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La magna grecia calabrese: Squillaci

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Nel territorio di sicura pertinenza di Skylletion, sono state rinvenute nel secolo scorso, reperti dallo spiccato plasticismo, collegabile tipologicamente alla produzione artigianale taran­tina di fine VI sec. a. C.  Tuttavia gli elementi relativi alle presenze cultuali rurali in questo ambito non sono molto chiari, tuttavia,

Scillezio o Scilacio era antica ed importante città di questa contrada, presso al golfo che da essa trasse il suo nome. E’ incerta l'origine e pochi sono i dati sicuri. Secondo la leggenda fu fondata addirittura da Ulisse, al ritorno dalla guerra di Troia.

Volendo seguire 1'autorità di Strabone, essa fu fondata da una colonia di Ateniesi, fondata dall'eroe Menesteo collegandola ai nostoi; e volendo seguire altre tradizioni, essa fu una città pelasgica.

Nel periodo della sua indipendenza, ebbe monete sue proprie, con la testa di Mercurio.

L’estrema rilevanza della polis è data dall'aspetto strategico, essendo posta lungo l'asse Squillace-Santa Eufemia, il più importante percorso istmico della regione '' ed indubbio punto nodale nel collegamento con la parte più meridionale di essa.

In età storica ebbe un importante ruolo di presidio dell'istmo, nella strategia espansionistica di Crotone contro Locri.

Si hanno pochi dati archeologici relativi all'età più antica: sporadici frammenti ceramici (tra questi, alcuni a figure nere di produzione ateniese) risalgono al VI sec. a.C.

Nel 123/ 122 a.C., per iniziativa di Caio Gracco, i Romani vi fondarono la Colonia Minervia Scolacium, secondo interessi più politico-commerciali che militari. Forse distrutta da Spartaco tra il 72 ed il 71 a.C., la città superò la crisi e crebbe d'importanza. Raggiungendo già in età giulio-claudia un ruolo primario nel Bruttium romano, che conservò fin dopo la caduta dell'impero.

A questo periodo risalgono: forse la pavimentazione del foro sempre di fattura romana nel cui portico vi erano cinque statue di togati tra cui quella del Genius Augusti e la fase più antica del teatro, che è romano e non greco cioè è riferibile, nelle strutture finora indagate, all'impianto romano.

Tra il 96 e il 98 d.C. l'imperatore Nerva si fece promotore di una ricolonizzazione, con relativo afflusso di denaro pubblico. La città assunse il nome di Colonia Mínervia Nervia Augusta Scolacium.

Al Il sec. d.C. risalgono l'anfiteatro, la nuova scena del teatro e il grande acquedotto, mentre ristrutturazioni dell'area centrale sono attestate pur nella crisi del III sec. d.C.

La guerra greco-gotica (535-552) segnò il declino di Scolacium, anche se i l suo figlio più illustre, Cassiodoro alla fine del VI sec. d.C., pur con comprensibile indulgenza, descrive la città natia coree ancora fiorente.

Nel VII-VIII sec. d.C. la città venne abbandonata: secondo un fenomeno comune in Italia. gli abitanti cercarono posti più arroccati, per meglio difendersi dagli attacchi dal mare.

 
 

 

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