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San Roberto, RC: il mulino di Scannaporcelli sito tra le frazioni Acquacalda e Sant'Angelo.

Il mulino fu costruito in una località, a quei tempi, impervia, sul lato destro del torrente Scannaporcelli, uno dei tanti che si dipartono dall’altipiano dell’Aspromonte e si dirigono verso la fiumara di Telese.

Il mulino fu costruito in conseguenza della legge del governo fascista sul razionamento alimentare.

Particolarmente gravosa fu l'ordinanza di far convergere tutto il raccolto, pagato al contadino a basso prezzo, in un determinato posto dove un funzionario controllava la pesatura e l’immagazzinamento del grano. Al contadino veniva garantita solo quella quantità  sufficiente  per la sussistenza della famiglia e per la successiva semina. Questa quantità veniva registrata su una tessera loro rilasciata e su un elenco in dotazione alla Finanza. Con la stessa tessera si presentavano al mulino una volta alla settimana per macinare il grano.

Al capo famiglia che non possedeva grano veniva rilasciata una tessera col nome dei familiari a suo carico con la quale si recava al panificio per farsi consegnare la razione di pane che gli spettava, circa 150 grammi a persona al giorno, cui si aggiungevano per i lavoratori 150 grammi di farina alla settimana.

Alcuni contadini cercavano di nascondere parte del raccolto per poterlo rivendere ad alto prezzo al mercato nero o come il caso del nostro mulino, costruito in quella località impervia e fuori dal controllo dei funzionari fascisti,  la cui farina ricavata veniva poi venduta e panificata nei tanti forni che in quell’epoca erano posseduti da quasi tutte le famiglie del nostro territorio.

 

 Sk

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