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*Stephanus

 

 

La cittadina medievale sorge su una rupe a 470 metri sul livello del mare ed a circa 6 chilometri dalla costa ionica meridionale della Calabria.

E' circondata ai lati da altissime rupi e si accede da una sola strada, in gran parte sospesa che si sviluppa su più tornanti.

La città, oggi, è tutta protesa alla ricerca del suo passato. Vi è un forte ritorno all'artigianato tradizionale: tessuti di lino, di lana e di cotone fabbricati con telai tradizionali, preziosi copriletti ottenuti dalla lavorazione della ginestra e intessuti con tecniche che si tramandano sin dai tempi della Magna Grecia e, inoltre, ricami, merletti, lavori in terracotta, prodotti dell'ebanisteria, prodotti gastronomici tipici.

Nelle campagne attorno alla cittadina viene prodotto uno dei vini più pregiati della Calabria, il Greco.

Le tante piccole gallerie d'arte sono esposte le opere di tanti artisti anche molto famosi.

Sul toponimo vi sono in atto diverse congetture: "Questa Città venne appellata Cirace, Hyerace, Chirace, Giragio, e Gerace, ed ora ritiene quest'ultimo nome, o che si voglia derivato dalla voce Cyriaca, .... o da Ieros voce Greca, che suona Santo, perchè Gerace la Città Santa fu detta.."

Scrive Francesco Nucera riferendosi ai profughi siciliani qui giunti in seguito alla presa dell'isola da parte degli arabi nel 902: "... Gerace, detta ... Agia Ciriaca (S. Domenica) dalle voci greche agia = santa e kuriakè = Ciriaca".1 Occorre tenere presente che il nome agia è di origine bizantina

Oggi, un po accantonata la santa, si preferisce far derivare il nome dal greco jerax che significa sparviero, falcone dal fatto che l'antico sigillo comunale portava inciso uno Sparviero.

Sulla data della sua fondazione non esiste alcuna indicazione.

Il territorio fu popolato sin dall'età neolitica. Del X secolo a.C rimane qualche testimonianza di siculi ed enotri.

Successivamente, intorno all'VIII secolo a.C., con l'arrivo dei coloni greci queste civiltà indigene si amalgamarono.

Durante l'età romana la rupe fu sede di presidio militare; sotto i bizantini, addirittura, divenne capitale amministrativa, militare e religiosa.

Risulta che nell'anno 787 il vescovo Cristoforo partecipò al Concilio Ecumenico di Nicea in qualità di "Sanctae Cyriacae Ecclesiae episcopus"2 (nuovo nome dato alla città dai Bizantini?

Quindi se nel 787 un vescovo sedeva sulla cattedra della chiesa di Gerace significa che a quel tempo la città era abbastanza popolata.

Occorre tenere presente che, poco più di un secolo prima, al Concilio Ecumenico tenutosi a Costantinopoli nell'anno 680 partecipava un: "Stephanus gratia Dei episcopus sanctae Locrensis ecclesiae"3.

Data la breve distanza tra le due città non potevano esistere due vescovati e le incursione saracene sulle coste iniziarono solo due secoli più tardi. Cosa è successo?

Tra l'VIII e il X secolo d.C., la popolazione è stata fortemente incrementata dai profughi dalla sottostante cittadina locrese per via delle incursioni piratesche saracene.

Tali migrazioni dovettero completarsi attorno al X secolo a.C.

La leggenda vuole, infatti, che intorno al 915 i locresi sopravvissuti ad una delle più terribili invasioni saracene sul territorio di Locri, in cerca di un rifugio sicuro, si sarebbero affidati alla guida di uno sparviero (in greco jerax), che li guidò su quest'altura. Il rapace divenne poi il simbolo della futura città.

Intorno al X sec. a.C. la rocca era abbastanza fortificata da respingere numerosi assalti saraceni; il maggior sviluppo tuttavia venne raggiunto solo sotto la dominazione normanna.

"Non vi è chi non conosca di quanto siano stati larghi i Re Normanni specialmente verso le Chiese, ed i Vescovi (di Gerace)"4.

 Infatti, proprio sotto il loro dominio venne completata la bellissima cattedrale.

Successivamente Gerace fu conquistata da svevi,  angioini e spagnoli; fu regio demanio e spesso retta da principi e valorosi duchi.

Nel XVI sec. vi erano in Gerace oltre trenta Chiese e Cappelle, e qui dimoravano teologi, filosofi, astronomi, poeti, musicisti.

 Nel XVIII venne persino fondata l'accademia letteraria "Colonia Arcadica", molto rinomata all'epoca.

Nello stesso periodo Gerace contava oltre sessanta chiese, otto conventi, diversi monasteri, un seminario e un ospedale e verso il 1850 la popolazione arrivò a superare i 7000 abitanti.

 

Bibliografia:

1. Francesco Nucera, Rovine di Calabria, Casa del libro ed., Reggio Calabria, 1982;

2. Francesco Nucera, Rovine ..., Op. cit.

3. Scriptorum ecclesiasticorum, Opera omnia, 1851

4. Pasquale Scaglione, Storie di Locri e Gerace, Napoli, 1856

 

 Sk

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