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La frazione di Colelli

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     - Introduzione

     - Il Focatico

     - Fiumara e Roboreto

     - Una madonna negli USA

 Foto/Immagini

 

 

Supra o puntunèddhu priparatu, Curelli:
ra Maronna ri Pompei sì mintùtu.
I casicèddhi e vineddhùzzi ntorniàtu,
e ra sciumara i sutta sì bagnatu !
I Rupìla
pari nu quatru culuràtu,

d'arburi i supra e i sutta 'ntorniatu.
Paiseddhu,
cu diluri sì dassàtu,
e 'nto cori
ri to' figghi barzamatu.

© ninomorena

La frazione di Colelli con la sua località di Bolano sono poste più o meno alla stessa quota d'altitudine del capoluogo e, si collocano sui terreni di ricoprimento di formazione terziaria-pliocenica.

Anche l'odierna frazione di Colelli presenta una radice latina. Il Pensabene ritiene che la località, anticamente in stretto rapporto con Fiumara, dovesse essere stata il nucleo originario di S. Roberto. 

Mentre la località di S. Roberto veniva qualificata semplicemente come querceto, essendo luogo disabitato, Colelli, la cui chiave di lettura si trova in quell'ello che si rifà al latino "tellus", vuol dire "colenda tellus" cioè terra abitabile, quindi era già abitata durante il periodo romano poiché è la più pianeggiante del fondovalle.

Per quanto riguarda Bolano, di cui non si conosce l'esatta origine e che come località abitata non compare fino a tutto il XIX secolo, tuttavia come contrada ha un'origine molto antica.

Mentre il grecista Gerhard Rohlfs fa derivare il nome dal greco "Balanos”, nel significato di ghianda (da querce), invece il Pensabene sostiene abbia un riferimento con la Bola di Pellaro, o roccia di S. Aniceto, per cui l'aggettivo Bolanus non era altro che un l'ager Bolanus" o Illitus Bolanus" (simile a Bola).

Il termine Bolano è, comunque, di evidente origine romana; si può confrontare con Bola - antichissima città del Lazio, ma soprattutto con il cognomen latino Bolanus, che, tra l'altro viene citato da Cicerone[5]["M. Bolanum tibi magnopere commendo"; e ancora:"M.Bolanum, virum bonum et fortem et omnibus rebus ornatum meumque veterem amicum"; pure Orazio[6], nomina un certo Bolano: "O te BOLANE cerebri felicem", cioè:"Beato te, BOLANO, per la tua testa calda!". Certo è che Bolano ha una origine antichissima.

Sicuramente il ramo secondario della via Popilia, presente nel territorio di San Roberto (Roboretum), passava per questa località. Questo ramo, con ogni probabilità partiva dalla "Statio ad Mallias" la stazione romana della via Popilia e passando per la località Militino, nome prettamente romano, scendeva dalla via Santa Marini fin allo sbocco del torrente Funicà e da qui fino allo sbocco del torrente Follarati con la fiumara di Telese. Da qui saliva a Samperi, l'ante Imperium dell'VIII legione di Augusto, l'altra proseguiva fino allo sbocco del torrente Tombino nella fiumara di Telese e da qui saliva per Melanese, territorio che apparteneva alla "regio mensulanensis" della stessa legione.

Durante la guerra tra Augusto e Sesto Pompeo, questa località, ebbe importanza in quanto proteggeva da nord-ovest l'Imperium di Mesa e nello stesso tempo faceva da contrafforte di Messina (Messana) dove risiedeva Sesto Pompeo.

La contrada Bolano costituiva il più vasto territorio pianeggiante, riparato dalle colline e ricco di acqua, ideale per la coltivazione anche per via del suo clima. Questa contrada è stata la prima ad essere abitata o frequentata del fondovalle fin dai tempi più remoti.

Intorno all'anno mille quando le incursioni dei mori spinsero verso l'interno gli abitanti di Cannitello (ad Columna) Pezzo (Cenisia), Villa S. Giovanni (Fossa) e Catona (ad statuam) allora scarsamente abitati, queste ripopolarono non solo Fiumara del Moro ma anche Colelli e soprattutto  l'attuale contrada Bolano, che costituisce da sola la più grande zona pianeggiante del fondovalle dell'intero comune. A riprova di ciò tutt'oggi molti terreni della contrada appartengono a proprietari di Fiumara.

L'organizzazione a fini produttivi dei terreni circostanti a questi primi nuclei abitati dovette avvenire a spese delle associazioni arboree spontanee.

Si ricorda che San Roberto (Roboretum) non compare in nessun atto quale villaggio. Infatti tale territorio comincia a popolarsi solo dopo l'incursione a Motta Fiumara (del Moro) del Pirata Barbarossa avvenuta nell'anno 1543.

Nella distribuzione della popolazione nel Comune risultante dal Censimento del 1911, per quanto riguarda il fondovalle viene citata per la prima volta, come nucleo abitato di una certa consistenza, la frazione di Colelli, con una popolazione di 497 unità presenti, pari al 25% circa dell'intera popolazione "di fatto" comunale.

