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Acitrezza (CT)

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

Acitrezza (CT), Riviera dei Ciclopi: Panorama visto dal castello di Aci.

Il suo toponimo deriva dal latino "Acis Scopuli" che significa "Scogli di Aci".  Nel  dialetto locale viene chiamato "Scogghi di Jaci".

Ma la località presso gli antichi popoli siculi, sicani e della Magna Grecia venne sempre conosciuta col nome "Scogli dei Ciclopi". La leggenda omerica vuole che questi scogli siano le cime divelte dei monti che Polifemo, capo dei ciclopi, ha scagliato contro Ulisse e i suoi compagni in fuga sul mare dopo che quest'ultimo era riuscito, con l'inganno, ad accecare prima e scappare poi dalla spelonca di Polifemo ove erano rinchiusi.

Dal tardo medioevo in poi diventa sempre più diffuso chiamarli con il termine di "Faraglioni".

Questo mini arcipelago, denominato "dei ciclopi" è composto dall'isola Lachea, dal Faraglione grande, dal faraglione piccolo e da quattro più o meno grandi scogli disposti a semicerchio: "sono quattro ... gli scogli di Aci o dei Ciclopi, quantunque Plinio non ne rammenti che tre: "Scopuli tres Cyclopum"; e se non vogliasi ammettere in lui un errore, è forza credere che il quarto sia stato isolato dopo i suoi tempi o da tremuoto, o dall' urto delle procelle..."

Questi scogli, color grigio scuri o nerastri, sono aguzzi, spigolosi e frastagliati tanto che Pubblio Papinio Stazio (230 - 168 a.C.), nel libro II delle Silvae, li definisce: "Gli ardui sassi delle piramidi”.

... longoque domat saxa aspera dorso.

Hanno dimensioni diverse  e forme più o meno uguali. Si presentano con grandezza a scalare: "al primo che è il più basso succedene un altro più alto, elevandosi il terzo tre volte più del primo."

Ancora Pubblio Papinio Stazio, nel libro V delle Silvae, paragona gli alti scogli alle piramidi egiziane: "... aeriamque educere molem- Cyclopum scopulos ultra, atque audacia saxa -Pyramidum, et magno tumulum praetexere luco!"

Il più alto è "uno scoglio grandissimo che di circa trecento passi di circuito sollevasi in alto, opportunamente assicurando il seno vicino dai venti di levante e di mezzogiorno".

"Per opera del principe Luigi Riggio fu talmente profondato quel seno da potere accogliere bensì navi di gran mole".

Questo scoglio è il faraglione "La Grande", in cima al quale, in tempi remoti, era stata costruita una piccola fortezza completamente autosufficiente: era dotata persino di una cisterna per l'acqua.

Tra questi scogli emerge per grandezza l'isoletta il cui toponimo "Lachea" è di derivazione greco-bizantino e significa "pianeggiante". Ma, oggi, l'isola viene popolarmente riconosciuta col nome di isola di Acitrezza. Lunga circa 250 metri, larga 150 metri, con una superficie di quasi due ettari.

"Quest'isoletta non costa di una natura sola di pietra, poichè altra è di tufo suboscura, altra nera del tutto, cui sono frammischiate delle pietruzze splendentissime dette berilli dai nostri".

Nella parte a nord dell'isola si trova una profonda fenditura che va da est a ovest. Probabilmente in epoca remota è stata squarciata da un terremoto, quasi divisa in due parti.

Sulla costa a sud si aprono varie caverne, tra le quali la "Grotta del monaco"  "dove è fama esser vissuto un solitario cospicuo in fior d'innocenza; è capace d'un uomo".

L'isola è stata abitata fin dalla preistoria, venne utilizzata dai fenici, dai coloni della magna grecia, infine dai romani che dai bizantini che assegnarono l'isola alla città di Acireale.

Dal XVI secolo con la costituzione della “Segrezia di Aci”, una sorta di distretto amministrativo tipo odierne province e molto simile alla attuale intendenza di finanza, definita anche dogana, che ha operato localmente per conto della corona fino al 1860, l'isola passò sotto questa amministrazione.

Verso la fine del XVII sec. passa, assieme al territorio adiacente sulla terraferma, alla famiglia dei principi Riggio (o Reggio), i quali cominciarono a edificare l'odierna cittadina: "il lido di sud ebbe cura intanto di costruire il medesimo principe (Luigi Riggio) un piccolo molo di pietre quadrate, in pro dei marinai che sempre vi traggono, e vi accrebbe l'abitazione.

Fabbricossi un'elegante casa di delizia, fortificò di due fortezze la spiaggia. Contansi (1760) 205 abitatori e 60 case. Vi ha una parrocchia sotto il titolo di san Giovanni"

Mentre al fine di ottenere un riparo sicuro per le navi alla fonda dentro il piccolo arcipelago "Verso il 1748 ordinò il sullodato Luigi si fosse abbattuta a forza di puntoni e di mine una parte della rupe, a rendere il seno più sicuro dai venti; ma l'impeto del mare scosse l'incominciato lavoro e devastollo".

L'isola, agli inizi del XIX sec., pur essendo stata inglobata nel comune di Acitrezza, svolgeva le sue competenze amministrative sempre in quell'antico ufficio.

Attorno alla metà dello stesso secolo la nobile famiglia dei Gravina ne prese il possesso. Successivamente la stessa famiglia cedette, a titolo gratuito, i diritti all'Università di Catania per ricerche scientifiche.

Al fine di preservare "l'incantevole proscenio naturale", nel 1989 viene istituita l'Area Marina Protetta "Isole Ciclopi", la quale copre un'area di circa 620 ettari.

Il cuore della riserva è il piccolo arcipelago. La gestione venne affidata a un consorzio costituito tra Università di Catania e il comune di Acicastello.

Oggi l'area è una sorgente di sviluppo turistico non indifferente nota anche per i tanti ristorantini caratteristici.

 

 

 

 Sk

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