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Le frazioni: Acquacalda

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 Acquacalda si colloca su affioramenti di rocce gneissiche primitive arenizzate in superficie, adattandosi alle condizioni imposte dalle propaggini di un monte a struttura di base granitica.

Il paesello si localizza sul lato destro della fiumara, a circa 440 m. s.l.m., ai margini tra la zona acclive e gli spianamenti di fondovalle.

Acquacalda  prese il nome da una sorgiva d'acqua: calda da novembre ad aprile e fresca da maggio ad ottobre.

Tale sorgente è localizzata in contrada Fosso che si trova nella parte alta a  nord della piccola frazione.

Fino al 1500 non si trova alcuna documentazione che riguardi questa frazione. Tutto lascia immaginare che sia stato un territorio selvaggio in quanto il territorio del fondovalle non essendo pianeggiante non era idoneo ad alcuna coltivazione.

Nella vallata l'unico centro abitato di importanza e che possedeva anche un castello era "Motta Fiumara". Catona, Salice, Rosalì erano completamente disabitate in quanto in gran parte sono andati a costituire Cenisa (Motta Fiumara).

Nel 1543 il pirata turchesco Khayr el-Din detto il Barbarossa nel 1532, attaccò Fiumara e nell'assalto uccise molte persone e molte ne fece schiavi. Prima di abbandonare il paese bruciò le case. Infatti tutt'oggi il posto è chiamato "Casarse" cioè "case arse".

Ancora, il 22 agosto 1552, dopo le incursioni piratesche avvenute nel mese precedente a Reggio, vi furono nuove stragi e incendi a Catona e a Fiumara.

La paura di nuove incursioni era alta e anche l'evidenza che Fiumara non era più considerato un luogo sicuro, spinse molti fiumaresi a cercare nuovi luoghi "dove nascondersi", là dove nessuna ciurma della pirateria turchesca, sarebbe stata in grado di scovarli.

Quindi dal 1543 (incursione del Barbarossa a Fiumara) al 1598 (data certa dell'esistenza della comuneria di San Roberto) molti abitanti di Fiumara in fuga andarono a formare il primo vero villaggio di San Roberto.

Dopo l'ultima incursione piratesca dell'8 giugno 1594, quando cinque navi turche si diressero alla volta della rada di Catona e una volta sbarcati si diressero prima verso Salice poi raggiunsero Fiumara, dove provocarono degli incendi sul territorio, molti altri abitanti di Fiumara, senza  più indugio, si riversarono nella comuneria di San Roberto dove "si verificò  un forte aumento demografico" che nel 1605 indusse gli abitanti del casale di San Roberto chiedere all'arcivescovo di Reggio Calabria l'istituzione di una parrocchia autonoma.

Nello stesso periodo, molti fiumaresi andarono a popolare anche quel piccolo altipiano sul lato destro della fiumara dove oggi si trova il paesello di Acquacalda. Nella parte alta del paesello, verso la fine di via Fosso, dove oggi si trova la sorgente che diede il nome al paese, una lingua di terra si protrae alta sulla fiumara. Qui i briganti del tempo avevano collocato un covo di sorveglianza: dall'alto di questa alta lingua di terra potevano scorgere subito, lungo il letto della fiumara, unico lato accessibile, chiunque si avvicinava dal lato mare per oltre 4 km.

Successivamente, l'attuale via Fosso venne scelta dai nobili e proprietari dei terreni che orbitavano attorno al paesello, per costruire qui i loro palazzotti e castelletti.

Dalla documentazione del 1828 risulta che i pochi abitanti di Acquacalda assistettero, l'anno precedente 1827, a delle trasformazioni del terreno, a causa di alluvioni, ed avvenimenti catastrofiche tanto che varie zone ubertose sono scomparse completamente: ancor oggi si notano le tracce degli sconvolgimenti che hanno creato la grande vallata di “Taormiti” e “Donica” avvenuti appunto nel Novembre del 1827.

Verso l'inizio del 1844 venne costruita la Chiesetta dell'Annunziata di Juspatronato dai Signori Melissari e Sacco di Reggio. Veniva celebrata la sola messa festiva.

