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Le città magnogreche della Calabria: Vibo Valentia |
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Hypponion u Kroton Skilletion Pitagora Zaleuco
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I locresi, visti i pessimi rapporti con la confinante Rhegion, da una parte, che ben controllava i traffici commerciali sullo Stretto, e Kaulon, forse fondata dai Crotonesi, dalla parte opposta, si trovarono a ricercare altrove uno sbocco per i loro traffici commerciali e nello stesso tempo dare uno sfogo ai conflitti politico-sociali determinati dalla rigidità del suo ordinamento. Per questa impresa avevano una sola possibilità, quella a nord, oltre le catena montagnosa sulla costa tirrenica centro meridionale, nella piana dell’attuale Gioia Tauro e l’altipiano dell’attuale Vibo Valentia. Qui Locri poteva trovare vaste pianure, di cui essa era povera, da dedicare all’agricoltura ed un punto di contatto commerciale con i popoli del Tirreno. Locri, come aveva già fatto con Medma, spinta da queste necessità fonda o conquista (a seconda delle varie ipotesi formulate dagli storici) Hipponion, |
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nel territorio dell'odierna Vibo Valentia, sul finire del VII sec. e i primi anni del VI secolo a. C . su un altopiano affacciato sulla costa tirrenica. La posizione della città viene confermata sia dagli autori antichi che dai resti archeologici che si trovano nel sottosuolo del centro abitato della moderna Vibo Valentia. Autorevoli fonti confermano che qui si trovano i resti di Veipo, primo centro indigeno; della successiva colonia locrese di Hipponion e dell’ultima colonia, denominata dai romani, Vibo Valentia o Vibonia. Per Strabone Hipponion si trovava tra Cosenza e Medma, per Scylacis tra Terina e Medma, per Pomponio Mela tra Temesa e Medma. Nonostante parecchi storici antichi, tra cui Tucidide e Strabone, ci abbiano tramandato |
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una buona quantità di informazioni dell'influenza locrese su questa città, tuttavia non è certo che i Locresi fondarono direttamente la nuova città o che, come appare più probabile, rafforzarono un nucleo preesistente come, a tal proposito, dimostrano i numerosi ritrovamenti che provano una presenza protostorica in quel sito. Questi ritrovamenti confermano la vita di una colonia fiorente e civile che ci permettono l’esatta localizzazione: i resti della cinta muraria risalgono attorno al V secolo a. C., inoltre, altri resti, riconducibili a un tempio dorico del VI secolo ed a rovine di edifici, sono stati rinvenuti nella zona del "Cofino". |
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L'influenza locrese è attestata dal ritrovamento nella località "Cofino" di tutta una serie di pinakès, realizzati a stampo, simile a quelli utilizzati dai locresi Secondo alcuni storici i rapporti di Hipponion con la madrepatria furono improntati più su basi di una stretta collaborazione che di subordinazione. Tuttavia è da ricordare che più volte Hipponion cercò di sfuggire dall’egemonia locrese. Una prima volta ci viene tramandata dallo storico Tucidide il quale ci dice che i Locresi, nel 422 a.C., stilarono un accordo con l’ateniese Feace figlio di Erasistrato mentre erano in guerra con le due subcolonie di Hipponion e Medma alleate per l’occasione. “Neppure ora ( i locresi) si sarebbero indotti (a firmare l’accordo con gli ateniesi), e non si |
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fossero trovati insabbiati in un conflitto contro gli Ipponi e i Medmei, loro confinanti e coloni. Poco tempo dopo Feace fece ritorno ad Atene”. La seconda aderendo alla lega italiota che fu fondata a Crotone prima dell’anno 393 contro Dionisio di Siracusa. La cupidigia d'impero spingeva Dionisio a unificare l’intera Magna Grecia alleandosi con Locri e poi con i Lucani, questi ultimi utilizzati per indebolire le città italiote, ma non voleva che cadessero in mano loro, dato che voleva assoggettarle per sé. |
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Una schiera di soldati ipponiani faceva parte dell’esercito acheo comandato dall’esule siracusano Eloride che lo stesso Dionisio distrusse nei pressi di Caulonia nel 390 a. C. La sconfitta della Lega Italica non fu dovuta al dissidio dei capi o alla mancanza di unità di comando ma alla superiorità delle forze di Dionisio e alla sua abile direzione strategica. Scrive S. Bolani: “Nell'anno che seguì (389 a. C.), Dionisio ridusse in sua potestà Ipponio, ne trasferì gli abitanti in Siracusa, e mandata in terra la città, ne cedette ancora il suolo a' Locresi, i quali gongolavano di gioia a tanta squisita generosità”. |
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La città, nelle fasi storiche successive, subì una serie di occupazioni: da parte dei Cartaginesi, di nuovo da parte dei Siracusani, dei Bruzi che cambiarono il nome della città in Veipunium da cui poi derivò la forma latina Vibo) e infine dei Romani che aggiunsero l’altra parte del nome: Valentia. Circa la monetazione alcuni studiosi sono propensi ad attribuire alla città la coniazione di un obolo, recante al dritto la testa di Mercurio e al rovescio un'aquila artigliante. |
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SK |
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