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Escursione ottobre 2002

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Nino Calarco, webmaster,ideaz., progettaz.,  fotografia;  Mimmo Repice Autore;  Www: trattamento testi

 

La cima del monte su cui sorge Ferruzzano è una roccaforte naturale in pietra e tufo le cui pareti, scendendo a strapiombo, per decine e decine di metri, hanno reso  inespugnabile il paesello nei secoli della pirateria.

Dall'alto della sua posizione il panorama spazia per centinaia di km sui paesini della locride e sul mar Ionio. Oggi è un paese fantasma. La maggior parte delle case abbandonate sono dirute. Solo pochi nostalgici, come l'amico Mimmo Repice, ancora ritornano rivivendo struggenti vicende di un tempo che fu.

 

BREVE PRESENTAZIONE DI FERRUZZANO

Il comune di Ferruzzano, dista circa 70 Km da Reggio Calabria e si divide in tre frazioni: Ferruzzano Marina, Saccuti e Ferruzzano Superiore che sorge a 470 metri sul livello del mare, a 9 Km di distanza dal mar Ionio e, dopo le alluvioni, i terremoti ed i problemi di dissesto idrogeologico, ospita circa 10 famiglie, che si dedicano all’allevamento del bestiame e alla conseguente produzione di formaggi.

Ferruzzano Marina, posta a 12 metri sul livello del mare, è, invece, la zona più popolata del Comune, segno tangibile del continuo e progressivo abbandono del centro interno, distante dai grandi nodi di comunicazione.

Situata tra i centri di Africo (a nord) e Brancaleone (a sud) e attraversata dalla strada statale 106, è costituita da abitazioni moderne ed è un rinomato centro turistico, soprattutto in estate.

Il nome Ferruzzano, secondo alcuni, trova origine nella posizione stessa, infatti, è composto dal sostantivo ferru (ferro) e dall’aggettivo nzanu (sano) ossia “ferro saldo”, ferro che non si rompe, vale a dire un territorio inespugnabile proprio perché situato su una collina, quasi inaccessibile e ben fortificata  ed un popolo che non si spezza.

Ma il suo toponimo potrebbe anche essere originato da Bruzzano, con anteposto il prefisso “per” , latinizzato in “pheri” e, successivamente, volgarizzato in “fer”, seguito da bruzzano, con trasformazione della b in r.

La sua fondazione risale al XVI secolo ed è conseguenza delle incursioni dei Saraceni, che infestarono la costa, seminando razzie di ogni genere e costringendo gli abitanti a spingersi verso l’interno, alla ricerca di luoghi più sicuri, dove fosse possibile difendersi.

Fu casale di Bruzzano e, quindi, appartenne alle famiglie Marullo, conte di Condojanni, ai Canotto, agli Staiti, dal 1592 al 1674 e ai Carafa che lo tennero fino al 1806.

Con la legge del 4 maggio 1811, che prevedeva l’istituzione dei Comuni, Ferruzzano ottenne l’autonomia comunale e fu incluso nel Circondario di Staiti. Tale disposizione fu confermata dalla legge del maggio 1916 che i Borboni emanarono per il riordino della Calabria. Contava allora circa 600 abitanti, divenuti 2158 nel 1951.

Il paese fu gravemente danneggiato dai movimenti tellurici del 1783 e del 1907.  Durante il primo terremoto, non solo morirono, sotto le macerie, trentacinque persone e furono distrutte molte abitazioni, ma vennero meno anche vecchie tirannie ed inventari abusi feudali.

Crollarono le case degli artigiani e dei contadini, dediti all’agricoltura e all’industria della seta, ma anche i castelli e i monasteri, che obbligavano il popolo ad una schiavitù la quale ostacolava ogni forma di progresso.

Il patrimonio storico di Ferruzzano è costituito dai resti di antiche abitazioni, portali e parti di edifici del periodo compreso tra il XVI e XVII secolo, quasi tutti ubicati su un incantevole costone roccioso.

Il suo centro storico è altamente suggestivo, grazie alle stradine che si intersecano tra di loro, collegate da interminabili scalinate, sulle quali, sovente, si affacciano balconi colmi di vasi fioriti.

L’economia di Ferruzzano era principalmente sulla produzione di olio, grano, frutta e soprattutto vigneti, da cui si ottengono vini pregiati. Oggi la nostalgia spinge pochi proprietari che abitano "alla marina" a tornare alla loro vecchia casa e nei loro campi.

Una grande attrazione turistica è rappresentata dalla festa del patrono, San Giuseppe. La prima domenica di agosto il paese viene movimentato dalla processione del Santo, da giochi di piazza, da spettacoli musicali e dal famoso ballo "du Sceccaregliu", una sagoma a mezzobusto di un asino realizzato con un intreccio di canne e cartapesta su cui è stato collocato un sistema di botti pirotecnici; all'interno - protetto da una coperta - vi è un uomo che danza al ritmo di tarantella calabrese.

Man mano che si muove ritmicamente i botti prendono fuoco ed esplodono in una girandola rumorosa e lieta che si conclude con un lungo fischio.

 Non si conosce l'origine di questa scena. E' certo che essa fa parte delle tradizioni di molti altri paesi calabresi e viene indicata con nomi diversi es.: il gioco de "lu ciucciu" a Serra San Bruno, "u' camiddhu" a Sambatello e Acquacalda.

Diverse interpretazioni sono state date, tra quelle che più sembrano possibili pare che essa fosse un rito contro lo spauracchio dei Turchi nei secoli della pirateria rappresentato, appunto, dal cammello; oppure che fosse una chiara reminiscenza pagana di purificazione, la messa in fuga di spiriti cattivi che potrebbero danneggiare i raccolti o la salute.

 

 

SK

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