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Le città magnagreche della Calabria: Rosarno |
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Pitagora Zaleuco |
Medma, il cui nome deriverebbe dalla parola greca "in mezzo" (forse perché sorta in mezzo ai fiumi Mesima e Metrano) oppure dal nome della ninfa Medmea, quasi con certezza fu fondata all’inizio del VI sec. a.C. dai Locresi di Epizephyri sulla sponda occidentale della Calabria nel territorio dove attualmente sorge Rosarno, precisamente sulla bella terrazza di Piano delle Vigne. L’insediamento è localizzato su due zone diverse: una che costituiva l’area sacra e l’altra il centro abitato. E’ incerta l’esistenza di una sua recinzione muraria difensiva. Alcuni studiosi, invece, sostengono che Medma esisteva già all’arrivo dei coloni greci e che, in seguito, sia stata ceduta a Locri da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa. |
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Medma, essendo stata fondata nello stesso periodo di Hipponium (odierna Vibo Valentia), non ebbe una particolare rilevanza e rimase quasi sempre nell’orbita di Locri fino a quando, nel 422 a.C., si ribellò assieme all’altra subcolonia Hipponium all’egemonia locrese. Questo evento viene confermato dallo storico Tucidide: “Neppure ora (i locresi) si sarebbero indotti (a firmare l’accordo con gli ateniesi), se non si fossero trovati insabbiati in un conflitto contro gli Ipponi e i Medmei, loro confinanti e coloni. Poco tempo dopo Feace fece ritorno ad Atene”. |
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In seguito divenne indipendente e aderì con Hipponium alla lega Achea; tuttavia, con la capitolazione della lega da parte di Dionisio, le due città furono cedute nuovamente a Locri. In seguito il suo nome si perse nei successivi eventi storici; è certo, comunque, che la sua distruzione avvenne durante la guerra contro Annibale. Una campagna di scavi effettata da Paolo Orsi, fondatore del Museo Nazione di Reggio Calabria, ha portato alla luce una grande quantità di terrecotte di straordinaria bellezza e statuette votive distribuite attualmente nei vari musei del mondo. |
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Nel Museo Nazionale di Reggio Calabria si trovano delle terrecotte raffiguranti la testa della ninfa Medmea, terrecotte che risentono dell’influenza dell’arte locrese (pinakes). Sebbene, come scrive Pier Giovanni Guzzo, sovrintendente archeologico di Pompei, "lo sviluppo incontrollato dell’abitato di Rosarno ha cancellato, per sempre, numerosi resti della città antica” in alcuni scavi sono state trovate delle monete risalenti solamente alla metà del IV sec. a.C. raffiguranti, sulle due facce, le teste di Apollo e Demetra; altre invece recano l’effige della ninfa Medma. |
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Sk
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