|
| |
Sulla costa
ionica a pochi chilometri verso l'interno di Ardore Marina
si trova Bombile, un piccolo paese con poco più di 100
abitanti.
Sembra che abbia
avuto origine remota e che il paese discenda dalla città che
i Greci chiamarono Orra Locron, ed i Romani Uria, fondata
da Idomeneo re di Creta dopo essere stato scacciato dal suo
regno. Questa tesi è contrastata da alcuni studiosi, i quali
ritengono che questo luogo sia ubicato nel Salento.
Il suo nome
deriva dal greco e significa "ape ronzante" probabilmente
per la presenza di molti alveari nelle campagne circostanti.
Secondo altri studiosi, invece, il nome si riferisce a
Cumbile che dovrebbe significare zona di Catacombe. |
|
Il paesino si
sviluppa lungo la cresta di una collina a picco tra la
fiumara di Condojanni da un lato e dal vallone della grotta
dall'altra.
Le vecchie case
sono costruzioni ad uno o a due piani, con la copertura in
tegole sulle quali vengono appoggiati dei massi affinché il
vento grecanico, che qui soffia forte, non le strappi
portandole via. Le porte d’ingresso e le finestrelle danno
direttamente sulla piccola stradina che sinuosamente
attraversa in lungo tutto il centro.
Dopo aver
oltrepassato il paesello nella sua nuova via principale, una
stradina porta sul bordo della collina davanti al profondo
vallone la cui parete di destra è altissima: un muro di
arenaria eroso dal vento e dall'acqua detto in loco “A timpa”.
A mezza altezza si trova il Santuario della Grotta incassato
nella parete con le sue strutture. |
|
| |
Da qui per
raggiungere il santuario, fino a poco tempo fa, occorreva
scendere attraverso una suggestiva scalinata tagliata
direttamente nella molassa che permetteva di superare un
dislivello di circa 28 metri.
Tra il 1965 e il
1966 fu realizzata una nuova pesante e sgradevole gradinata
in cemento di ben 142 alzate.1
Alla fine si
giunge sul terrazzo naturale della struttura monastica.
La vista del
panorama dall’alto della gradinata ci riporta nella mistica
atmosfera dei primi tempi del cristianesimo, il silenzio e
la solitudine del luogo interrotta dal sibilare del vento
grecanico, che soffia forte contro le nude pareti di
arenaria, riempie l’animo del visitatore di un surreale
misticismo eremitico. |
|
LA STORIA
Le notizie
sull'origine del Santuario sono scarse. Pare sia stato
fondato come cella eremitica basiliana, infatti nella grotta
sono presenti ancora frammenti di un affresco bizantino
probabilmente dei secoli XI o XII, anche se tutte le notizie
concordano nel ritenere che S. Maria della Grotta di Bombile
sia un impianto di rito latino e non greco.
In località
Sperone, vicino Bombile, il Beato Francesco da Zumpano (il
frate che portò gli Agostiniani della Riforma) aveva fondato
il convento degli agostiniani.
Lo stesso frate
o più sicuramente il compagno Frate Lacobo da Tropea
attorno al 1502, ricavò nella parete una grotta dentro la
quale collocò la statua della Madonna.: ”sotto la timpa di
Bombile … in piedi la ditta timpa Frati Iacobo have
comenzato a fare la grotta dove vole stanziare esso et
appresso voli fare la Ecclesia di S. Maria la Grotta”2 |
|
| |
|
"Anno Christi MDV. Jacobus, huius nominis III ...
His temporibus. Jacobi adprobatione aedíficata est
prope Condojannum Ecclesia S. Mariae ad Cryptam, in
eaque fratres Ordinis Eremitarum S. Augustini
introducti sunt, fratre Jacobo Tropiensi eiusdem
instituti auctore, qui fuit B. Francisci de Zampano
eiusdem ordinis socius"
3
Nel 1507
Frate Lacobo da Tropea trasformò la grotta in
cappella rupestre e pose sull’altare una statua
della madonna di cui non si hanno notizie poiché
l’attuale statua, che si trovava dentro la chiesa
del convento degli agostiniani, fu trasferita nella
chiesa della grotta solo nel 16254
La statua, raffigurante la “madonna col bambino in
braccio, il quale tiene in mano una colomba simbolo
della pace, è una scultura in marmo bianco di
Carrara ritenuta di scuola gaginesca del XVI sec.”3
alla cui base riporta l’iscrizione “S.M. de la
Gructa MDIX”. |
|
|
Narra
una leggenda che quando gli agostiniani vollero riportare la
statua della madonna alla chiesa del convento, questa
miracolosamente se ne tornò nella chiesa della grotta5.
Accanto al
tempio della grotta è stata ricavata una struttura monastica
costituita da piccole celle scavate nel tufo, per le dimore
dei frati.
In un primo
tempo esse erano poche, piccole, umide e fredde, solo
successivamente si spostarono più in alto dove furono
scavate altre quattro celle ben aerate e più salubri, le
quali opportunamente lavorate all'interno, erano
autosufficienti per un piccolo numero di religiosi e
pellegrini. In una grotta era incisa
la data del 1571. |
|
| |
Nel 1629, ad un
secolo dalla sua fondazione, una frana fece crollare alcune
grotte nelle quali trovarono la morte i monaci che vi
abitavano.
