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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia

 

Il fiume che scorre in questa vallata ha origine antichissima. Il più antico nome conosciuto del fiume è Onobalos, successivamente lo storico greco Tucidide (Atene 460 a.C. - ? 395 a.C.), quello stesso storico che Cicerone diceva “degno di fede”, nella sua "Guerra del Peloponneso" descrive la nascita di Nasso (Giardini Naxos) nel 734 a. C. ad opera del calcidese Teocle.

Lo stesso, durante la spedizione dei Messeni contro Nasso, dice che questa colonia si trovava alla foce di un fiume detto Achesinos che, in greco, significa “salutare”.

Successivamente i romani lo ribattezzarono Assinos e, in epoca imperiale, costruirono un enorme ponte, utilizzando come materiale enormi blocchi di pietra lavica nera.

Alcuni secoli più tardi gli arabi, conquistata la Sicilia, furono ammaliati dalla maestosità di questo grande ponte e cambiarono il nome del fiume in Al Qantarah, che significa appunto ponte.

Il fiume nasce sui Monti Nebrodi, presso Serra di Flascio, e dopo aver attraversato un percorso di 52 km e un dislivello di 1250 metri, sfocia nel mare Ionio, appunto nei pressi di Naxos, a Sud di Taormina, formando il Capo Schisò.

Il suo bacino idrografico ha una superficie di circa 530 km/q.

Le acque del fiume, in seguito alle eruzioni laviche che hanno invaso il loro originario alveo, hanno riformato una nuova via, un nuovo letto e, nel tempo, hanno creato lungo il loro percorso un letto molto originale, colorito, con pareti a strapiombo di durissimo basalto, con gole dalle varie affascinanti geometriche forme prismatiche e perfino un piccolo lago.

Le acque del fiume Alcantara sono alimentate dalle nevi che, nei mesi freddi dell’anno, cadono abbondanti sulla cima dell’Etna.

Le colate che hanno raggiunto il letto del fiume sono state numerose, come evidenziato nei diversi depositi fluviali terrazzati presenti lungo il suo corso.

I grandi quantitativi di colate laviche molto fluide a composizione basaltica che hanno invaso, ripetutamente nel tempo, il letto del fiume, hanno avuto origine da fratture eruttive ubicate a sud-ovest dell'abitato di Castiglione di Sicilia.

Alcune di queste colate hanno persino raggiunto il mare.

Ogni volta che una colata lavica ha invaso il suo letto ne ha ostruito o modificato il corso e la sua struttura. Infatti le varie colate che hanno interessato il suo corso quasi sempre hanno costretto il fiume a spostare di diversi km il suo alveo verso nord.

L’ultima colata è quella che ha dato origine alla formazione dei “basalti colonnari".

Le affascinanti strutture colonnari hanno lati perfettamente paralleli e possono avere diametri che vanno da pochi centimetri fino a 3 metri,  mentre la loro lunghezza può raggiungere i 30 metri.

Ogni colonna ha, di norma, una forma pentagonale o esagonale, mentre solo alcune di esse presentano da tre a sette lati.

Queste colonne si formano per la contrazione che le colate subiscono durante il loro lento raffreddamento.

A seconda del tipo di raffreddamento che la lava subisce, si hanno varie forme: “Canne d’organo” quando si hanno colonne verticali più o meno regolari;  “Rosette”, in presenza di fratture irregolari;  “Cataste di legna” altre forme irregolari.

La parte del fiume più spettacolare e famosa per le sue “Gole” si trova in zona Larderia dove le acque con la loro costante azione di erosione della lava, nel corso dei secoli,  ha scavato un grande canyon levigando le sue nere pareti, così come oggi si possono ammirare.

Oggi tutto il paesaggio delle gole è inserito nel parco omonimo visitabile attraverso il sentiero naturalistico delle gole.

 

Bibliografia

Tucidide, La guerra del Peloponneso, libro 1, 25

Piera Busacca, Il racconto del territorio. L'Etna tra le Aci e l'Alcantara, ed. Gangemi, Roma, 2000

Melinda Miceli, Le gole dell'Alcantara, l'Anapo e Pantalica, il Ciane, Cavagrande del Cassibile, ed. A. Parisi, Siracusa, 2006.

Informazione turistiche su depliant, assessorato al turismo, Provincia di Messina.

 

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