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La Giudecca reggina era giunta al massimo della floridezza economica; la produzione di seta e le stoffe reggine avevano invaso i più importanti mercati e il porto di Reggio era divenuto centro di traffico, meta ricercata dei più audaci commercianti.

Questo stato di cose dimostrò la potenza economica creata e controllata dai Giudei; per cui è evidente che sia la Chiesa come il Comune desiderassero appropriarsi di quell’enorme tributo, ognuno vantando le più svariate pretese.

Da questo momento tutto concorre a ingelosire gli animi ed a mal sopportare gli Ebrei, cominciarono le prime lotte religiose che sfociarono infine all’antisemitismo.

La Giudecca venne presa di mira e qualsiasi occasione era un pretesto per esacerbare gli animi della popolazione Reggina poiché, gran parte di loro, erano debitori degli Ebrei, usurai alquanto privi di qualsiasi scrupolo.

Gli Ebrei, accresciuti di numero, avevano raggiunto una tale condizione da poter gareggiare in tutti i settori col resto della popolazione.

La loro attività superava il loro angusto quartiere e si diffondeva velocemente anche all'interno delle mura, cercando di cogliere quel momento propizio per esimersi da quello stato di inferiorità iniziale e partecipare anche essi all'amministrazione delle pubbliche cose.

 

Sotto il dominio svevo la lotta ad oltranza ingaggiata dai prelati della chiesa  cristiana contro gli Ebrei, era ancora nella sua fase iniziale. Infatti la questione assume un aspetto sempre più conflittuale sotto la dominazione angioina ed aragonese, finché, nel 1511, un regio decreto ordinò l'espulsione completa dei Giudei dalla Giudecca, il loro quartiere.

Infatti il Viceré Raimondo di Cardona, istigato dai vescovi, intercedette presso il re, Ferdinando di Aragona, affinché trovasse un rimedio al latente pericolo.

Sicuramente il problema fu enormemente esagerato tanto che il re, pienamente convinto della colpa degli Ebrei, firmò velocemente il decreto di espulsione con gran sollievo della gente reggina, la quale si vedeva liberata dagli obblighi contratti con gli ebrei.

Ismaele, il più autorevole personaggio della comunità, prima della partenza, nominò suo procuratore in Reggio un tal Giulio Rigori, per la tutela dei beni immobili lasciati e per rappresentarlo in eventuali giudizi.

Ma una volta allontanatisi gli Ebrei, il loro quartiere, la Giudecca, fu data in concessione ai Cristiani; il resto fu venduto all'incanto, mentre i Reggini, per la loro bella vittoria, inneggiavano al loro re Ferdinando.

In un primo tempo i reggini esaltanti, credevano di aver tratto guadagno, più tardi hanno dovuto completamente ricredersi.

I frutti delle attività economiche che gli Ebrei avevano avviato non venivano percepiti solo da essi, ma anche dagli altri cittadini che approfittavano del fiorente commercio per trarre guadagni.

Solo in seguito il popolo di Reggio seppe imitare e sfruttare le lucrose attività dell'altro popolo.

In un certo senso si può dire che il posteriore sviluppo commerciale ed economico avuto in Calabria è dovuto ad una continuazione delle fatiche iniziate dagli Ebrei.

 

 SK

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