: su una bianca montagna di pomice, che nasconde rovine romane del IV secolo d. C, si intersecano le tre colate nere di ossidania della Forgia Vecchia, delle Rocche Rosse e quella più antica a nord di Canneto.

 

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