Qui dove il tempo scorre lento e gli abitanti vivevano in completo isolamento impegnati nelle solite ripetitive faccende di tutti i giorni, la figura leggendaria di Garibaldi e dei Garibaldini, era nella mente di tutti e gli atti eroici venivano narrati come se li avesse compiuti un “dio” dell'età antica.

Subito dopo gli stessi assistettero attoniti agli avvenimenti che si susseguono a ritmo vertiginoso tra cui quello più epocale dell'Aspromonte che da poco tempo era stato palcoscenico di un dramma che doveva tingere di nero un breve periodo di storia Italiana: il ferimento di G. Garibaldi.

Acquacalda, la piccola frazione di S. Roberto, con i suoi pochi abitanti, tutti coloni del Canonico Ramirez e del Cav. Giuseppe Griso, viveva i suoi giorni tra la terra ed il pascolo, a servire i vari baroni che si susseguivano nella proprietà della zona, ricca colture, boschi e terreni di pascolo.

Il terremoto del 1908 non ha causato danni evidenti anche perché tutte le case erano state costruite utilizzando legname, canne e calce. Comunque per l'occasione, col Piano del 20 gennaio 1910, venne  espropriato il terreno di proprietà dei signori Monsolini ­ De Blasio Luisa.

La crisi causata dal sisma e l'aumento demografico sono stati molto pesanti per questo paesello perché ha costretto molti suoi abitanti ad emigrare. E' infatti di questo periodo la prima grande emigrazione di acquacaldoti soprattutto verso gli Stati Uniti e l'Argentina.

E intanto anche l'avvento del fascismo e passato lasciando indenne il paesello in quanto completamente isolato da ogni altro centro. L'unica via percorribile, oltre le mulattiere, era il letto della fiumara. A mezz'ora circa di cammino si incontrava il capoluogo S. Roberto, poi Colelli, Fiumara e Catona qui, chi possedeva del denaro, affittava una carrozza per Reggio Calabria, cosi che in circa una giornata si percorreva il tragitto Acquacalda - Reggio Calabria e viceversa.

L'impianto per energia elettrica giunse molto tardi, verso la fine  del 1957 e lo vide ancora senza una via di comunicazione, portando con se anche la grande crisi economica del dopoguerra causata dalla riforma agraria, costringendo di nuovo molti acquacaldoti alla più grande emigrazione mai vista in questo paesello verso Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Belgio, Francia, Svizzera.

Finalmente nel 1964 giunge ad Acquacalda la prima strada asfaltata; con essa  e i risparmi fatti arrivare dagli emigrati, si inizia a ristrutturare e/o costruire le prime case con le nuove tecniche dell'edilizia.

Verso la fine degli anni '60 una nuova strada collega il paesello alla provinciale di Melia e all'Aspromonte.

Anche la chiesa viene abilmente ricostruita dall'allora parroco Don Mimmo Calarco, anche lui nato in questo paesello, abbinandovi anche uno spazioso salone.

La situazione non cambia fino alla fine del secolo. Con l'avvento dell'euro e le tante crisi per le restrizioni imposte dalla Comunità Europea si torna ad emigrare. Molti acquacaldoti hanno abbandonato il paesello definitivamente. Le case più vecchie sono oramai  ridotti in ruderi.

Lo stato attuale vede il paesello ammodernato con strade e case in cemento armato, ampie piazze, impianti sportivi e spazi per il tempo libero, una bella chiesa con locali di supporto, amaramente, occorre dire che gli abitanti rimasti a godere tali risorse sono pochi e molte delle nuove bellissime abitazioni chiuse, le campagne abbandonate e senza alcuna economia.

Sul territorio della frazione di Acquacalda esiste una vena di pirite di ferro alla quale si aggiunge, insieme a quarzo, un corpo di maggiore importanza, la steatite, che è collegata alla massa granitica del contrafforte che forma il Monte di Acquacalda.

Questo granito, ritenuto dagli studiosi dioritico per il manifestare la cloritizzazione dell'anfibolo e della mica, determina la steatite identica a quella di Serra S. Bruno, in provincia di Vibo Valentia, che serviva a formare il rivestimento interno degli altiforni della Mongiana.

Sempre in contrada Acquacalda, intorno alla pirite di ferro, si trova anche la colcopirite di rame.

 

 

 

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