Questa anomalia viene spiegata se si consideri che in Colelli, dopo l'evento sismico, venne costruita buona parte dei baraccamenti ed in particolare gli uffici pubblici e la scuola. Inoltre, dalla stessa fonte ufficiale risulta che su 2.042 unità di popolazione censite come presenti, soltanto 10 di esse avevano dimora nei baraccamenti.

In seguito al drammatico terremoto del 1908, l'occupazione temporanea di suolo in territorio comunale per l'edificazione dei baraccamenti, così come gli altri interventi pubblici a carattere assistenziale di quel periodo, non solo non potevano risolvere i gravi problemi che affliggevano la comunità locale ma anzi dettero l'avvio ad una serie di interminabili controversie, sfocianti in gravi tensioni sociali. Per quanto riguarda l'edificazione dei baraccamenti, le procedure che caratterizzarono tale intervento pubblico dettero avvio ad interminabili controversie inerenti la collocazione dei baraccamenti in questione, lo stabilimento delle quote di indennizzo ai proprietari espropriati (quasi tutti rappresentanti la classe dirigente locale) o il ritardo con cui vennero risarciti i predetti proprietari. L'unico risultato tangibile e duraturo fu la decisa e definitiva promozione della frazione, fino ad allora quasi disabitata, di Colelli (dove sorsero numerosi baraccamenti) a centro abitato di relativa importanza locale.

Contrada Follarati (zona Via Bolano), (lungo la strada consortile Villa S.Giovanni - S.Roberto e Catona S.Roberto)

Piano del 20 settembre 1909, terreni espropriati proprietà De Salvo, (div.) e Furci (pag. 79 pres. testo); Piano del novembre 1909, terreno espropriato proprietà avv. Luciano Pellicanò (pag. 80 pres. testo).

Piano del 24 gennaio 1910, terreno espropriato proprietà Eredi cav. Melissari (pag. 81 pres. testo).

Contrada Colelli

Piano del 18 febbraio 1910, terreno espropriato proprietà Eredi Francesco Pensabene (pag. 84 pres. testo).

Piano 27 settembre 1910, terreno espropriato proprietà Furci (pag. 85 pres. testo).

Le fiumare, nelle stagioni invernali, straripavano inondando in tal modo violentemente le campagne ed i campi circostanti. Dalla Relazione del Vivenzio è possibile dedurre anche quale fosse stata la situazione nel territorio interessato dal medio bacino della fiumara di Catona. Infatti nei mesi invernali le acque torbide della fiumara principale, uscendo dalle gole delle montagne in prossimità di Acquacalda, portano a valle notevoli quantità di detriti tolti ai terreni più recenti sovrapposti alle rocce cristalline-gneissiche.

Il suo cono di deiezione, a cui affluiscono tutta una serie di torrenti, nello scendere verso valle diviene molto potente, allargandosi notevolmente e straripando spesso con gravi danni per i campi coltivati che costeggiano entrambe le sue sponde.

A seguito delle violente scosse del 1783, è presumibile che la fiumara, uscita con violenza dal suo letto, avesse inondato i campi limitrofi nell'area di fondovalle compresa tra Acquacalda e Bolano, a prevalenza di agrumeto e protetti con semplici muretti di difesa di elementare costruzione. Questi muretti di difesa e di argine venivano infatti costruiti dai contadini, durante il lavoro nei campi, con il minimo dispendio di materiale.

Tali arginature venivano realizzate, con gli stessi ciottoli trasportati dalle piene della fiumara e lasciati poi a secco, senza raggiungere l'altezza d'uomo.  A volte venivano tutt'al più rinforzati con fango e con fascine d'erbe e di felci. E' chiaro che queste precarie costruzioni non potevano certo aver costituito una solida difesa contro l'impeto delle acque, ammesso anche il caso che in qualche punto non fossero state abbattute dalla prima e violenta scossa.

Una tale arretratezza inoltre è resa ancor più evidente quando si consideri che le notizie raccolte riguardano il capoluogo e centro principale di riferimento dell'intero comprensorio comunale. L'apparato produttivo del fondovalle comprensoriale si basava in questi anni ancora unicamente su una produzione  agricola caratterizzata da poche e limitate colture di  campo, quali quelle degli agrumi, degli alberi da frutto, prevalentemente ciliegio, pesco e vite per la  produzione di mosto ad uso locale, e degli ortaggi, coltivati in prossimità del centro abitato, anch'essi per uso locale. Per i bisogni più elementari  dell'alimentazione la popolazione locale poteva ricorrere a due piccole rivendite di generi alimentari, site nel capoluogo, che comunque erano fornite di pochissima merce, essenzialmente salumi, pasta, legumi, formaggi, a cui si aggiungevano anche prodotti di "merceria". Non esisteva alcun negozio di generi di abbigliamento e la popolazione era solita risolvere il problema del vestiario attraverso tradizionali lavori domestici, quali filatura e tessitura della lana e altro. 

