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Le città calabresi della Magna Grecia: Locri

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 Città:

    - Hypponion

   - Rhegion

    - Kaulon
    - Kroton

   - Locroi

   - Laos

   - Medma

   - Skilletion

   - Sybaris

 

Personaggi:

    - Ibico

    - Stesicoro

    - Pitagora

    - Zaleuco

 

 

 

 

La colonia magnogreca di Locri Epizephyri fu fondata dai Locresi Ozolii, provenienti dalla costa settentrionale del Golfo di Corinto, verso la metà del secolo VII avanti Cristo.

Il nome deriva proprio dal suddetto Golfo, ed è accompagnato dal termine Epizephyiri in quanto l'abitato originario fu costruito presso un promontorio sulla cui spiaggia spira il vento Zefiro, sito a pochi chilometri verso l’ovest dell’attuale città. La data della fondazione viene indicata da alcune fonti nel 673 a. C., da altre nel 679 a. C. Secondo alcuni studi i primi coloni greci provenienti dalla locride approdarono a Capo Bruzzano e solo successivamente si trasferirono presso il Zephyrium promontorium.

E’ ormai certo che i coloni greci impiantarono la nuova città in un territorio già abitato da popolazioni indigene, successivamente sottomesse dai guerrieri venuti dalla Locride.

La leggenda narra di un'astuzia dei nuovi venuti a danno delle popolazioni indigene: il giuramento di pace comune, finché si fosse calpestata la stessa terra e si fosse portata la testa sulle spalle, venne raggirato: i locresi si tolsero la terra da dentro i calzari e gettarono via delle teste d'aglio che portavano sulle spalle

Locri Epizephiri fu la prima città d'Europa ad avere un codice di leggi scritte: la sua popolazione particolarmente mescolata può essere la ragione che indusse a regolare le molte

divergenti usanze giuridiche con una legislazione scritta, il più antico codice d'Europa (VII secolo a. C.), che viene attribuito al mitico Zaleuco.

Questo codice, estremamente severo, fu poi assunto da altre città italiote, come Sibari, e successivamente i romani stessi se ne servirono per la compilazione delle XII tavole.

Nelle sue istituzioni religiose si rinvengono tracce di influenza delle popolazioni indigene; tracce di matriarcato e di prostituzione sacrale.

Coloni di Locri diedero vita a colonie minori sul Tirreno: Temesa, situata in località non ancora individuata nel retroterra del golfo di S. Eufemia, Hipponiun (l'attuale Vibo Valentia) e Medma, presso l'odierna Rosarno. E da quest’ultima ebbe probabilmente origine un'altra colonia ancora, Metaurum, da identificare nella moderna Gioia Tauro. Ciò a testimonianza del ruolo avuto da Locri nel mondo magno‑greco.

Locri divenne, in breve tempo, potente ed ambiziosa, scontrandosi ben presto con Crotone, la quale, dopo aver sconfitto la potentissima Sibari nel 510, nella sua espansione politica e commerciale, specialmente per il possesso del golfo di Squillace, che portava alla penetrazione e all'impianto di colonie commerciali nel golfo di S. Eufemia, doveva necessariamente scontrarsi con Locri che aveva gli stessi interessi e gli stessi fini.

Crotone era diventata superba ed ambiziosa, e non mancava di inquietare le vicine repubbliche, al fine di impedire che prosperando ed ingrandendosi, diventassero pericolose.

Alleata con Metaponto, Pandosia e Tempsa, meditava di conquistare le crescenti repubbliche di Siri, di Locri e di Reggio.

Nel 506, infatti, dichiarò guerra a Siri e dopo un lungo assedio la espugnò.

I Siriti, nel frattempo, avevano chiesto aiuto ai Locresi: questo diede a Crotone il pretesto per accapigliarsi con Locri.

Assai diverso però era lo stato delle due repubbliche. I Locresi, inferiori di forze, chiesero, invano, aiuto agli Spartani; poi si rivolsero ai Reggini dai quali ne ebbero pronto soccorso.

Non bisogna dimenticare che già Crotone aveva esteso la propria influenza, grazie a Caulonia, fino alla parte più meridionale della costa jonica, e quindi proprio ai confini di Locri.

Non è un caso che la leggendaria battaglia si sia svolta sul fiume, il Sagra, che delimitava i confini tra Locri e Caulonia.

Lo scontro avvenne nel 506 a.C. L'esito dello scontro fece entrare nella leggenda il valore dell'esercito locrese, appoggiato per l'occasione da Reggio, preoccupata a sua volta dello strapotere di Crotone.

Secondo le fonti letterarie, Crotone schierò sul Sagra circa 130 mila soldati su cui sovrintendeva Leonino (100 mila secondo altri), contro i diecimila Locresi e i settemila reggini condotti da Lisistrato.

Difficile spiegare come Locri riuscì a ribaltare l'esito, apparentemente scontato, dello scontro. L'esercito locrese aveva scelto, per attendere i Crotoniati, una formidabile posizione che sembrava creata dalla natura per facilitare la difensiva di un pugno di uomini risoluti a resistere contro un grande esercito.

Ma è assai probabile che a decidere le sorti della battaglia fu il diverso assetto dei due eserciti: regolare, bene armato e disciplinato quello Locrese; forte numericamente, ma male assortito e guidato quello Cotoniate ..i quali infemminiti dal vivere agiato e voluttuoso, insolenti per fortuna, e per insolenza mal usati alle armi, reputavano loro diritto il vincere, e debito de' nemici l'esser vinti”.

