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Escursione novembre 2003

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Brancaleone Superiore:

 

BREVE PRESENTAZIONE DI BRANCALEONE

Il vecchio nome di Brancaleone era Sperlonga. Questo nome tuttora permane per indicare una borgata. Essa deriva dal latino sperlunca che col tempo ha avuto due esiti: Unca (uncino arpione branca) e sperlogna, sperlonga. Unendo i due esiti ne viene fuori brancalonga e successivamente Brancaleone. 

Motta Brancaleone è situata su una collina rocciosa, a circa 300 metri sul livello del mare, sulla stessa direttrice ideale degli altri paesi della jonica, tipicamente di origine bizantina, sorti su quelle alture a difesa dalle incursioni piratesche.

L’abbandono di Motta Brancaleone comincia con l’anno 1783, epoca in cui, per il terremoto che scrollò la Calabria, la popolazione fu costretta, man mano, a scendere al piano nell’odierna Brancaleone Marina.

Alcuni autori fanno risalire Motta Brancaleone ai tempi delle prime scorrerie musulmane;  ed esattamente al periodo della battaglia, che si è svolta nell’anno 952 sotto Gerace, tra l'emiro Hal-Asan e l'esercito bizantino.

Pare che in questa occasione un drappello di saraceni abbia saccheggiato il paese di “Petracucca o Petrakuna o Petracavea”, terra di una certa importanza, prossima al mare, tra Capo Spartivento e Capo Bruzzano.

Nelle cronache di Ibn-al-atir si legge che il sito può corrispondere a Brancaleone Vetus. Due secoli dopo l'Edrisi ripeté il nome con qualche variante.

La sua storia medioevale è una continua compra-vendita tra un nobile e l'altro.

Motta Brancaleone appare, effettivamente, per la prima volta, con l'ordinanza di Re Ladislao del 21 febbraio 1413, che viene ricordata tra le terre comprese nel distretto di Reggio.

Nel 1451 era signore di Brancaleone Geronimo Ruffo, che aveva il dominio anche su Placanica e Palizzi.

Nel 1462, Ferdinando di Aragona lo diede ad Antonello Ruffo, figlio di Geronimo, che sposò una Centelles e che pare lo abbia tenuto fino al 1504.

Nel 1504  passò ad Alfonso de Ajerbo, marito di Giovanna Ruffo, per ribellione di Antonello.

Sotto la signoria del marchese Don Vincenzo Carafa la popolazione, nei primi anni del 1500 compresa quella di Staiti, era costituita da 88 famiglie (circa 500 persone).

Nel 1532, aveva 170 fuochi, equivalenti a 1.020 individui e questo numero è diminuito costantemente nel tempo fino al 1669.

Nel 1561, il feudo è passato a Geronima Ruffo, primogenita di Antonello, morto a Palizzi nel 1515. I fuochi in quel periodo erano scesi a 105.

Indi a Michele de Ajerbo d'Aragona, primogenito di Geronima. Morto Michele, nel 1549, il feudo passò al figlio Alfonso de Ajerbo, col titolo di contea.

Nel 1571 Alfonso de Ayerbo, lo vendette a Cristoforo la Rocca, di Messina, che lo vendette, a sua volta, ad Eleonora o Dianora Stayti di Spatafora, per 30.000 ducati.

Avendo poi Andrea Stayti sposato Ippolita de Ayerbo, figlia di Dionora, questi ebbe, per contratto matrimoniale, la terra di Brancaleone. Più tardi fu posseduta dal principe di Roccella. Di Stayti, il Barrio non parla; ma è certo che fu casale di Brancaleone.

 Nel 1669 la popolazione si ridusse a 200 persone, compresi gli abitanti di Staiti. Non sono chiare le cause di tale diminuzione anche se è molto probabile che il paese sia stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1659, oppure che sia stato saccheggiato dai Turchi, o tutte e due le cause insieme.

Nel 1600 la cima del paesello di Brancaleone era sovrastata da un piccolo castello, descritto anche dall Barrio che lo chiama “pusillum”.

Sempre il Barrio in occasione di quella visita ci fa sapere che nei dintorni del paesello vi era una ricca fauna selvatica: “capre, istrici, cinghiali” e che “di diversi uccelli si usava ancora far caccia”, inoltre, “nell'Agro di Brancaleone”, abbondavano "quadrupedi" ed uccelli: “Post Herculeum promontorium, est Brancaleonum”.

Oggi di Brancaleone Vetus, arroccato nell'angusto spiazzo di una roccia isolata tra gli uliveti, rimangono solo le rovine. La chiesa parrocchiale è l'unico edificio ancora in piedi ma in stato di assoluto abbandono.

Recentemente è stata costruita una stradina che porta direttamente alla chiesa.

 

SK

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