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la situazione di fine '700

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La viabilità - Il sisma del 1783 - Conseguenze del sisma - Interventi dei borboni - Evoluzioni e mutamenti tra 700 e 800

  Nino Calarco: Webmaster, ideaz. progettaz. fotografia - Veronica Aretini autore

 

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Dal VIII a.C. al 1783

 Situazione di fine 700

 Dall'800 al 1830

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    - Introduzione

    - Il focatico

    - Cenisia e Roboreto

    - Una Madonna negli USA

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1.  LA SITUAZIONE DEL COMUNE ALLA FINE DEL SETTECENTO

  La Calabria ed il Massiccio d'Aspromonte quindi anche il nostro Comune, è stato caratterizzato nel corso dei secoli da intensi e ripetuti fenomeni sismici: nei soli secoli XVI e XVII ve ne furono ben cinque, mentre nell’ XVIII secolo, e fino alla vigilia del 1783, il nostro territorio venne interessato da ben undici eventi sismici di rilevante portata.

Nel secolo XVIII, con il declino della potenza turca, le coste acquistarono maggior sicurezza e la Calabria perse in parte il suo secolare carattere di regione isolata. Durante questo secolo la regione fu meta d'itinerari per le bellezze naturali e per le antichità classiche ricercate dagli aristocratici imbevuti di cultura umanistica.

Nel 1782 non esistevano ancora carte topografiche aggiornate e una descrizione fisica ed economica della Calabria, se si eccettuava il "De antiquitate et situ Calabriae" del Barrio, della seconda metà del 500. Ma non era un caso isolato poiché in tutto il  Regno di Napoli nel 1804 mancava ancora una carta geografica esatta generale per il Regno.

All’indomani del catastrofico terremoto del 1783, che devastò interamente tutto il versante sud-occidentale della Calabria, si ebbero i primi studi naturalistici e le prime inchieste governative sull'effettiva condizione della regione.

2.  LE CONDIZIONI DELLA VIABILITA' ALLA FINE DEL '700

La carenza delle strade e l'esistenza di molte dogane interne e di pedaggi rendevano lento e difficile il commercio interno di tutto il Regno, contribuendo a mantenere le attività economiche a livello locale.

Bisognerà attendere i napoleonici perché le carrozze postali giungano a Villa S. Giovanni, insieme all’armata murattiana. In tal modo agli inizi del secolo XIX l'unica strada esistente lungo la costa tirrenica meridionale calabrese era la Strada Regia delle Calabrie, fatta realizzare dal Murat, che per il Ponte di Mesina giungeva fino a Villa S. Giovanni, con una lunghezza di circa 55 Km.

Da questo punto fino a Reggio (18 Km.) la strada non era che tracciata, non essendovi ponti sui torrenti Catona, Gallico e Scaccioti. Quindi il monopolio dei commerci era concentrato tra Bagnara, Scilla, Catona e Reggio, mentre i paesi dell'entroterra rimanevano isolati. Il territorio di S. Roberto era collegato alla costa da due sole mulattiere.

La prima allacciava i centri abitati della valle alla costa di Catona e Villa e scorreva la fiumara di Catona, frequentata per i traffici ed il commercio della seta. Costantemente minacciata dalle piene della fiumara e dalle frane, nei periodi estivi rompeva l'isolamento del villaggio di S. Peri, collocato su un'altura dirupata e delimitata da un lato dalla fiumara di Catona e dall'altro dal torrente Tombino.

Il villaggio nei mesi invernali e spesso anche in autunno e in primavera, rimaneva totalmente isolato a causa delle piene dei due torrenti.

La seconda mulattiera collegava la costa di Scilla e Bagnara con gli altipiani dell'Aspromonte, la cosiddetta "via del legname" che veniva trasportato essenzialmente verso Bagnara.

L’attuale sistema viabilistico di S. Roberto, è poco diverso da quello su citato, che a sua volta ricalcava, l'antico tracciato romano.

La mulattiera di fondovalle è oggi la strada provinciale che scorre lungo la fiumara costretta dalla montagna e dal fiume ad una larghezza inferiore a 6 metri.

La mulattiera dei pianalti è oggi la strada che salendo da Scilla si unisce, a Melia, alla Provinciale che proviene da Villa S.Giovanni, e con questa incrocia, la Statale Jonica dell'Aspromonte n. 183, in località Crocevì.

