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Il santuario delle olimpiadi

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Sentendo parlare di Olimpiadi, difficilmente potremmo immaginare che nella verdeggiante vallata dell’Alfeo, nel Peloponneso occidentale, sonnecchiano ancora i resti delle poderosa mura che nel 776 a. C. furono testimoni delle festose emozioni dei giovani che affrontarono per la prima volta i giochi olimpici, i quali, nel tempo, coinvolsero gli abitanti delle città vicine e, forse, di città del Peloponneso più lontane, fino a diventare le feste più famose in tutto il mondo greco e a rappresentare un vincolo nazionale che affratellava i Greci, divisi in città-stato sempre in lotta fra loro, almeno una volta ogni quattro anni.

Oggi … neppure l’eco di quelle grida gioiose per chi vaga tra i resti del Santuario di Olimpia … solo macerie, memorie solenni del più antico centro religioso dell’Elide.

Qui sorgevano i templi di Era e di Zeus, con la statua crisolefantina del dio, capolavoro di Fidia, il magnifico gruppo di Ermete e Dioniso, opera originale di Prassitele, la celebre Nike volante.

E insieme a queste immortali opere d’arte sorgevano strutture e servizi finalizzati allo svolgimento dei giochi come lo Stadio, l’Ippodromo, la Palestra, il Ginnasio, un albergo, il Leonidaion, destinato ad ospitare gli stranieri, un Laboratorio speciale per la realizzazione della statua di Zeus.

Qui i giochi, come un rito,  proponevano sempre la stessa organizzazione: si iniziava con la corsa dei duecento metri, seguiva quella doppia e, quindi, il dolico o corsa di resistenza su un percorso di 14 Km. Successivamente si passava all’atletica pesante con i lottatori e poi al pugilato, così violento da indurre Omero a parlare di “ossa triturate”.

A completare l’immagine di Olimpia, capitale dello sport per oltre mille anni, numerosissimi altari, statue di dei, di demoni e di eroi, di vincitori dei giochi, di re e di strateghi e i Tesori, piccoli templi, costruiti sul terrazzo naturale che si estende ai piedi del Cronion, adibiti inizialmente al culto e utilizzati poi per custodire offerte preziose.

L’area, in età più antica, era stata occupata da un insediamento abitato senza interruzione dal Proto-elladico al Tardo-elladico, come viene attestato dagli edifici a pianta absidata, rettangolare ed ellittica.

La trasformazione dell’insediamento in centro culturale pare sia avvenuta in epoca tardo-micenea: a quest’epoca, infatti, risalgono le prime testimonianze dell’esistenza di un culto, quello di Pelope e di Ippodamia, principali eroi del santuario.

Ad un’epoca ancora più antica sembrano risalire i culti di Crono, Rea, Gea, Ilitia, Temi, i cui santuari erano concentrati a sud del monte Cronion, da dove proviene la maggior parte dei ritrovamenti che attestano i legami con Creta, in un’epoca in cui Olimpia era per i Cretesi un centro commerciale in cui importarono anche alcuni dei loro culti.

Nel periodo geometrico e agli inizi dell’epoca arcaica il bosco sacro di Olimpia, Altis, in cui crescevano  platani, pioppi, pini, olivi selvatici e l’olivo sacro, secondo la leggenda, portato da Eracle e da lui piantato nel santuario, comprendeva alcuni edifici molto semplici.

Successivamente tutti i greci parteciparono all’abbellimento del santuario, edificando i primi edifici monumentali, a cui si aggiunsero man mano nuove

costruzioni, alcune legate al culto, altre alle esigenze di carattere amministrativo, fino a che, nel IV secolo a. C. acquistò la sua definitiva struttura architettonica, completata poi in epoca ellenistica e romana.

Il santuario propriamente detto aveva tre entrate principali ed era isolato da un muro di peribolo: all’interno si trovavano i templi e gli edifici legati al culto,all’esterno gli edifici ausiliari, le abitazioni del sacerdote,le terme, le foresterie, la palestra ecc.

Olimpia conobbe un periodo di decadenza quando Silla, dopo aver saccheggiato i tesori del Santuario per assicurarsi i fondi necessari per la guerra contro Mitridate, trasferì i Giochi Olimpici a Roma.

 Nel 31 a. C., al tempo di Augusto, i romani mostrarono molta attenzione per il Santuario e per i Giochi, nell’ambito del loro programma politico in territorio greco.

Al tempo di Nerone venne costruito un nuovo peribolo, furono rese monumentali le porte del Santuario, costruite le Terme. Lo stesso Nerone si fece costruì una villa.

Nel 160 d. C. Erode Attico costruì un acquedotto che portava ad un serbatoio monumentale, il Ninfeo, le acque di una ricca sorgente.

La prima distruzione dei monumenti di Olimpia risale al 267 d. C.: per fronteggiare la minaccia degli Eruli, fu costruita una cinta con il materiale ottenuto dalla demolizione degli edifici che si trovavano all’interno e fuori del Santuario. Fu risparmiato solo il tempio di Era.

 

In un aspetto sempre più decadente, il Santuario sopravvisse ancora un secolo, durante il quale, soprattutto all’epoca di Diocleziano, furono effettuati lavori di restauro. Con gli editti di Teodosio I nel 393 d. C. e di Teodosio II nel 426, il santuario cessò di esistere e furono distrutti i monumenti dell’Altis.

A completare la distruzione due terremoti del 522 e 551 d. C., gli allagamenti dell’Alfeo e del Cladeo e gli smottamenti di terra del monte Cronion, che ricoprirono, infine, tutto il sito del Santuario con un terrapieno di 7 metri di spessore.

 

 Sk

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