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Escursione del 26 giugno 2005

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Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., fotografia, testi.

 

Isola di Ortigia, SR: Al centro della foto si nota il Castello Maniace, dal nome del condottiero bizantino. Siracusa sorse originariamente sulla piccola isoletta di Ortigia. Secondo lo storico Tucidide, fu fondata verso il 733 a. C. da Archia, della famiglia dei Bacchiadi di Corinto. Quando questi pose piede sull'isoletta, la dedicò alla dea Artemide, scacciò i siculi, unici abitanti di questo luogo, i quali abbandonando il loro villaggio di capanne ovali si rifugiarono nell'entroterra.

 

L'isola di Ortigia si estende davanti alla protuberanza di Capo Panagia sulla costa tra Catania e l’estremo sud della Sicilia.

Nell’ antichità la sua posizione era estremamente fa­vorevole, sia per il territorio ricco di acque, sia dal punto di vista difensivo e commerciale.

Ortiglia fu sede di un villaggio siculo e probabilmente anche di una stazione fenicia, ma soltanto durante il periodo della colonizzazione greca i caratteri inerenti alla sua posizione furono particolarmente valorizzati: nel 734 a. C. un gruppo di Corinzi vi fondò quella che la tradizione ricorda come la seconda colonia greca di Sicilia.

Siracusa sorse originariamente sull'isoletta di Ortigia e fu fondata, secondo quanto riferisce Tucidide, verso il 733 a. C. da Archia, della famiglia dei Bacchiadi di Corinto.

La data della fondazione, tuttavia,  in base a recenti considerazioni archeologiche, è stata spostata all’anno 740.

Secondo Strabone l'opera dell'oracolo di Delfi è decisiva nella fondazione della nuova città di Siracusa: egli narra che davanti l’oracolo era presente l’acheo Miscello o Micilio, figlio di Alemone, il fondatore di Crotone, e che ad entrambi era stata data la possibilità di scegliere tra la Calabria e la Sicilia.

I coloni corinzi al loro arrivo trovarono l'isola e la terraferma già abitate: gli scavi hanno accertato l'esistenza di capanne sicule, confermando la testimonianza di Tucidide che allude a lotte con popolazioni locali sostenute dai coloni.

All’inizio l’isola aveva una costituzione oligarchica, testimoniata dal nome degli aristocratici proprietari della terra, i gamoroi, distinti dai kytlirioi, veri e propri servi della gleba.

Fino al 485, con l’arrivo di Gelone, fratello del tiranno gelese Ippocrate, le notizie sulle vicende siracusane sono molto scarse.

Nella rivolta di quegli anni i garnoroi vennero espulsi, e della situazione approffittarono i signori di Gela per impadronirsi della città, istaurando la democrazia.

Già nel VI secolo Ortigia era unita alla terraferma da una specie di diga, più tardi sostituita da un ponte situato più ad oriente di quello attuale di origine medievale e rinascimentale.

Gli scavi condotti sull’isola intorno all'Athenaion ed all'Apoltonion (o Arternision), hanno dimostrato l'esistenza di santuari nel VII secolo, mentre già in età arcaica era presente l'agorà, la piazza principale della città, proprio nelle immediate adiacenze del tempio di Apollo.

Quest’ultimo è fra i più antichi della Sicilia, costruito negli ultimi decenni del VII secolo o ai primi del VI; su un gradino si legge un’ iscrizione che cita un certo Kleomenes, un personaggio forse preposto alla costruzione.

L’ importanza di Siracusa crebbe molto presto grazie al commer­cio del grano, del vino e dell'olio, oltre che dei più vari manufatti.

Di conseguenza Siracusa fu strettamente legata da una par­te con le città della Grecia, e dall'altra con l'Egitto e con la Siria.

Nel V secolo a. C., sempre sotto il dominio di Gelone, la città attraversò il suo periodo di massimo splendore: il vecchio insediamento insulare si estese sulla terraferma, dove sorsero i quartieri di Acradina, la Tiche, e la Neapoli, e dove più tardi fu costruito il teatro.

Ortigia e Acradina erano chiuse da mura, Neapoli e Tiche erano invece borgate aperte (proasteia), prevalentemente residenziali.

Il notevole incremento topografico portò ad una distinzione funzionale tra l’isola e la terraferma: Gelone trasformò l'isola di Ortigia in fortezza, sede della propria residenza e di quella dei suoi soldati, costringendo la popolazione civile ad insediarsi nei quartieri esterni.