3.  IL TERREMOTO DEL 1783

La prima forte scossa venne avvertita verso le ore 19.10 del 5 febbraio 1783 ed ebbe durata di ben 2 minuti primi. La violenza fu tale da far crollare, in molti paesi, non solo le case, ma anche il terreno su cui esse erano poste. In tutto il territorio interessato dall'evento sismico le vittime furono moltissime. Nelle ventiquattro ore successive, a distanza di brevi intervalli, si susseguirono, ben 64 scosse.

L'area centrale particolarmente interessata dal fenomeno fu nella Piana di Palmi. Tra tutte le frequenti scosse che si ripeterono nel corso delle ventiquattro ore, quella delle ore 7,30 della mattinata del 6 febbraio fu disastrosa quanto la prima e, andando a colpire la stessa zona, completò così i danni della prima scossa.

L'urto che la caduta dei piani impresse sulle rocce di sostegno, si comunicò per le montagne granitiche lungo l'alpe dell'Aspromonte e lungo il territorio del Cenide, nei dintorni di Fiumara del Muro, includente il nostro comprensorio. Il 7 febbraio, alle ore 22 circa, ci fu una nuova scossa rovinosa tra Scilla e S. Agata di Reggio fino a Messina, dimostrando che l'epicentro si era spostato dalla Piana di Palmi verso sud-ovest.

Il nuovo forte impulso, dello stesso moto, andò a completare il disastro. La paura nella popolazione perdurò per parecchi anni perché repliche sensibili continuarono a ripetersi con frequenza. Infatti nel 1783 le scosse raggiunsero il numero di 950, nel 1784 il numero di 144, nel 1785 il numero di 50 e ancora nel 1786 il numero di ben 45.

Il susseguirsi di tali scosse generò in tutta l'area colpita ben 220 laghi, poi prosciugati in gran parte per opera del celebre idraulico Ignazio Stile. Il fenomeno sismico del 5/6 febbraio 1783, fu tra i più gravi mai avvenuti nella regione e sconvolse il territorio colpito arrestandone per molto tempo, qualsiasi forma di progresso.

Si deve tener presente che le scosse precedenti al 1783,  senza provocare vittime, avevano causato danni leggeri alle abitazioni precarie dell'epoca e ne avevano preparato,quindi, la caduta, quando sopraggiunsero gli urti violenti del 1783. 

4.  LE CONSEGUENZE DEL SISMA

Le prime notizie del tragico terremoto giunsero a Napoli soltanto il 14 febbraio 1783, portate via mare dalla Fregata S. Dorotea salpata da Messina. Il 15 febbraio 1783 da Napoli venne inviato sui luoghi del disastro, come Vicario Generale con la più alta autorità conferitagli dal re, il maresciallo Francesco Pignatelli, che giunse a Reggio il 18 febbraio. Malgrado le lente comunicazioni, il 20 febbraio della stesso anno giunsero in Calabria, a seguito del Pignatelli e del suo consigliere Zurlo, anche le prime vettovaglie, liquori, farmaci, vestiario e tende insieme a molti medici.

Due mesi dopo, il 15 aprile 1783, venne inviata sul posto una Commissione della Reale Accademia di Napoli con lo scopo di verificare la situazione e riferire sullo stato effettivo della popolazione colpita. e di studiare i territori devastati.

Negli scritti di alcuni studiosi, tra cui Giovanni Vivenzio, emerge una situazione drammatica, specialmente per quei paesi interni posti prevalentemente sui fianchi delle montagne dell'Aspromonte in totale isolamento gli uni dagli altri per la natura anfrattosa e dirupata dei terreni. In questi paesi le mura delle abitazioni erano in gran parte crollate per effetto della prima lunghissima scossa del 5 febbraio 1783.

Al sopravvenire della  seconda scossa del 6 febbraio, era avvenuto il disastro. In molti paesi diroccati erano divampati incendi, rimasti accesi a volte per più di due giorni. Molti abitanti erano rimasti sepolti sotto le macerie. Nelle sole prime propaggini interne all'Aspromonte, per gli sconvolgimenti del terreno, il Vivenzio, parla della formazione, di 50 laghi, tra piccoli e grandi, divenuti ben presto focolai di malaria.

Nelle montagne si erano formate spaccature e aperture di voragini di dimensioni impressionanti, tanto è vero che ancor oggi, risalendo da Reggio verso l'interno, è possibile osservare il risultato di quel terribile sisma che mutò la connotazione fisica del territorio colpito.

Esemplificativo è il caso del paese di Terreti rimasto diviso in due dalla rottura della montagna.

La fiumara di Catona già in piena invernale, in seguito delle violente scosse del 1783, uscì con violenza dal suo letto, inondando i campi del fondovalle compresi tra Acquacalda e Bolano, a prevalenza di agrumeto e protetti con semplici muretti di pietra.

