www.maridelsud.com

Chiese della Calabria

Indietro|Home|Index|Avanti

  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi, fotografia

 

 

Sulla costa ionica a pochi chilometri verso l'interno di Ardore Marina si trova Bombile, un piccolo paese con poco più di 100 abitanti.

Sembra che abbia avuto origine remota e che il paese discenda dalla città che i Greci chiamarono Orra Locron, ed i Romani Uria, fondata  da Idomeneo re di Creta dopo essere stato scacciato dal suo regno. Questa tesi è contrastata da alcuni studiosi, i quali ritengono che questo luogo sia ubicato nel Salento.

Il suo nome deriva dal greco e significa "ape ronzante" probabilmente per la presenza di molti alveari nelle campagne circostanti. Secondo altri studiosi, invece, il nome si riferisce a Cumbile che dovrebbe significare zona di Catacombe.

Il paesino si sviluppa lungo la cresta di una collina a picco tra la fiumara di Condojanni da un lato e dal vallone della grotta dall'altra.

Le vecchie case sono costruzioni  ad uno o a due piani, con la copertura in tegole sulle quali vengono appoggiati dei massi affinché il vento grecanico, che qui soffia forte, non le strappi portandole via. Le porte d’ingresso e le finestrelle danno direttamente sulla piccola stradina che sinuosamente attraversa in lungo tutto il centro.

Dopo aver oltrepassato il paesello nella sua nuova via principale, una stradina porta sul bordo della collina davanti al profondo vallone la cui parete di destra è altissima: un muro di arenaria eroso dal vento e dall'acqua detto in loco “A timpa”. A mezza altezza si trova il Santuario della Grotta incassato nella parete con le sue strutture.

 
 

Da qui per raggiungere il santuario, fino a poco tempo fa, occorreva scendere attraverso una suggestiva scalinata tagliata direttamente nella molassa che permetteva di superare un dislivello di circa 28 metri.

Tra il 1965 e il 1966 fu realizzata una nuova pesante e sgradevole gradinata in cemento  di ben 142 alzate.1                                

Alla fine si giunge sul terrazzo naturale della struttura monastica.

La vista del panorama dall’alto della gradinata ci riporta nella mistica atmosfera dei primi tempi del cristianesimo,  il silenzio e la solitudine del luogo interrotta dal sibilare del vento grecanico, che soffia forte contro le nude pareti di arenaria, riempie l’animo del visitatore  di un surreale misticismo eremitico.

 LA STORIA

Le notizie sull'origine del Santuario sono scarse. Pare sia stato fondato come cella eremitica basiliana, infatti nella grotta sono presenti ancora frammenti di un affresco bizantino probabilmente dei secoli XI o XII, anche se tutte le notizie concordano nel ritenere che S. Maria della Grotta di Bombile sia un impianto di rito latino e non greco.

In località Sperone, vicino Bombile, il Beato Francesco da Zumpano (il frate che portò gli Agostiniani della Riforma) aveva fondato il convento degli agostiniani.

Lo stesso frate o più sicuramente il compagno Frate Lacobo da Tropea  attorno al 1502, ricavò nella parete una grotta dentro la quale collocò la statua della Madonna.: ”sotto la timpa di Bombile … in piedi la ditta timpa Frati Iacobo have comenzato a fare la grotta dove vole stanziare esso et appresso voli fare la Ecclesia di S. Maria la Grotta”2

 
 

"Anno Christi MDV. Jacobus, huius nominis  III ... His temporibus. Jacobi adprobatione aedíficata est prope Condojannum Ecclesia S. Mariae ad Cryptam, in eaque fratres Ordinis Eremitarum S. Augustini introducti sunt, fratre Jacobo Tropiensi eiusdem instituti auctore, qui fuit B. Francisci de Zampano eiusdem ordinis socius" 3

Nel 1507 Frate Lacobo da Tropea  trasformò la grotta in cappella rupestre e pose sull’altare una statua della madonna di cui non si hanno notizie poiché l’attuale statua, che si trovava dentro la chiesa del convento degli agostiniani, fu trasferita nella chiesa della grotta solo nel 16254

La statua, raffigurante la “madonna col bambino in braccio, il quale tiene in mano una colomba simbolo della pace, è una scultura in marmo bianco di Carrara ritenuta di scuola gaginesca del XVI sec.”3 alla cui base riporta l’iscrizione “S.M. de la Gructa MDIX”.

Narra una leggenda che quando gli agostiniani vollero riportare la statua della madonna alla chiesa del convento, questa miracolosamente se ne tornò nella chiesa della grotta5.

Accanto al tempio della grotta è stata ricavata una struttura monastica costituita da piccole celle scavate nel tufo, per le dimore dei frati.

In un primo tempo esse erano poche, piccole, umide e fredde, solo successivamente si spostarono più in alto dove furono scavate altre quattro celle ben aerate e più salubri, le quali opportunamente lavorate all'interno, erano autosufficienti per un piccolo numero di religiosi e pellegrini. In una grotta era incisa la data del 1571.

 
 

Nel 1629, ad un secolo dalla sua fondazione, una frana fece crollare alcune grotte nelle quali trovarono la morte i monaci che vi abitavano.