Alcune celle,
fino alla metà del XX sec., servivano ad ospitare pellegrini
e una di esse fu scavata dai fedeli di San Giorgio Morgeto
nel 1912.
La presenza
degli ultimi frati si fa risalire al 1930 circa: sembra che
l'ultimo sia stato Fra Giuseppe da Cittanova. Nel 1935 fu
scavata l’ultima cella che venne adibita a cucina4. |
|
Con la
soppressione di alcuni monasteri, tra cui quello di Bombile
ad opera Innocenzo X nel 1652, il culto della Madonna della
Grotta subì una battuta di arresto per oltre due secoli.
Poi nel 1860 don
Domenico Morabito, nominato parroco di Bombile, con una
serie di interventi sia strutturali che religiosi fece
ripartire la devozione per la madonna e i pellegrini
cominciano ad arrivare sempre più numerosi.
Nel 1891 dentro
la grotta venne costruito in muratura un tempietto con la
caratteristica forma interna a croce greca, con due cappelle
ai lati, sulla destra è raffigurata una statua in gesso
della Madonna Addolorata mentre l’altare di sinistra
è sovrastato dal Crocefisso.
Il portale
d'ingresso della chiesa è costituito da due colonne
corinzie, con capitello d'acanto scolpito in pietra di tufo.
|
|
| |
LA LEGGENDA
Narra di un
ricco mercante il quale, trovatosi in gravi difficoltà in
alto mare con la sua nave, fece voto alla Vergine di
dedicarle una statua in caso di salvataggio. Tornato a casa
ordinò il lavoro ad un valente artista, ma questi venne
colpito da una malattia e non poté eseguire il lavoro.
Allo scadere del
tempo prefissato il mercante tornò a ritirare il lavoro ma
l'artista lamentò i suoi guai e quindi di non aver potuto
eseguire il lavoro commissionato. Il mercante chiese,
allora, di poter vedere l'abbozzo del marmo e, tra lo
sbigottimento di entrambi, apparve ai loro occhi una
bellissima statua della madonna, d'uno splendore veramente
divino. |
|
Caricata la
statua sulla nave e giunta nei pressi di Ardore, la nave si
fermò e non si riuscì più a farla continuare. Allora il
mercante fece sbarcare la statua, una volta a terra trovò un
carro tirato da due giovenche selvatiche, secondo un’altra
versione da un toro, una volta che ebbe caricato la statua
sul carro le giovenche partirono di corsa fermandosi solo
davanti alla grotta dove oggi sorge il Santuario.
La leggenda
narra un altro particolare secondo il quale per molto tempo
i marinai che sostavano con le loro navi nelle acque
antistanti durante la notte, vedevano sul monte una stella
molto luminosa. |
|
| |
LA FESTA
Ogni anno, il 24
aprile, si svolgono nel Santuario manifestazioni religiose
che si concludono nei primi tre giorni di Maggio con un
pellegrinaggio. In questi ultimi giorni giungono molti
devoti da tutti i paesi vicini a venerare la Madonna della
Grotta.
Lo spiazzo
antistante si anima di bancarelle ricche di tipici prodotti
calabresi: la calia (ceci abbrustoliti nella sabbia
rovente), i 'nzùddhi e i mustaccioli (biscotti di miele e
farina).
La campana che
si trova issata sulla roccia accanto alle celle alte è priva
di battacchio, infatti viene fatta suonare col lancio di
sassolini o pezzetti di ferro o con monete lanciate dai
numerosi devoti giunti per la prima volta che si accalcano
sotto ad essa, ligi alla credenza secondo la quale chi suona
la campana avrà la ventura di tornare al santuario negli
anni successivi.
Durante i giorni
di pellegrinaggio, mistico e profano si fondono: i
pellegrini bivaccando all'aperto intrecciano danze e suoni
paesani e, soprattutto, fanno mostra della classica e
pittoresca tarantella calabrese. |
|
Oggi del complesso non rimane più nulla, infatti nel 2004
una frana ha distrutto quasi tutta la struttura monastica.
Della chiesa
restano parte del muro perimetrale e la parete più interna,
mentre le grotte, in passato usate dagli eremiti, sono
andate completamente distrutte.
La statua della
madonna è rimasta intatta ed è oggi custodita nella chiesa
parrocchiale dello Spirito Santo di Bombile. |
|
|
Bibliografia
1. Maria
Carmela Monteleone, Il Santuario della Grotta in Bombile
d’Ardore, (studio storico e artistico), Arti Grafiche
Ed.,
Ardore Marina (RC),1990.
2. Antonio
Oppedisano, Cronistoria della diocesi di Gerace, Franco
Pancallo Ed., Locri RC, 2004
3. O.
Pasqua,
Vitae
episcoporum
ecclesiae
Hieracensis ab Episcopo conscriptae, .., Neapoli, MDCCLV
4. Giovanni
Musolino, Santi eremiti italo greci:
grotte e chiese rupestri in Calabria,
Rubbettino ed., Soveria M., 2002.
5. V. De
Cristo, Monografia del santuario di nostra signora della
grotta presso Bombile di Calabria Ultra Prima,
Roma, 1896.
|
|