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escursione 1 maggio 2002 |
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Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia - Angela E. Calarco: testi, committenza locale |
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Pentidattilo, Melito di Porto Salvo, RC: Panorama. Il pennone di pietra che si eleva sopra la chiesa viene indicato come il pollice delle cinque dita (pente-dactylos = cinque-dita), sulla destra la configurazione del resto delle dita. Il castello di pentidattilo era incastonato, appunto, nell'incavo tra il pollice e il resto delle dita. |
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BREVE PRESENTAZIONE DI PENTIDATTILO Percorrendo
la S.S. Jonica 104 da Reggio Calabria si giunge a Melito Porto Salvo e
si imbocca la deviazione per Pentidattilo, sito a 250 metri s.l.m. Il
paese è arroccato ai piedi di un’enorme roccia modellata, dagli
eventi atmosferici e sismici, nella vaga forma di una mano aperta con le
dita rivolte verso l'alto, da qui Pentidattilo (dal greco Pente- dactylos = cinque-dita) Il paese è completamente abbandonato, restano le case danneggiate dall'incuria e dal tempo. Aggirandomi
fra le stradine delle vecchie abitazioni un
senso di solitudine mi pervade come se trasportata in un diverso
spazio tempo. |
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Le
mura delle case sono molto robuste, i tetti con tegole a coppa e le
cucine a legna situate accanto all'abitazione. Al
centro del paese spicca il campanile, maiolicato nella parte terminale,
della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo. Del
castello rimangono solo poche mura diroccate. Esso possedeva poderose
mura ancorate alla roccia (tra pollice e l’indice), praticamente
inespugnabile. Le
sue origini sono incerte ma nel 1283 esso apparteneva all'Archimandrita
della chiesa del SS. Salvatore di Messina. Nel
1589 fu venduto a Monello Simone degli Alberti, con il titolo di
Marchesato. A questa famiglia di Pentidattilo è legata la storia e il
mistero della tragedia degli Alberti. |
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Vuole la storia che Bernardino Abenavoli
del Franco, Barone di Montebello, avesse chiesto in sposa Antonietta,
sorella del Marchese Alberti di Pentidattilo. Il netto rifiuto del
Marchese, che aveva promesso la sorella al proprio cognato don Petrillo
Cortes, causò in Bernardino un enorme risentimento. |
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L'Abenavoli
nella notte di Pasqua del 1686, con i suoi uomini, penetrò nel
castello, trucidò il Marchese e la sua famiglia e rapì Antonietta. Il
destino gli fu avverso. L'Abenavoli per sfuggire alle ire del popolo e
degli spagnoli scappò oltre confine dove si ricoprì di valore nelle
tante battaglie combattute e trovò morte gloriosa. Quanto alla giovane
Antonietta finì i suoi giorni in convento. |
| Sk | ||
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