 Alcune celle, fino alla metà del XX sec., servivano ad ospitare pellegrini e una di esse fu scavata dai fedeli di San Giorgio Morgeto nel 1912.

La presenza degli ultimi frati si fa risalire al 1930 circa: sembra che l'ultimo sia stato Fra Giuseppe da Cittanova. Nel 1935 fu scavata l’ultima cella che venne adibita a cucina4.

Con la soppressione di alcuni monasteri, tra cui quello di Bombile ad opera Innocenzo X nel 1652, il culto della Madonna della Grotta subì una battuta di arresto per oltre due secoli.

Poi nel 1860 don Domenico Morabito, nominato parroco di Bombile, con una serie di interventi sia strutturali che religiosi fece ripartire  la devozione per la madonna e i pellegrini cominciano ad arrivare sempre più numerosi.

Nel 1891 dentro la grotta venne costruito in muratura un tempietto con la caratteristica forma interna a croce greca, con due cappelle ai lati, sulla destra è raffigurata una statua in gesso  della Madonna Addolorata  mentre l’altare di sinistra è sovrastato dal Crocefisso.

Il portale d'ingresso della chiesa è costituito da due colonne corinzie, con capitello d'acanto scolpito in pietra di tufo.

 
 

LA LEGGENDA

Narra di un ricco mercante il quale, trovatosi in gravi difficoltà in alto mare con la sua nave, fece voto alla Vergine di dedicarle una statua in caso di salvataggio. Tornato a casa ordinò il lavoro ad un valente artista, ma questi venne colpito da una malattia e non poté eseguire il lavoro.

Allo scadere del tempo prefissato il mercante tornò a ritirare il lavoro ma l'artista lamentò i suoi guai e quindi di non aver potuto eseguire il lavoro commissionato. Il mercante chiese, allora, di poter vedere l'abbozzo del marmo e, tra lo sbigottimento di entrambi, apparve ai loro occhi una bellissima statua della madonna, d'uno splendore veramente divino.

Caricata la statua sulla nave e giunta nei pressi di Ardore, la nave si fermò e non si riuscì più a farla continuare. Allora il mercante fece sbarcare la statua, una volta a terra trovò un carro tirato da due giovenche selvatiche, secondo un’altra versione da un toro, una volta che ebbe caricato la statua sul carro le giovenche partirono di corsa fermandosi solo davanti alla grotta dove oggi sorge il Santuario.

La leggenda narra un altro particolare secondo il quale per molto tempo i marinai che sostavano con le loro navi nelle acque antistanti durante la notte, vedevano sul monte una stella molto luminosa.

 
 

LA FESTA

Ogni anno, il 24 aprile, si svolgono nel Santuario manifestazioni religiose che si concludono nei primi tre giorni di Maggio con un pellegrinaggio. In questi ultimi giorni giungono molti devoti da tutti i paesi vicini a venerare la Madonna della Grotta.

Lo spiazzo antistante si anima di bancarelle ricche di tipici prodotti calabresi: la calia (ceci abbrustoliti nella sabbia rovente), i 'nzùddhi e i mustaccioli (biscotti di miele e farina).

La campana che si trova issata sulla roccia accanto alle celle alte è priva di battacchio, infatti viene fatta suonare col lancio di sassolini  o pezzetti di ferro o con monete lanciate dai numerosi devoti giunti per la prima volta che si accalcano sotto ad essa, ligi alla credenza secondo la quale chi suona la campana avrà la ventura di tornare al santuario negli anni successivi.

Durante i giorni di pellegrinaggio, mistico e profano si fondono: i pellegrini bivaccando all'aperto intrecciano danze e suoni paesani e, soprattutto, fanno mostra della classica e pittoresca tarantella calabrese.

Oggi del complesso non rimane più nulla, infatti nel 2004 una frana ha distrutto quasi tutta la struttura  monastica.

Della chiesa restano parte del muro perimetrale e la parete più interna, mentre le grotte, in passato usate dagli eremiti, sono andate completamente distrutte.

La statua della madonna è rimasta intatta ed è oggi custodita nella chiesa parrocchiale dello Spirito Santo di Bombile.

 

Bibliografia

1.  Maria Carmela Monteleone, Il Santuario della Grotta in Bombile d’Ardore, (studio storico e artistico), Arti Grafiche

     Ed., Ardore Marina (RC),1990.

2.  Antonio Oppedisano, Cronistoria della diocesi di Gerace, Franco Pancallo Ed., Locri RC, 2004

3.  O. Pasqua, Vitae episcoporum ecclesiae Hieracensis ab Episcopo conscriptae, .., Neapoli, MDCCLV

4.  Giovanni Musolino, Santi eremiti italo greci: grotte e chiese rupestri in Calabria, Rubbettino ed., Soveria M., 2002.

5.  V. De Cristo, Monografia del santuario di nostra signora della grotta presso Bombile di Calabria Ultra Prima,

     Roma, 1896.

 

 Sk

Torna su         Home|Index|Foto

 

  Risoluzione racc.: 1024 x 760 pixels - 16 mil. colori - Browser min. indicato: I. E. 4.0

 

  © Tutti i diritti riservati - webmaster@maridelsud.com - Sul web dal 1997

 by Spiderkapp