L'area in cui si era concentrata la scossa più violenta del 5 febbraio, incominciava proprio alle falde occidentali dell'Aspromonte.

Fiumara del Muro, con tutti i suoi villaggi tra cui la contrada di S. Roberto, venne molto danneggiata dal terremoto. Nei vari centri abitati, parte degli edifici erano crollati, mentre quelli restanti si presentavano inabitabili.

I danni alle abitazioni nel comprensorio Cenideo furono gravi, tanto che molti abitanti migrarono verso altre zone ed intere contrade si spopolarono. Persino il brigantaggio, di grande vitalità in questa zona, dopo il terremoto manifestò una tregua.

Il Casale di S. Roberto prima del terremoto contava 1.096 abitanti. A causa del sisma perirono 14 maschi, 4 femmine e 7 bambini, per una perdita complessiva di 25 unità, mentre i danni subiti ammontarono ad un valore approssimativo presumibile intorno ai 60 Ducati [1 Ducato (di 10 carlini o 100 grana) = lire italiane (1861) 4,2487], cifra da ritenersi elevata per il periodo.

Si pensi infatti che, ancora agli inizi del 1800, la rendita minima per essere considerati proprietari, con godimento dei diritti politici attivi, si aggirava intorno ai 30 Ducati annui.

5.  GLI INTERVENTI ASSISTENZIALI DEL GOVERNO BORBONICO

Il governo borbonico tra la fine del 1783 e l’inizio del 1784, al fine di affrontare l’emergenza sisma in Calabria soppresse gli Enti ecclesiatici incamerando i loro beni ed istituì la Cassa Sacra, soppressa poi nel 1796 per gravi irregolarità

Verso la fine del XVIII secolo, il nucleo abitato di S. Roberto venne ricostruito in gran parte secondo la vecchia pianta antiquata tipica degli insediamenti medioevali.

Il suo impianto di lungofiume, ricalcava l'antica matrice pedemontana, costeggiando la montagna fino ad oltrepassare il Vallone Segheri che, dividendo l'abitato in due parti equivalenti, costituiva da sempre il naturale contrasse trasversale.

Così il paese si presentava con quelle stesse caratteristiche, limitative per il suo successivo sviluppo urbano, che lo avevano caratterizzato nel passato, in quanto composto di antichi nuclei saldatisi col tempo che lasciavano poco spazio all'assetto viario. I suoi edifici, ricostruiti sulle macerie di quelli distrutti e con pochi mezzi, presentavano a livello abitativo gli stessi inconvenienti igienico-sanitari del passato.

Per quanto riguarda invece le frazioni minori, si può soltanto rilevare che la frazione di S. Angelo, a differenza dei villaggi di Acquacalda e S. Peri situati grosso modo alla stessa quota del capoluogo, posta ad una quota di circa 700 m. s.l.m. su di un naturale terrazzamento dell'Aspromonte presentava condizioni complessive migliori.

6.  EVOLUZIONE E MUTAMENTI TRA LA FINE DEL 700 ED I PRIMI DELL' 800

La Calabria Ultra presentava alla fine del Settecento un quadro di grande desolazione: il fallimento della Cassa Sacra, che aveva inasprito i rapporti tra coltivatori e proprietari; i terremoti e le alluvioni; la struttura sociale ancora appesantita dei feudali scossi dalla comparsa della nuova borghesia; lo sfruttamento del fisco; il brigantaggio; la fame e le continue epidemie.

Il cardine e motore della struttura sociale calabrese era il "galantuomo" e la "famiglia".

L’impresa del Cardinale Ruffo e la "marcia della santafede” del 1799 rappresentò l'ultima scossa di un edificio già crollato.

Infatti la reazione del '99 fu un'azione disperata contro tutti i "galantuomini" il cui strapotere economico si era rafforzato proprio con l'istituzione della Cassa Sacra e l'alienazione dei demani ecclesiastici.

Nel comune di San Roberto non si sa nulla della guerra civile che dilaniò la Calabria per ben 4 anni. Tra il luglio del 1799 ed il febbraio del 1806, l'ordinamento feudale delle campagne rimase intatto, mentre si aggravava la situazione politica, finanziaria e sociale della monarchia. I debiti della Cassa Sacra ormai abolita gravavano sullo Stato, così che la Monarchia giungeva alla rivoluzione con una grave crisi finanziaria. Queste circostanze investirono anche il nostro comune.

 

 

 

 Sk

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