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I briganti |
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Nino Calarco: webmaster, ideaz., prog., fotografia, testi |
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Brigante di Calabria: Nel settembre del 1810, la nuova Monarchia si mostrò subito molto più forte della Repubblica del 1799, operando una cruenta repressione che andò a completare il dramma di delle popolazioni calabresi. Murat, per distruggere il brigantaggio, inviò in Calabria,
con pieni poteri, in generale Manhés, il quale condusse contro le bande
una caccia spietata, terrorizzando le popolazioni. La sua azione fu talmente incisiva da riuscire, dopo alcuni mesi, a distruggere quasi completamente, come mai era accaduto in passato, i numerosi gruppi di banditi, tanto che per alcuni anni le campagne godettero di una relativa tranquillità. Gli
abitanti dei casali al fatalismo atavico, aggiungevano ora la
consapevolezza di aver sfidato quel sistema doppiamente estraneo e
nemico per cui il silenzio, omertà, divenendo la estrema forma di
difesa, in pratica comportava il coinvolgimento nella repressione anche
di buona parte della popolazione civile “
. . . . Lungo le strade
maestre e all'ingresso dei villaggi, teste di
briganti. Veri o presunti, (erano) esposti
a esempio e vituperio…”
come consuetudine nota nel
Sud fin dai tempi degli Spagnoli e
che verrà poi brigantaggio post-unitario.
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Brigantessa: una delle più famose brigantesse che contrastarono l'occupazione piemontese del Sud fu la bellissima Michelina De Cesare. Molte furono le donne meridionali impegnate contro le truppe d’invasione piemontesi. La De Cesare venne torturata e fucilata. Con la revoca dei Decreti garibaldini e l'estensione al Sud della legislazione fiscale piemontese, la presenza nell'area montana della Calabria di ex disertori dell'esercito borbonico e di altri sbandati, nonché di renitenti alla leva e dei perseguitati politici e per reati comuni, costituirono il nucleo centrale del riacutizzarsi del fenomeno del brigantaggio. Lo Stato italiano rispose con una vera e propria guerra a questa rivolta sociale che durò oltre quattro anni in cui furono impegnati nella lotta al brigantaggio ben 120.000 soldati al comando del generale Cialdini, quasi la metà dell'esercito italiano. Nello stesso anno venne dichiarata la legge marziale: processi sommari fucilazioni, incendi e saccheggi furono gli strumenti impiegati da Cialdini nell'opera di repressione, non solo contro i briganti, ma contro tutti i loro fiancheggiatori. Migliaia di morti in scontri armati e altrettante pene capitali o alla prigione a vita furono il tragico bilancio finale.
Nel 1865 il brigantaggio era stato praticamente sconfitto |
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