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Giulio Cesare nel 46 a. C. promulgò la riforma preparata dall'astronomo greco-alessandrino Sosigene. Per pareggiare i conti allungò un anno di ben 445 giorni divisi in 15 mesi per poi adottare il metodo egizio, quasi del tutto simile al nostro. Quindi ogni a tre anni di 365 giorni seguiva un anno di 366. Questo giorno veniva inserito tra il 23 e il 24 febbraio, cioè il sesto giorno prima dell'inizio di marzo: appunto bisestile (bis-sextus pridie Calendas Martias). Cesare conservò la numerazione degli anni dalla fondazione di Roma (ab urbe condita), per cui l'anno della riforma giuliana fu il 708 a.u.c. Più tardi i mesi Quintilis e Sextilis furono chiamati Julius e Augustus, in onore di Cesare e di Augusto. Nell'8 d. C. Ottaviano Augusto corresse un errore di calcolo, facendo cadere l'anno bisestile una volta ogni quattro anni. |
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In quanto ai giorni del mese, benché già in età imperiale si fosse incominciato a usare anche una divisione simile a quella della settimana, non venivano numerati progressivamente dal primo all'ultimo, ma venivano indicati in base al loro rapporto con le calende (il 1º di ogni mese), le none (il 5 o il 7 a seconda che il mese fosse di 30 o 31 giorni) e le idi (il 13 o il 15).
Esso rimase in vigore fino al 1582 col nome di
calendario giuliano. Fino al II sec. d.C. vi era una forma rudimentale di settimana, in tale periodo si cominciò ad usare una settimana, di origine ebraica, i cui nomi, tuttora usati, derivavano da divinità pagane |
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