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Le città magnagreche della Calabria

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 Città:

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Personaggi:

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    - Zaleuco

 

 

 

Zaleuco, cittadino di Locri, è stato uno dei più grandi legislatori della Magna Grecia.

La necessità di darsi delle norme che regolino la vita di tutti i cittadini  ha reso necessaria la promulgazione di leggi. Quindi la storia della giurisprudenza  comincia con quelli che ne furono, per così dire, i primi padri e fondatori.

Se si può affermare che i romani in questo hanno preceduto altri popoli, i locresi, popolo della "Grecia Grande" sono stati i primi tra i Greci, e quindi tra tutti i popoli di Europa, che avessero leggi scritte.

Zaleuco di Locri, schiavo prima e pastore secondo al­cuni, per i suoi meriti è stato posto in libertà, ma se­condo Diodoro uomo di chiaro lignaggio, fu il loro legislatore, “ed egli vien riputato più antico di Solane, di Licurgo, e di altri celebri greci legislatori”.

Fino ad allora non erano mai state tramandate leggi scritte ma per tradizione passavano oralmente dai padri ai figli. Zaleuco raccolse quelle leggi dei Cretesi, dei Lacedemoni e degli Ateniesi che gli parvero migliori altre ne riformò, altre ne aggiunse finché non formò il primo corpo di leggi scritte in Europa.

Occorre aggiungere che non si può provare, in quanto non esiste documentazione in merito, che a quel tempo i Cretesi, gli Spartani, gli Ateniesi avessero leggi scritte e che pertanto secondo quanto riportato da numerosi autori tra i quali Marciano Eracleota,  Clemente Alessandro, Strabone etc, Zaleuco fu il primo di tutti i Greci a comporre un codice di leggi scritte.

La sua vita è talmente piena di fatti leggendari e favolosi che secondo Timeo “questo Zaleuco non mai ci vivesse al mondo”  ma alla sua testimonianza si contrappone quella di Cicerone e di Teofrasto scrittore, secondo molti, più autorevole di Timeo, e la tradizione costante di tutti i Locresi. Delle leggi di Zaleuco abbiamo un saggio  in Diodoro da cui si può dedurre quanto egli fosse saggio e religioso legislatore:

“Richiedersi da' suoi cittadini che innanzi ad ogn' altra cosa abbian per fermo esservi gl'iddii; e che volgendo al cielo lo sguardo e il pensiero, e considerandone la struttura e l'ordin maraviglioso, non pensino quello essere stato lavoro o dì fortuito caso , o di umano accorgi­mento ; quindi rispettino e onorino gl' iddii , da' quali ogni bene e ogni vantaggio viene agli uomini. Abbiano inoltre l’animo da vizi d'ogni sorta sgombero e puro; perciocchè gl' iddii non tanto de' sacrifici e delle sontuose feste si piacciono , quanto de' saggi ed onesti costumi degli uomini".

Comunque il codice di Zaleuco abbracciava i doveri del popolo sia quelli religiosi e morali come quelli civili e politici, ed entrava talmente nelle particolarità della vita privata che dava persino regole intorno al vestire con i quali le donne libere dovevano distinguersi dalle altre.

Quantunque Bentley,  nell'Apologia della sua Dissertazione sopra le Lettere a Falaride attribuite,  abbia ampiamente dimostrato che Zaleuco visse prima di Pitagora, tuttavia Suida e Diodoro lo chiamano discepolo del filosofo Pitagora a cui gli antichi  facevano riferire tutta la sapienza pratica, ma a qual tempo egli vivesse, non si può esattamente determinare.

I due fatti che di lui si raccontano, cioè che avendo egli nelle sue leggi ordinato che agli adulteri fossero cavati gli occhi e, sorpreso in adulterio il proprio figlio, il rigoroso e insieme tenero padre per divider la pena, e mantenere a un tempo la legge, fece cavare un occhio al figlio e l'altro a se stesso;  e che avendo egli pur fatta una legge che non consentiva ad alcuno di essere armato durante le adunanze delle assemblee popolari, ed avendo egli stesso incautamente, per un improvviso tumulto, contravvenuto alla sua legge, si uccise lasciandosi cadere sulla propria spada. Questi due fatti secondo gli studiosi sono raccontati da autori troppo recenti perché meritino fede. Oltre al fatto che una simile morte è attribuita anche al legislatore catanese Caronda.

 

Bibliografia:

1. Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, tomo 1, Venezia, MDCCXCV

2. AA.W. Nuova enciclopedia popolare..., tomo 12 Torino 1848

 

 

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