Verso la fine del V secolo a. C., Dionisio costruì imponenti opere murarie di difesa includendovi l'altopiano vicino dell'Epipoli e due grandi fortezze, Eurialo nell'entroterra e Ortigia all'ingresso dell'isola.

 

La decadenza cominciò dopo la conquista da parte dei Romani, nel 212 a. C.; durante l'Alto Medioevo la città si contrasse sempre più, pur avendo goduto sotto i Bizantini di quasi tre secoli di vita tranquilla anche se contenuta.

Dopo il primo tentativo di occupazione dei Musulmani nell’ 827, Siracusa decadde sotto ogni aspetto: Acradina venne abbandonata e la popolazione si chiuse nella cinta della penisoletta di Ortigia, dove dall'estate dell'877 alla primavera dell'878, aveva subìto l'assedio.

In seguito all'espugnazione il bottino raccolto dai Musulmani fu in gran parte mandato a Palermo, insieme a molti superstiti destinati al mercato degli schiavi.

A Siracusa rimase una guarnigione musulmana, nucleo principale per il ripopolamento.

La città si ridusse dunque alla sola isola Ortigia, cioè alla parte più antica dell'insediamento greco, e dentro questi stretti limiti rimase fino alla fine del Settecento.

Con la conquista musulmana Siracusa perse il ruolo di capitale dell'isola e l’interruzione degli scambi militari, politici e commerciali con i territori dell'impero bizantino, della Grecia e dell'Italia meridionale compromisero ogni possibilità di ripresa.

 

Durante la breve riconquista del 962 da parte delle forze bizantine e dopo la spedizione, più ambiziosa, condotta da Niceforo Foca nel 964, la scarsa popolazione di Siracusa era sparsa tra Acradina e l’isola di Ortigia; oltre a questo vari terremoti apportarono notevolissimi danni e la ricostruzione avvenuta nel secolo successivo improntò con caratteri ancora oggi evidenti il paesaggio della città.

Non mutò il vecchio rilievo topografico dell’isola, tipicamente medievale, con strade strette e contorte, ma entro i limiti di questo impianto si procedette ad una sistematica trasformazione delle case, in particolare dei palazzi e delle chiese: sorsero i palazzi barocchi Beneventano, Borgia, Bongiovanni, Rizza, e le chiese di San Filippo, San Giuseppe, dello Spirito Santo e San Domenico.

A questo fervore di opere di rifacimento e sistemazione non seguì però una rinascita economica e demografica della città.

Siracusa recuperò il ruolo di capoluogo solo nel 1865, anche se la vita com­merciale, economica ed amministrativa continua ad avere il suo fulcro nell'isola di Ortigia.

Il risveglio della città cominciò solo con l’inizio del XX sec., grazie alla sua posizio­ne, alla presenza di un ottimo porto naturale e ad una politica di valorizzazione del territorio.

Notevole incremento hanno avuto i traffici marittimi, che hanno il loro centro nel Porto Grande, tra il borgo Sant'Antonio, sulla terraferma e la fonte Aretusa sull’isola.

 

Il movimento del porto era ancora piuttosto contenuto durante gli ultimi decenni dell'Ottocento mentre segnò un rafforzamento durante e dopo la guerra libica.

Dopo la guerra la ripresa fu lenta, ma un decennio dopo l'imbarco del petrolio ragusano dalla penisola di Magnisi fece aumentare la massa delle merci esportate anche grazie al miglioramento degli approvvigionamenti, alla messa a coltura di terreni nella piana e alla rinnovata cura di vigneti e agrumeti.

Intanto lo sfruttamento del ricchissimo patrimonio monumentale a fini turistici (preceduto e accompagnato dalla valorizzazione in campo scientifico) maturò a partire dagli ultimi anni del secolo scorso e dopo la fine del secondo conflitto mondiale, grazie alla costruzione di numerose strutture economiche e sociali, in taluni settori la città ha oggi raggiunto un notevole sviluppo.


 

bibliografia

Peri, Illuminato   Uomini, città e campagne in Sicilia dall’XI al XVIII secolo, ed. Laterza, 1990
Peri, Illuminato   
La Sicilia dopo il Vespro: uomini, città e campagne, 1282-1376, Roma- Bari 1982

 

 SK

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