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La storia delle isole dalle origini ai nostri giorni

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 Filicudi  

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Lunghe e accertate ricerche hanno portato ad affermare che le Eolie furono intensamente abitate fin dalla preistoria.

Non consentirono lo stanziamento di una numerosa popolazione nel tempo in cui l’uomo viveva solo di caccia e di raccolta, a causa della ridotta superficie.

Quando però si apprese a lavorare la pietra, si ebbe un aumento della popolazione delle isole per l’immigrazione di genti provenienti dalla Sicilia, grazie allo sviluppo delle industrie e del commercio dell’ossidiana, sostanza vetrosa prodotta dal consolidarsi dei materiali eruttati dai vulcani con la quale si fabbricavano strumenti da taglio.

La floridezza preistorica dell’Eolie si chiuse con l’avvento dell’età dei metalli che segnò la fine dell’età della pietra lavorata.

Questa fase di crollo economico durò fino all’inizio dell’età del Bronzo, III millennio a. C., quando cominciò a definirsi la cultura di capo Graziano che durò fino al 1430 a, C. e portò ad insediamenti in tutte le isole, eccetto Vulcano.

I resti delle capanne ovali e numerose decorazioni vascolari, trovano riscontro nella cultura protoelladica finale e mesoelladica iniziale della Grecia.

Sicuramente fu la posizione delle isole che permetteva il controllo di una rotta marittima importantissima nel Mediterraneo ad allettare i gruppi etnici protogreci.

Le costruzioni di queste età, in posizione aperta, senza particolari sistemi difensivi, come si può vedere nel  villaggio del Piano del Porto a Filicudi, fanno

 intendere un periodo tranquillo mentre le costruzioni del XIX sec. A. C. sono arroccate su alture naturali e in posizione dominante sicuramente per controllare le invasioni nemiche.

Nella Media età del Bronzo, dal 1430 al 1270 a. C., genti provenienti dalla Sicilia orientale, introdussero la cultura del Milazzese, testimoniata dalle capanne ovali sul promontorio di Panarea e dall’affinità di decorazione della ceramica locale con quella della cultura siciliana di Thapos.

Intorno al 1270 a. C. gli abitanti della cultura del Milazzese subirono una distruzione e, ad accezione del Castello di Lipari, tutte le isole, nella tarda età del Bronzo, pare siano state disabitate.

Nuclei provenienti dall’Italia peninsulare introdussero la cultura cosiddetta dell’Ausonio I che durò fino agli ultimi decenni del XII secolo a. C.

   Verso la fine del X secolo a. C. le abitazioni dell’Ausonio II furono colpite, forse per cause belliche sconosciute, da una distruzione, testimoniata da un uniforme strato di incendio, e, per altri tre secoli, non ci furono insediamenti.

A Lipari, intorno al 580-576 a. C., fu fondata da abitanti di Cnido e da un gruppo originario dell’isola di Rodi, una colonia greca.

La rocca del Castello fu sede dell’acropoli dove sorsero i principali edifici sacri e pubblici, fra cui il santuario di Eolo con il “bothros”, pozzo votivo che raccoglieva le offerte.

Per  la  strategica posizione geografica,  Lipari  fu  sede dei  conflitti con gli

Etruschi per il predominio del Tirreno, che  terminarono con la sconfitta nella battaglia di Cuma, nel 474 a. C..

Da allora fino al III sec., ossia fino all’assedio dei Cartaginesi, solo Lipara conobbe periodi di prosperità. Successivamente cadde nel dominio della Siracusa di Agatocle e, nel 264 a. C. si alleò con i Cartaginesi contro Roma.

Nel 252-251 a. C. fu conquistata dai Romani e seguì un periodo di miseria, assoggettata ad una guarnigione che dimorava nel Castello.

Durante l’Impero diventò Municipio e fu luogo di deportazione e di confino.

Nell’alto Medioevo, decadde a causa delle eruzioni del Monte Pelato e della Forgia Vecchia e delle continue guerre con gli Arabi che nell’838 distrussero la città.

 Per altri due secoli le isole rimasero disabitate: solo nel 1083 i Normanni insediarono nel castello i monaci benedettini.

L’abate Ambrogio, nel 1095, promulgò un documento che rendeva i cittadini proprietari della terra che coltivavano e poiché la proprietà fu concessa anche ai forestieri, si ebbe un ripopolamento delle isole.

La grandiosità della cattedrale di S. Bartolomeo, costruita accanto all’abbazia benedettina testimonia la ripresa della città.

Nel 1544 il pirata Barbarossa, in guerra insieme ai francesi contro Carlo V, attaccò e saccheggiò Lipari. Da allora le isole vissero sotto il terrore delle incursioni e nel 1589 furono annesse al regno delle Due Sicilie.

Solo nel 1700, con la fine della pirateria, la città tornò ad espandersi.

        

 SK

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