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Le arance

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San Roberto RC: Gli agrumi sono stati introdotti in Calabria dagli arabi assieme a tecniche agrarie innovative come quelle idrauliche per l'irrigazione dei campi. Così anche nel comune di San Roberto.

Fino al 1970 questa zona era molto rinomata per la sua qualità di arance, sanguinelle" e "reggine" tra le più richieste sui mercati esteri, molto ricercate per la loro particolare dolcezza, dalla caratteristica forma allungata e privi di semi.

 La coltivazione degli agrumi, concentrata prevalentemente nel fondovalle comprensoriale, richiedeva la massima irrigazione.  Infatti quasi tutto il terreno solcato dalla fiumara principale e dai suoi affluenti, era coltivato ad agrumeto.  I limiti di altitudine degli agrumeti potevano raggiungere soltanto le prime propaggini montane di selve cedue, tuttavia il mandarino e l'arancio forte resistevano anche a maggior altitudine.  Nel fondovalle si assistè ad una sostanziale ipercoltivazione, soprattutto degli agrumi ad alta remuneratività

Tale produzione, che aveva già conosciuto nella prima metà del XIX secolo una forte espansione (come dimostrabile dai dati catastali murattiani) lungo il greto della fiumara del fondovalle comprensoriale ai danni di quella tradizionale del gelso, divenne, con l'avvento degli anni '70 dello stesso secolo, la produzione portante locale.

Infatti tale produzione era quella più remunerativa e più appetita dai centri di smistamento costieri, che potevano riesportarla all'estero, addirittura fino agli Stati Uniti. Questa intensificazione della coltura, che comportò una sua realizzazione anche in alcuni terreni siti al di sopra dei 300 m. d'altitudine a discapito della qualità del prodotto, avvenne nuovamente a spese della coltura del gelso residua, rappresentando, negli anni '70 dell'800, il 10% circa della produzione dell'intera Provincia.

Dai documenti d'Archivio reperiti, relativi al Comune di S. Roberto, per l'anno 1874 risulta che essa assommava, per i 30.000 alberi d'arancio ivi esistenti, a 400.000 frutti. Si deve comunque notare che, a condizionare ulteriore intensificazione di tale produzione in questi anni, oltre ai fattori strutturali inerenti al frazionamento prevalente nella proprietà fondiaria del fondovalle comprensoriale, stavano ostacoli di altra natura: difficoltà irrigue legate al regime della fiumara, pesante subalternità del commercio locale alle precarie strutture viarie esistenti e al conseguente calendario delle fiere-mercato costiere. Queste fiere infatti, che costituivano le uniche occasioni di un'effettiva possibilità di mercato, si svolgevano prevalentemente nel periodo tardo primaverile ed estivo per permettere, data l'inagibilità delle strade nei mesi autunnali ed invernali, alle popolazioni dell'entroterra di raggiungere i mercati.

Per quanto riguarda il Comune di S. Roberto, questa stasi forzata delle attività commerciali costringeva i produttori d'agrumi ad immagazzinare negli scarsi, e spesso inidonei, locali disponibili per lunghi periodi frutti facilmente deteriorabili e deperibili, essendo il raccolto di tali frutti effettuato nel periodo invernale.

Tutto ciò influiva anche su un'ulteriore disincentivazione psicologica dei produttori locali che, per la loro già scarsa imprenditorialità e la carenza totale di una qualsiasi organizzazione di categoria, non erano stimolati a razionalizzare una produzione già di per sé estremamente laboriosa e complessa.

C'è da notare anche che questa produzione, realizzata per lo più individualmente, doveva svolgersi al di fuori di qualsiasi possibilità di finanziamento, data l'inesistenza, per tutta la seconda metà dell'800 di qualsiasi forma locale di credito agrario.

Oggi queste colture sono quasi del tutto abbandonate.

 

 Sk

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