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EEscursione a Piazza Armerina (EN)

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Nino Calarco webmaster, ideaz., prog., fotografia

 

Piazza Armerina (EN) : villa imperiale romana del Casale, pavimento musivo.

La straordinaria serie di pavimenti a mosaico della villa imperiale romana di Piazza Armerina costituisce un unicum indimenticabile. Il complesso è un documento di costume, di civiltà e di un originale linguaggio figurativo. L’illustre archeologo Giacomo Caputo, allievo di Alessandro Della Seta, ha definito il complesso “l'ottava meraviglia dell'archeologia”.

I due maggiori paramenti musivi, la Piccola Caccia e la Grande Caccia, hanno avuto varie vicende attribuzionistiche, dovendosene collocare la data, secondo la diversa opinione di studiosi e archeologi, al IV o al V secolo d. C.

E' certo, comunque, che delle due opere, deve darsi la data più antica alla Piccola Caccia , attorno alla metà del IV secolo, anteriore di qualche decennio alla Grande Caccia, forse eseguita agli inizi del V.

Comunque, data la presenza di altri mosaici databili ancor più variamente, è sufficiente indicare per tutto il complesso i due secoli proposti, che lo pongono all'epilogo del mondo pagano.

E' stato indicato come il naturalismo ellenistico dei trionfi nella variatissima impostazione scenografica dell'insieme che, con accenti cromatici, rivelano un gusto quanto mai sapiente1.

 

 

La storia

La villa, distante tre chilometri da Piazza Armerina, fu edificata tra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C. ed ebbe il suo periodo di splendore nei sec. IV e V d.C.

Il vasto complesso è costituito da circa sessanta ambienti disposti su una superficie di circa 3500 mq.

Dai resti trovati nel sottostrato della villa si deduce che essa fu costruita su un precedente edificio rustico del II secolo d.C., nei pressi di un centro abitato e, molto probabilmente, vicino alla strada che da Catana (Catania) portava ad Akragas (Agrigento).

Non si hanno notizie sul “domino” della villa, anche se qualche studioso, come il Gentili, avanza l’ipotesi che l’edificio sia stato costruito, come residenza estiva, dallo stesso Maximianus, uno dei tetrarchi dell’Impero romano.

Sicuramente la villa, detta a quel tempo Palatia, fu abitata dai romani fino alla discesa dei vandali attorno all'anno 440.

Nel 534 il generale bizantino Belisario,  proveniente dalle coste africane, sbarcò a Catania con ottomila uomini, passò a Siracusa e, poi, occupò Palermo. In breve tempo la Sicilia si ritrovò sotto la dominazione bizantina.

 
 

I Bizantini abitarono la villa per circa tre secoli; durante il periodo della loro dominazione l’edificio ritornò al suo antico splendore, con restauri e abbellimenti.

Nel 663 d.C l’imperatore Costante II, nel tentativo di riportare la capitale dell'impero a Roma, trasferì la corte, la zecca e gli uffici imperiali da Costantinopoli a Siracusa, in attesa di sconfiggere i Longobardi attestati a Roma, ma, a causa di una congiura, venne assassinato nel 668 d.C. e, l’anno successivo, suo figlio Costantino IV Pogonato riportò la capitale a Bisanzio.

Il 17 giugno dell’827, dopo aver conquistato Malta e Pantelleria, gli Arabi, con una serie di incursioni, sbarcano a Mazara.

In poco tempo l'esercito bizantino ripiega assieme alla resistenza dei cristiani indigeni. Quattro anni dopo, nell’831, conquistano Palermo, che diventa la capitale. Seguirà Messina, nel 842, e, nell’ 859, Modica, Ragusa ed Enna con Piazza Armerina.

Durante il periodo arabo la villa fu abitata dai saraceni: infatti, questa zona è stata denominata per secoli “Casale dei Saraceni”.

I terreni che costituivano il latifondo romano furono densamente sfruttati dagli arabi tramite l’introduzione di nuovi metodi e tecniche di irrigazione e di nuove coltivazioni come agrumi, cotone, lino, canapa, canna da zucchero, datteri,  carciofi, spinaci e melanzane.

 
 

Nel 1061 i Normanni, popolazione d'origine Scandinava, si inserirono nelle contese sorte tra gli arabi di Sicilia e i bizantini.

Questo popolo, con a capo due fratelli della famiglia Altavilla, Roberto il Guiscardo e Ruggero,  nello stesso anno sbarcò in Sicilia, e nel 1063, nella battaglia di Cerami, sconfisse i Musulmani conquistando nel 1071 Catania e Palermo, infine, nel 1087,  Enna, con Piazza Armerina e il nostro casale.

I Normanni, una volta attuato il loro indirizzo politico, si diedero a sviluppare il settore economico del tempo, per cui furono introdotte nuove industrie ed il commercio cominciò ad avere un progressivo sviluppo.

Anche il vecchio latifondo riprese il vigore di un tempo, e, con esso, arrivano molti braccianti.

Pian piano si formò un villaggio, denominato Platia da alcuni studiosi. La stessa villa del casale conobbe una rinascita sotto gli emergenti feudatari che la abitarono.

Per un lungo periodo non si hanno notizie certe, né si conosce il motivo del suo abbandono. Molto probabilmente venne saccheggiata quando Guglielmo I, detto il Malo, distrusse Platia, colpevole di aver ospitato i baroni ribelli, i quali certamente non dimorarono nel villaggio, ma nella villa.

 
 

E’ certo che, in seguito, uno o più smottamenti del monte accanto la seppellì, così come la cenere del Vesuvio seppellì la città di Pompei.

Attorno alla metà del XVII secolo qualche evento fece scoprire le sue rovine e con esso cominciarono i saccheggi che durarono sino al 1890, quando il comune decise di intervenire con i primi scavi sistemici.

Da allora molti illustri archeologi, come Paolo Orsi, Giuseppe Cultrera e Luigi Bernabò, hanno condotto minuziosi lavori di scavo riportando alla luce i preziosi mosaici che l’hanno resa famosa.

Bibliografia e approfondimenti

1. Antonello Federici "L'ottava meraviglia dell'archeologia".

2. Campolo, Carandini, Pucci, Pensabene "La villa del Casale a Piazza Armerina. Problemi: Elementi decorativiarchitettonici". Mefra, 1971.

3. P. Cagni, Piazza Armerina nei secoli, Edigraf, Catania, 1969.

4. Gino Vinicio Gentile, La villa erculea di Piazza Armerina, Roma 1959.

5. A. Holm, Storia della Sicilia nell'antichità, ed Forni, Bologna, 1965.

6. R. Romeo Storia della Sicilia, Società editrice Storia di Napoli e della Sicilia, Napoli, 1979.

 

 SK

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