La vittoria rimase proverbiale, tanto che diede luogo a spiegazioni leggendarie. Si narrava, infatti, che per tutto il tempo della battaglia lo stesso Giove, sotto sembianze di aquila, non avesse mai cessato di volare intorno ai combattenti di Locri, e che i Dioscuri avessero agito direttamente nelle loro file.

 Nella monetazione locrese, sono infatti frequenti riproduzioni di una testa di Giove accoppiata ad un'aquila, e le immagini dei Dioscuri.

Grandissimi furono gli effetti della battaglia della Sagra.

La repubblica Tempsana che, confederata a Crotone, combatteva contro i Locresi, fu da costoro corsa e soggiogata e la stessa Crotone non tentò più azioni offensive nei confronti di Locri.

Sulle sponde della Sagra, al luogo della memorabile battaglia, i Locresi ed i Reggini innalzarono un tempio agli Dei protettori, Castore e Polluce

Negli anni successivi il destino di Locri si legò a quello di Siracusa; si schierò infatti con la città siciliana contro gli Ateniesi nella guerra del Peloponneso. Da Dionisio il Vecchio Locri ottenne il dominio su altre colonie, come Caulonia, Medma, Hipponium e Terina, ampliando notevolmente la propria influenza. Lo stesso Dionisio prese in sposa una locrese.

All'inizio del III secolo a. C., Locri si vide costretta, come le altre città magno‑greche, a chiedere l'aiuto di Roma contro l'aggressività dei Bruzi e dei Lucani.

Alleata di Annibale nel 216 attraversò un periodo di declino, da cui si risollevò solo in parte dopo la fine della seconda guerra punica  quando tornò sotto il definitivo dominio di Roma.

La fama di Locri è legata all'organizzazione del suo Stato ed alle sue espressioni giuridiche, culturali ed artistiche che ne fanno una grande civiltà dell'antichità, in cui le donne erano tenute in grande considerazione.

Oltre al "codice" di Zaleuco, Locri annoverava istituzioni particolari, come il matriarcato e la prostituzione sacra.

La figura di Zaleuco è circondata da mistero e da leggende “l'autopunizione esemplare per avere trasgredito un diritto codificato nella propria legge, ad esempio, è un classico tópos di quella tradizione ...  ".

La legislazione di Zaleuco è famosa per la sua severità: prevedeva la legge del taglione, norme severe sull'adulterio, sul lusso delle donne, sul passeggiare di notte, sull' ubriachezza, oltre a gravissime sanzioni per chi presentasse imprudenti proposte di variazioni costituzionali “…che era libero di presentarle, ma mostrandosi in assemblea con un laccio al collo, pronto a subire la morte in caso di bocciatura della proposta ".

“La civiltà dell'antica Locri magnogreca è rimasta originalissima sul suolo italiano, con i caratteri sostanziali e formali del diritto materno e della successione matrilineare... ".

La poetessa Nòsside, è la rappresentante di una concezione della vita locrese basata su saggezza e amore per la vita. Nòsside visse a Locri intorno al IV‑III secolo a. C. "di che alle Muse fui diletta, che in Locride nacqui" e fu sicuramente autrice di numerose opere ma a noi sono giunti solo dodici epigrammi. L'autrice stessa si vanta di essere "l'unica poetessa di Occidente, come Saffo lo era stata d'Oriente ".

Senòcrito di Locri, musico vissuto nella seconda metà del VII secolo a. C., assai influenzato dal movimento musicale diffusosi da Sparta, ebbe un ruolo importante nella poesia corale

tanto cara a Pindaro, il quale in un suo carme lo cita quale autore di una melodia esemplare.

Secondo quanto ci tramanda Aristotele sembra che anche Onomacrito, il più famoso dei poeti orfici, diffusore dell’orfismo in Attica, sia stato di Locri.

La civiltà locrese è testimoniata, oltre che dalla letteratura e dalla musica, anche dalle opere architettoniche ed artistiche.

Le più antiche testimonianze della colonia sono costituite dalle tre "aree sacre": il piccolo tempio di contrada Marasà, la stoà  dedicata al culto di Afrodite e l'area sacra dedicata a Persefone.

All'interno di quest'ultima, sono stati ritrovati reperti molto interessanti, tra cui le famose tavolette di coccio prodotte a stampo (pinakés) decorate a rilievo con scene riconducibili al culto di Persefone.

L’arte locrese è ben rappresentata dai pinakès, da numerosi bronzetti, da alcune arule fittili e in terracotta tra cui una raffigurante il duello tra Achille e Memnone databile intorno alla metà del VI secolo, da oggetti votivi o sacri come il Gruppo dei Dioscuri di influsso fidiaco dalle decorazioni del tempio di contrada Marasà, dall'Efebo nudo su una sfinge facente parte del tempio di Zeus.

Altra grande opera architettonica è certamente il Teatro, scavato nella collina, risalente al IV secolo a. C.; nel I secolo a. C. fu soggetto a rifacimenti e restauri della gradinata, dell'orchestra e della scena.

Locri fu l'unica città magno‑greca a coniare monete in oro.

La più antica moneta di questa città è un diobolo in oro emesso tra il 350 ed il 340 a. C.

Le successive coniazioni di Locri mostrano, al diritto, la figura barbuta di Giove e, al rovescio, un aquila: ciò era riferito al leggendario aiuto che il Dio avrebbe dato, sotto forma di aquila, ai soldati locresi nella celebre battaglia della Sagra.

 

 

 

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