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Megalè Hellas

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Lo storico Tucidide e i più conosciuti storiografi antichi affermano che l'espressione "Magna Grecia" sarebbe da attribuire solo alla parte peninsulare dell'Italia Meridionale, mentre pochi altri storici estendono questa espressione anche alla Sicilia.

"La Magna Grecia era la parte più nobile, più popolosa e più ricca delle nostre antiche regioni, della quale si ripete anche oggi, dopo tanti secoli di decadenza, il nome glorioso, la civiltà incomparabile e le libere istituzioni delle colonie greche ivi trapiantate.

Quantunque fossero incerti i suoi limiti e diversi nella descrizione che ci lasciarono gli antichi Geografi, pare che la Magna, Grecia fosse propriamente ristretta nella piccola parte del nostro paese divisa nei tre golfi di Locri, Scilacio (Squillaci) e Taranto, e che cominciando dalla prima di queste città aveva termine nel promontorio Salentino; ed aveva dappertutto confini naturali, essendo da un lato cinta dallo Jonio, dall'altro dai monti, e tutta intersegata dal corso di numerosi fiumi, che formavano i limiti delle piccole regioni di quella contrada.

E questa così bella regione fu dai Greci detta Grande Ellade (Megalè Ellas), e dai latini spesso Grecia Maggiore e Grecia Massima (Magna Graecia); e tal nome meritò forse per l'accrescimento rapido, la popolazione straordinaria e la floridezza a cui salirono le greche colonie ivi fondate; e forse per ragione della Scuola pitagorica, frequentata da gran numero di filosofi, legislatori, oratori e poeti dal celebre filosofo ammaestrati, e i quali si erano sparsi per le città d'Italia, della Sicilia e della Grecia propria.

La Magna Grecia fu divisa in più repubbliche e piccoli stati indipendenti, ed è facile di distinguerle, e per le città autonome che batterono le proprie monete, e che furono le metropoli di ciascuna regione, e per i confini naturali delimitati dai geografi antichi. Le regioni, in cui era divisa la Magna Grecia furono la Locride, la Caulonitide, la Scilletica, la Crotonitide, la Sibaritide o Turiatide, la Siritide o Eracleotide , la Metapontica e la regione Tarentina".

Non è noto con quali grandi strade erano collegati i popoli della Magna Grecia in quei tempi prosperosi;  Sicuramente per quei tempi avevano delle grandi ed importanti vie di comunicazioni per delle così ricche e popolose città e con un commercio così operoso. Il tempo e la mano dell' uomo ha tutto distrutto. Si ricorda soltanto che la Via Aquilia , prolungata nella Brezia, si prolungava oltre Reggio lungo le coste e le più celebri città della Magna Grecia. La Tavola Peutingerana ne segna il corso per lo spazio di LXX miglia da Leucopetra a Caulonia, e di CLXVII da Scilacio ad Eraclea.

Il periodo della fondazione delle colonie sulle coste dell' Enotria fu il più bel periodo della storia degli Elleni. Le città più notevoli della Magna Grecia, avevano in quasi ogni piccola isola dell' Egeo la metropoli madre di lontane colonie, e di nobili e fiorenti città, tramite le quali gli Elleni diffondevano il loro linguaggio dal Boristene all'Ibero, e dai piani della Scizia ai deserti della Libia, e insieme col linguaggio diffondevano il culto dei numi, i costumi e le arti. Di questa estesa catena le colonie italiche formarono un anello considerevole, da cui sarebbe derivato il nome di Magna Grecia.

Gli stabilimenti degli Elleni sul Jonio si fecero in meno di un secolo, dal 768 al 680 a.C., e sopra tutte le altre colonie crebbero le città achee.

In principio furono confederate tra loro, e la prova si trova nelle monete di quel tempo formate con sistema uniforme. Ma una volta  ricche e potenti, queste città divennero gelose e nemiche, e furono divisi da laceranti, lunghe e sanguinose guerre, i Tarentini, i Metapontini, i Sibariti, i Crotoniati, i Locresi.

Un periodo nuovo nelle colonie della Magna Grecia ebbe principio con l’arrivo di Pitagora il quale stabilì la sua sede in Crotone 5 secoli a.C.

I pitagorici diffusero gli insegnamenti in tutte le altre città, ed educarono i cittadini all'arte del governare, ai culti religiosi, migliorarono i costumi, frenarono le ambizioni, e fecero cadere molte tirannie.

E per un secolo circa la Magna Grecia, governata e retta dai successori di Pitagora, fu libera, potente e gloriosa, ma quando cominciarono a declinare i costumi, le fazioni si sollevarono portando le mani criminose sulla patria e la libertà.

Le repubbliche della Magna Grecia rimasero quasi tutte fuori della guerra del Peloponneso, e non si lasciarono trascinare dagli ambiziosi disegni di Alcibiade, ma non sfuggirono alla tirannia di Dionigi il vecchio di Siracusa, di Dionigi il giovine, di Agatocle, dal duro giogo dei Cartaginesi e infine dei Romani, i quali spogliarono e ridussero a città povere e deserte.

Col finire della seconda guerra punica si compì la totale decadenza delle nostre città greche che rimasero spopolate, nè più si udì il nome di Magna Grecia.

Comunque anche se le  colonie greche non sono durate per lungo tempo, pure rimarrà eterna la memoria di quelle città che sono state le sedi del genio e delle arti le quali iniziarono nella filosofia, nella poesia, nelle lettere, nelle belle arti e nelle arti del governo.

 

Bibliografia

1. Liberamente tratto da Giuseppe De Luca, L'Italia meridionale o l'antico reame delle due Sicilie, Napoli, 1860

 

 

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