Escursione giugno 2004

 

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L'antica Tindari (Tyndaris) sorgeva su questo promontorio a picco sul mare. Fu fondata da un gruppo di coloni costituito in gran parte di Messeni del Peloponneso, fuggiti da Zacinto e da Naupatto, che si imposero sugli abitanti autoctoni sia per la loro superiore cultura che per il folto numero. Essa venne chiamata Tindari dai nuovi venuti in onore ai Dioscuri, figli di Leda moglie di Tindaro.

 

  BREVE PRESENTAZIONE

Sulla costa settentrionale della Sicilia, nel Golfo di Patti tra Capo Milazzo e Capo CalavÓ di trova capo Tindari, affermato centro turistico, dall'alto del quale lo sguardo spazia libero sul Tirreno e le Eolie, sui Peloritani, sui Nebrodi, e sul bel piano arcuato di Oliveri e Falcone, ricco di agrumi e di viti.

Sulla spianata del promontorio, che si trova sui 270‑280 metri a strapiombo sul mare, si ergono le imponenti rovine dell'antica Tyndaris e le mura che la difendevano, lÓ dove il promontorio si lega con minore pendio alla campagna vicina.

L'antica Tindari (Tyndaris) venne fondata nel 396 a. C. da un nucleo di coloni, costituito in gran parte di Messeni del Peloponneso, in cerca di rifugio dopo la vittoria degli spartani sugli ateniesi.

Giunti a Messina furono in un primo momento accolti da Dionisio il quale, in seguito alle proteste di Sparta, li costrinse ad abbandonare la cittÓ.

I Coloni, abbandonata Messina, giunsero sul promontorio dell'attuale Tindari e ne furono attratti per la sua felice posizione, pertanto si accamparono.

Il luogo era abitato dagli indigeni fin dal tempo del bronzo.

I nuovi coloni in breve si imposero sugli indigeni grazie al loro superiore grado di civiltÓ, denominando persino la nuova cittÓ.

Venne chiamata Tindari in onore dei Dioscuri che erano, secondo il mito, figli di Leda moglie di Tindaro.

In seguito fu conquistata da Dionisio prima e Agatocle dopo, tiranni di Siracusa. Nel 256 a. C. i Romani la conquistarono; e fedele a Roma la cittÓ rimase durante le guerre puniche, acquistando il favore dei nuovi conquistatori, che ne incrementarono la prosperitÓ.

Fiorente sotto l'impero di Roma, essa conserva le mura del III secolo a. C., il teatro greco, la basilica e l'agorÓ, e tutto l'impianto della cittÓ romana, con un grande decumano al quale si raccordano, alla distanza regolare di 29,50 metri, piccole vie perpendicolari, o cardini, in sensibile pendio, disposte a disegnare piccole ź isole ╗ di abitazioni, per lo pi¨ signorili.

Plinio narra che prima del 70 d. C. parte della roccia sulla quale era costruita la cittÓ precipit˛, per una frana, nel sottostante mare.

Nelle monete tindaritane vi era un delfino, o Nettuno, o una prora di nave. E' certo che ancora nel VI secolo Tindari, divenuta sede vescovile, manteneva la sua importanza. Nel 501, infatti, il suo vescovo Severino compare fra i partecipanti al pretesi sinodi romani.

Alla fine del VI secolo, poi, Gregorio Magno si congratulava col vescovo tindaritano per il bestiame allevato per conto della Chiesa. Del vescovo di Tindari si parla ancora in un documento dell'VIII secolo. Ma la cittÓ venne distrutta dai Saraceni nell'836.

Il territorio, all'epoca normanna, venne assegnato a Patti.

Martino il Giovane, alla fine del XIV secolo, dichiarava Tindari sobborgo di Patti, alla cui Curia assegnava i beni e le gabelle del territorio.

E tale condizione si mantenne sino al XIX secolo.

Il Santuario

Su tutto sovrasta il Santuario, splendido di colori e di ornamenti, il silenzio ha trovato qui la sua oasi: un silenzio carico di memorie che di fronte all'immensitÓ e alla bellezza del paesaggio schiude l'anima a profonde meditazioni.

La leggenda vuole che attorno al IX secolo d. C. una nave proveniente dall'oriente si aren˛ sulla spiaggia di Tindari in seguito ad una tempesta. Calmata la tempesta la nave non riusciva a partire, allora i marinai cominciarono ad alleggerirla ma inutilmente. Solo quando portarono a terra la cassa contenente la statua della Madonna la nave scivol˛ via veloce.

La statua prese posto nel piccolo tempietto di Cerere. In seguito fu costruito un nuovo santuario e, quando questi venne distrutto dal pirata  Dragut, nel 1549 venne ricostruito ed ampliato.

Il nuovo santuario risale al 1956 e sorge nel punto elevato di Capo Tindari probabilmente sul luogo dell'antica acropoli..

Il Teatro

Costruito nel III sec. a.C. secondo alcuni, per altri nel II, sfruttando un avvallamento naturale del terreno.

Presenta una forma a ferro di cavallo che si apre su uno ... scenario mozzafiato: il mar Tirreno  le isole Eolie, Vulcano e Lipari, la lingua di terra di Capo Milazzo.

Una curiositÓ: il sottopiede dei gradini sono concavi per impedire ai piedi di urtare la schiena degli spettatori seduti nel gradino sottostante.

I coloni introdotti dall'imperatore Augusto per ripopolare la cittÓ apportarono dei rifacimenti e delle modifiche per adattarlo alle loro esigenze.

L'edificio e le insule

Cicerone cita nelle Verrine il Gymnasium di Tindari, che alcuni studiosi oggi collegano all'edificio romano che presenta tre arcate, altri ritengono sia il sontuoso ingresso  all'agorÓ, infatti le sue arcate sono attraversate dalla strada principale (decumano) della cittÓ. Nell'architettura romana non si trovano edifici con pianta analoga,  per cui  rimane un mistero quale sia stato il suo utilizzo.

Parallelo, ma a valle del decumano principale (circa 15 m di dislivello) che congiungeva il teatro all'edificio a tre arcate, vi era un altro decumano: le due strade formavano un angolo retto con altre due strade. Le quattro strade delimitavano un isolato. Il dislivello rese necessario il terrazzamento del terreno su cui furono costruite le case aventi i muri in comune.

 

 SK

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