www.maridelsud.com

La magna grecia:  i personaggi

Home|Index u

  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 Città:
    - Hypponion

   - Rhegion

    - Kaulon
    - Kroton

   - Locroi

   - Laos

   - Medma

   - Skilletion

   - Sybaris

 

Personaggi:

    - Ibico

    - Pitagora

    - Stesicoro

    - Zaleuco

 

 

 

Anacreonte

 

Ausonio

 

Plutarco

 

Cicerone

 “Nacque forse ai primi del IV sec. a. C. a Reggio, da una famiglia nobile”1, “... suo padre si chiamò Certande. Secondo il Giraldi fiorì nell'Olimpiade: 50a, secondo Suida nella 54a, secondo Eusebio nella 60a - Viveva ai tempi di Anacreonte. I suoi versi, quasi tutti tendenti al lubrico, furon detti ibicini. Parlano di lui moltissimi scrittori antichi fra i quali Stazio, Ausonio, Plutarco, Antipatro, Cicerone il quale  lo lodò considerandolo poeta d'amore più ardente degli altri poeti della Magna Grecia. ecc. Potendo diventare tiranno della sua città, si rifiutò e lasciò Reggio vivendo più tempo presso Policrate tiranno di Samo o del padre di lui.

Furono sue opere - Amorurn, libri sette: Carmina. poema: Carminum, libri 60: Gorgia: Raptus Ganimedis: Pitho - Alcuni brevi frammenti delle sue poesie raccolse e pubblicò Enrico Stefano nel libro intitolato: “Carmina novem illustrium foeminarum et lyricorum graecorum, ex biblioteca Fulvii Ursini, et latino versu reddita a Laurentio Gambara. Antuerpiae ex officina Plautiniana”, 1568 in 8.° Presso Ateneo, che lo cita spesso, si leggono parecchi versi d'Ibico.

Inventò il nostro lirico un musicale istrumento di forma triangolare detto ibicino dal suo nome ed anche sambuca: il quale istrumento facea tal clamore, che, a detta gli Suida, riuscì di sommo giovamento ai Romani nella guerra coi Celti.

Da Ibico venne il vecchio proverbio “lbyci equus”, e dicesi di chi già avanzato in età e scemo di forza cerchi tuttavia adoperarsi in cosa difficile e grave. Perciocchè Ibico, come scrive Platone nel Parmedide, aveva un cavallo acinoso, consumato nei tanti combattimenti atletici: vedendo un dì il popolo ancora adoperato al corso un tal ronzone si pose a ridere; al che rispose il poeta: “il cavallo è simile al suo padrone, giacché io stesso già vecchio sono incitato ad amare” - E per verità lbiro era uomo assai lubrico e quasi tutti lascivi componeva i suoi versi, nei quali nondimeno era molta grazia, e si agguagliavano alla soavità di quelli di Stesicoro da Siracusa.

Da una sua avventura, che gli cagionò la morte, e che viene narrata da Plutarco (de futili loquacitate) nacque ancora l'altro proverbio “Ibyci grurs” - Non ci è indicato con chiarezza dagli scrittori il lungo dove Ibico fu ucciso; ma da due epigrammi dell' Antologia Greca, uno di Antipatro, l' altro di poeta incerto, parrebbe che i ladri fossero venuti dalla Sicilia e che Ibico fosse stato assalito ed ucciso in un luogo deserto del lido di Reggio; parrebbe ancora che il luogo fosse non molto lungi da questa Città perchè in essa fu eretto il tumolo allo sventurato poeta.

I frammenti greci delle poesie d' Ibico, già raccolti e pubblicati dallo Stefano furono nuovamente illustrati ed accresciuti dal chiarissimo tedesco Federico Guglielmo Shneidewin e messi a stampa in Gottinga nel 1833 presso G. Ruebero col titolo “Ibyci Carminum reliquiae”. Essi son disposti così: Carmina Amatoria (tredici frammenti) Carmina troica, argonautica, heraclea (quattro framm.) Carmen (per Diana d' Artigia) (due framm.) Carmen (per Samo) (un fram.) Epigrammata - E lutti questi frammenti furono tradotti in versi italiani da G. Boccanera. Anche il Bergk , che riunì e pubblicò i Poetae lyrici graeci, raccolse molti nuovi frammenti delle poesie di Ibico - II Lantier nel viaggio d'Antenore narra le avventure di questo poeta , ma vi appone molte circostanze favolose.

Dice Ateneo che Ibico cantò 'ancora in versi gli amori di Talo e di Radamanto - Eliano il chiama poeta comico, il che ci fa congetturare ch' Ei fosse stato anche scrittore di commedie. Era sentenza di Ibico: non doversi offendere i Nutri per piacere agli uomini.

Sulla morte di lui scrissero molti poeti greci versi compassionevoli, e tra i moderni abbiamo un'elegante poesia lirica del celebre Schiller, la quale fu tradotta dal valoroso poeta reggino vivente signor commendatore Antonio Giuffrè - Nella Fata Morgana leggesi una Biografia d' Ibico scritta dal chiaro Felice Valentino di Reggio - E nello stesso Periodico (anno 3° num. 13) sta un bellissimo articolo di Paolo Pellicano, che rivendica a Reggio la cura d' Ibico, usurpata dalla Sicilia2.

 Girolamo Marafioti3 trascrive Plutarco: “della morte d'ibico ne ragiona Plutarco, nel, libro defutili loquacitate, doue dice, ch'essendo stato preso Ibico da Ladroni, stando egli d'hora in hora per esser vcciso, volaua per l'aria alquanta moltitudine de grue, quale chiamò in testimonio della sua morte. Dopo che fu vcciso , i ladroni ritornarono nella Città, e dimorauano in vn certo giorno nella piazza, nel quale tempo passauano per aria alcuna Grui, quali non tantosto furono dà ladroni veduti, che subbito vno di coloro scherzando, disse: ecco venire le Grui d'Ibico.

Fu intesa quella parola d'alcuni Cittadini e presa in grandissima suspicione per la comune benevolenza quale portaua tutta la Città ad Ibico, e dimàdando, che cosa volesse dire questa parola, coloro tremando rispondeuano con molto vario parlare, mà sottoposti  alli tormenti confessarono che mentre eglino stauano per uccidere lbico, colui chiamò in testimonio della sua morte le Grui.

Et in quella maniera furono le Grui fedeli testimonij della morte d'Ibico . Ch'anticamente quando per soli inditij, si manifestaua alcuno delitto si diceua in proverbio: Ibyci Grues”.    

 

Bibliografia:

1.    Giovanni da Fiore, della Calabria illustrata

2.    Luigi Accatitis, Le biografie degli uomini illustri delle calabrie, Vol. 1, Tip. Municipale, Cosenza, 1869

3.    Girolamo Marafioti, Chroniche et Antichità di Calabria

 

 Sk

p Torna su        Home|Index u

 

Tutti i diritti riservati - webmaster@maridelsud.com

 

   Sul web dal 1997

 by Spiderkapp