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Reportage: Canolo 24/04/2005

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 

Nell’alto Ionio reggino, sopra la locride, sui contrafforti orientali dell'Aspromonte, al centro di due canyon scavati nella roccia dalle fiumare Novito e Pachina è situato il paese di Canolo. Un tipico paesaggio montano della Calabria tra rupi che precipitano a strapiombo nella gola della fiumara. Infatti il monte Mutolo, situato a occidente del paese, domina l'abitato.

Le sue vette di pietra rossastra sono particolari poiché assomigliano per forma alle Dolomiti e, per questo, vengono dette le “Dolomiti del sud”.

Queste montagne rocciose sono ricche di giacimenti di lignite, antimonio, bario, gesso e furono molto sfruttati durante il periodo borbonico.

Su queste cime, nel 2005, sono state girate diverse scene della miniserie televisiva “L'uomo che sognava con le aquile” con Terence Hill.

Sono interessanti le escursioni effettuate nella zona di Canolo Centro per visitare le “Dolomiti del Sud” e le tante grotte, i canyon e le fiumare presenti nel territorio.

Nel passato questo luogo è stato spesso oggetto di ricerche e studi da parte di esperti e viaggiatori stranieri:

 
 

Nel 1787 si occupa l'Accademia reale delle scienze: “Le montagne che al di ſopra circondano la valle ad occidente in diſtanza di un miglio a linea, ſono quella parte orientale dell' Aſpromonte , che forma la grande ed alla rupe detta Monte Eſope.

Giova qui avviſare che per queſta parte orientale le falde dell'Afpromonte hanno lunghi e frequenti ſtrati di piriti, e particolarmente il territorio di Canolo caſale di Gerace. Ed è coſa notabiliſſìma ciò che il Dott.  Severino Profeſſor di Medicina ci diceva: cioè che nel cader le acque autunnali ſi oſſervavano per quei luoghi di Canolo molti e diverti punti del ſuolo fumare ſenſibilmente .

Nelle falde orientali dell'Epopee in territorio di Canolo eſiſtono ricche miniere di rame a foglietti, e noi ne oſſervammo in Gerace di belliſſimi pezzi tirati di recente dalle miniere .

Quelle specie di miniere ſogliono eſſer ricche, e di ottima qualità.”(1)

Nel 1860 scrive Vincenzo montagna:“Nei dintorni di Canolo un calcareo compatto ed altro calcareo dolomizzato poggiano sopra un sistema di una specie di ardesia lucente (quasi filladi), la quale è assai tormentata e ripiena di moltissime fessure. Quest'ultima roccia spesso s'imbeve di acqua, ed è ciò cagione che grandi massi calcalcarei cadano nelle sottoposte valli. Verrà forse un giorno, e Canolo stesso potrà sperimentare la sorte dei villaggi svizzeri.

Nella via che d'Agnana conduce a Salvi, sono circa 5 anni (1858), avvenne una grande frana. I macigni e le psammiti colà alternano con piccoli strati argillo-sabbioso-micacei a tessitura scistosa o scistoso-globulare, e la stratificazione pende di circa 220. L'acqua infiltratasi negli strati, durante un verno che i vecchi accertano essere stato assai piovoso, vi produsse il movimento di enormi quantità di rocce, e la proprietà di un padrone con gli alberi ancor ritti si andò a trapiantare sopra quella di un altro. Gli strati in molti punti oggi si veggono disordinati.”(2)

 

* Edward Lear viaggiatore, scrittore e illustratore inglese. Nel 1847 si propone di visitare la Calabria ma i moti di Reggio dell'ottobre 1847 limitano la visita alla sola provincia reggina. Durante il suo viaggio Lear produce numerose descrizioni illustrate raccolte nel Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria, pubblicato a Londra nel 1852.

Così scrive E. Lear* nel 1847: La vista di Canolo dal burrone di Novito è estremamente superba, e aumentava la maestosa meraviglia quando noi scendendo al fiume, fra bellissimi boschi, dopo avere attraversato il largo letto del torrente … siamo giunti in un mondo di rocce austere, un deserto di terrore, al punto che non è facile descrivere o immaginare.

Il villaggio per se stesso è schiacciato e spinto in un nido di rocce appuntite subito dopo il vasto precipizio che si chiude attorno al Passo del Mercante, e quando da una parte si guarda a questa barriera di pietre, e poi, girando attorno, si osserva il mare distante e le colline ondulate, nessun contrasto può essere più rimarchevole.

Il … pomeriggio l'abbiamo impiegato girando la città, e i suoi straordinari dintorni, dove masse di rocce titaniche minacciavano come per schiacciare i pezzi di scenari rocciosi …

Ogni angolo di questo sito possiede un grande interesse, ed è pieno di magnifici studi per noi. Tutta la mattinata abbiamo disegnato alle falde delle colline …

Austere, paurose scene di Canolo! Lontano, lontano, in alto, lungo il passo della costa occidentale, si potevano distinguere piccole figure attraversare le sinuose linee tra rocce scoscese e frammentate! Profondo nelle rovine, dove torrenti precipitavano fra rocce perpendicolari, facendo eco e spuma attorno, si potevano vedere gruppi di donne di Canolo stendere della biancheria lavata al sole per asciugarla; esse sembravano da lontano delle macchie sulla faccia di enormi masse di sassi, o un gregge di capre raggruppate in un pinnacolo lucido e brillante alla luce gialla del sole.

Canolo e le sue rocce meritano un lungo viaggio per guardarle"(3).

Il 20 e 21 agosto 1847 è ospite, nel grande palazzo posto al di sopra Canolo, del più importante proprietario del posto, Don Giovanni Rosa, un uomo abbastanza vecchio dalle maniere semplici e gentili.

   
   

Bibliografia

1. Atti della reale accademia delle scienze e belle lettere, Napoli, MDCCLXXXVII

2. Vincenzo Montagna, Generazione della terra ..., A.F. Negro, Torino, 1864

3. Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi, a cura di E. De Lieto Vollaro, ed. Parallelo 38, Reggio Calabria 1973

 

 Sk

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