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Escursione giugno 2003/gennaio 2005

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a cura di:  Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia, testi.

 

 Taormina: panorama serale dell' Etna.

"L’immensa Etna qui (ndr, lato Taormina) è meno scoscesa  rispetto a ogni altra parte dell’isola, soddisfatta di prendere il suo posto nella composizione generale del paesaggio senza affermare la sua sovranità o divinità. Qui essa non si erge in solitario splendore dalla pianura rocciosa come a Siracusa, ma declina  dolcemente verso l’alto come se solo desiderasse offrire un’altra cima elevata alle molte che si slanciano alte sulle vaste moltitudini di nuvole che si affrettano. Qui non una grigia pianura di sinistra lava come a Catania, la città distrutta 3 volte, ma fa riparare nel suo grembo città e villaggi e case come la Dea della carità. Una madre per tutti." Swimburne 1783.

 

BREVE PRESENTAZIONE

La storia dell'attività vulcanica nell'area etnea ebbe inizio circa 500 mila anni fa e portò all'emersione della costa a nord di Catania; questa prima attività fu seguita da un altro episodio simile 200 mila anni dopo nella zona  a sud-ovest del Mongibello (altro nome dell’Etna). Probabilmente il primo edificio dell'Etna si formò circa 180 mila anni fa con l'emissione di magma semplice. In seguito il magma divenne più complesso (vulcanismo esplosivo) e si arrivò alla formazione di numerosi edifici vulcanici che presero il nome di Trifoglietto. Successivamente nacquero altri edifici vulcanici, distrutti poi  durante il collasso della caldera.

Gli studiosi del settore identificano due fasi del Mongibello: la prima, caratterizzata dalla formazione dei crateri Leone ed Ellittico e dal più importante mutamento del magma nella storia dell'attività del vulcano; la seconda è costituita dalla formazione dell'attuale cono.

 L'Etna, con il suo confine litologico di 250 Km ed una superficie di circa 1.265 km/q, è il più grande vulcano d'Europa; la sua altezza, in corrispondenza dei crateri sommitali, raggiunge la quota di circa 3.360 metri, ma tale altezza è continuamente variabile nel tempo.

Solo nell'epoca storica si contano ben 135 eruzioni tra cui quella del 1669 sommerse Catania in piccola parte e poi continuò in mare per circa 700 metri; e quella recente, del 1928, che distrusse il centro di Mascali, appena a nord di Giarre e di Riposto.

Un fitto alone di leggende circondano questo vulcano.

Se da lontano colpisce la mole imponente del vulcano, che si leva di getto fino a 3290 metri a ridosso del mare, da vicino meraviglia e avvince il contrasto tra l'intensità delle colture, in gran parte di pregio, nella parte bassa, e il paesaggio nero, avvallato e deserto della zona alta, che  per incanto si ammanta di neve candida nella stagione invernale.

L'Etna non forma un massiccio conico regolare: fino a 1500‑1600 metri, infatti, le pendenze sono poco sensibili, gli espandimenti lavici si stendono sui terreni sedimentari postpliocenici, che in alcuni casi si trovano ancora a 800 metri di altitudine, come le argille quaternarie di Santa Maria La Vena e di Santa Venera, che testimoniano dell'importanza avuta dal fenomeni bradisismici e tettonici nella formazione della grande montagna.

Sono questi espandimenti lavici che hanno allargato in modo sensibile l'apparato vulcanico in rapporto alla sua altezza: la superficie della regione etnea si ragguaglia infatti a 1400‑1500 chilometri quadrati, con un circuito di circa 200 chilometri.

Il vero cono etneo inizia dunque soltanto intorno ai 1500 metri, con inclinazioni cospicue, ma risulta poi rotto da un esteso altopiano a 2900 metri, residuo di un antico cratere di forma ellittica.

Da questo piano si erge il cono terminale, suscettibile, per la natura vulcanica del rilievo tuttora attivo, di variare di quando in quando  la sua forma e la sua altitudine: ad esempio era di 3313 metri nel 1865, ed è oggi di 3.360 metri.

Ma questa tripartizione in altezza dell'Etna risulta ulteriormente variata per la presenza di diverse centinaia di coni secondari o di crateri avventizi che rompono l'andamento conico generale, e di profondi squarci, come la valle del Bove, le cui pareti, alte da 600 a 1200 metri, danno un'idea, con la loro alternanza di correnti di lava e di banchi di tufo attraversati da dicchi, della struttura del vulcano.

Prevalgono di gran lunga, nella regione etnea, i terreni vulcanici, formati per lo più da lave e basalti andesitici e da tufi, lapilli e ceneri; mentre i terreni alluvionali sono costituiti da argille, da ghiaie poco cementate, e tra le formazioni più recenti, anche da sabbie.

In genere, ad eccezione delle argille, si tratta di terreni molto permeabili: sicché le acque di precipitazione ‑ che da un minimo di 600‑700 millimetri all'anno lungo le pendici del vulcano, raggiungono circa i 1400 nelle parti più elevate ‑ e quelle di fusione della neve - presente dai 1600 metri in su nell'inverno - scompaiono tra i meati del terreno per riapparire scarse al di sopra dei 1000 metri, e abbondantissime al di sotto dei 700‑800 metri.

Si può pertanto distinguere una zona alta, prevalentemente arida, con assenza di una vera idrografia superficiale, da una zona bassa, ricca di acque: soprattutto la larga fascia che da Adrano, attraverso Paternò, Mascalucia, Aci Sant'Antonio, Santa Venerina, Piedimonte Etneo e Linguaglossa, occupa tutto il versante meridionale, orientale e parte di quello settentrionale della grande montagna; mentre meno ricche appaiono le sorgenti a nord‑ovest, nei territori di Bronte e di Maletto.

Dovunque, tuttavia, nella zona bassa, le sorgenti naturali sono accompagnate da frequenti pozzi che attingono alla falda acquifera sotterranea. Tale ricchezza d'acqua ha permesso un'espansione eccezionale della coltura degli agrumi, specialmente nei territori di Mascali, Giarre, Acireale, Misterbianco, Paternò e Biancavilla.

Il manto vegetale originario resiste ancora solo nelle parti più elevate dell'Etna: boschi di  querce, elci, castagni, pini, larici, betulle, faggi e pioppi fino ad un'altezza di circa 2000‑2050 metri. Ad essi si intercalano nei terreni più assolati e quindi succedono fin verso 2500 metri, la ginestra etnea , che raggiunge spesso 4‑5 metri d'altezza, il ginepro e l'astragalo etneo, o spino santo, e più in su ancora, fino a circa 3000 metri, il senecio, l'artemisia ed altre piante orofite indigene dell'Etna.

 

SK

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