Nelle ristrette aree pianeggianti di fondovalle, interessate quindi da un clima propriamente mediterraneo ed esposte ai venti caldi meridionali, nel tratto compreso tra Acquacalda e Bolano, prevalgono le colture ad agrumeto, tuttavia i terreni collinari circostanti risultano caratterizzati da colture olivicole e viticole, con conseguenti terrazzamenti, inframmezzate da aree incolte e da una serie di stazioni prative ad utilizzazione pastorale,

Con l'avvento del fascismo vennero costruite alcune case popolari e con esse anche il Municipio e la piazza principale. Pertanto fino all'avvento del sindaco Alessio Milana la sede del Municipio, in un edificio in stile liberty opportunamente costruito, si trovava a Colelli. Infatti con il Regio Decreto del 15 gIugno 1933, n. 934 si autorizzava il comune di San Roberto a trasferire la sede municipale alla frazione Colelli.

Nella località abitata di Colelli vi era un forno, presso un esercizio pubblico che forniva pane razionato ottenibile mediante l'apposita tessera. Alcuni privati erano dotati di forno in casa ed in tal modo potevano assolvere direttamente ai propri bisogni alimentari panificando di persona. Sempre a Colelli vi era un frantoio per la lavorazione dell'olio, di proprietà di un privato. Gli animali locali, prevalentemente bovini ed in misura minore ovini e suini, venivano macellati in piazza ed i proprietari di bestiame producevano in casa formaggi e latticini. Dalla costa giungeva merce di contrabbando, soprattutto generi di vestiario, mentre per i generi alimentari razionati e più rari, quali zucchero, caffè e pasta, il contrabbando si svolgeva soltanto nella città di Reggio. Per quanto riguarda le attività locali di tipo artigianale, in quegli anni nel capoluogo vi era soltanto un ciabattino. 

Nei boschi limitrofi ai nuclei abitati di fondovalle veniva praticato il taglio della legna per il solo fabbisogno personale dei naturali. Il centro  abitato di Colelli, era per lo più  costituito da da abitazioni abbastanza confortevoli rispetto agli altri centri del Comune. Inoltre a Colelli risiedevano parecchi nobili e proprietari benestanti.

Oltre alle tradizionali case in pietra, vi erano ancora numerose baracche, con pavimentazione e tetto in tavole di legno, che risalivano al terremoto del 1908. La Chiesa era anch'essa una baracca foderata in lamiera, con campanile e scale di accesso in cemento. L'igiene locale, anche se non esistevano fognature, era abbastanza buona nelle molte case di benestanti e pessima nelle altre. Occorre tenere presente che le molte case popolari, costruite in quel periodo nella frazione erano dotate di servizi igienici.

Sempre nel corso della II guerra mondiale a Colelli era sfollato, da Salice di Catona, un tal dott. Marcianò e quindi, nei casi più urgenti, si poteva ricorrere alle sue cure: tuttavia sembra che nel periodo qui esaminato non vi fosse alcun tipo di malattia particolare. La scuola, nel periodo di soggiorno degli sfollati, era chiusa e nessuno degli intervistati è stato in grado di fornire notizie riguardo all'istruzione pubblica locale, né se la scuola fosse chiusa in quanto periodo estivo, oppure in quanto emergenza bellica o altro. Nel capoluogo non vi era luce elettrica e la popolazione locale si serviva di candele e lumi a petrolio. Sempre nel capoluogo vi era anche una caserma dei Carabinieri, che assolveva al compito di controllo e mantenimento dell'ordine pubblico.

Le vie di comunicazione interne erano in pessimo stato: asfaltata era soltanto la strada statale costiera da Reggio a Catona, mentre, dall'imbocco della Valle di Catona fino al fondovalle comprensoriale, la strada consortile e comunale che da Catona per Fiumara giungeva fino a S. Roberto era in terra e pietre. Le strade per S. Peri e per S. Angelo, sui Piani superiori, erano soltanto mulattiere. Per recarsi a S. Peri bisognava attraversare la fiumara mediante un ponte provvisorio, fatto con tavole di legno appoggiate su grosse pietre.

Tutte le comunicazioni si svolgevano a piedi e per i tragitti più lunghi il mezzo di trasporto solitamente ancora usato era il mulo. Inoltre la popolazione locale aveva scavato, lungo le pareti delle montagne circostanti, dei rudimentali rifugi in caso d'emergenza e di allarme.   

Nel 1958 ancora ancora si lottava per far sostituire alcuni casa baraccate con case popolari infatti molte furono le interrogazioni parlamentari in quel periodo. L'allora on. Fiumanò "chiede d’interrogare il ministro dei lavori pubblici, per conoscere - in riferimento all’ordine del giorno votato da parte del consiglio comunale di San Roberto (Reggio Calabria), in occasione del 50° anniversario del terremoto 1908 - quali interventi si propone di prendere per aderire a legittime richieste delle popolazioni, in ordine : (a) alla costruzione di case popolari, in sostituzione delle baracche tuttora esistenti dopo cinquant’anni dal terremoto, e delle case malsane nel centro del comune e nelle frazioni di Acquacalda, San Peri, Colelli e Melia; b) alla costruzione della cappella per il cimitero in sostituzione di quella in atto pericolante e non adatta all’uso. (4534).

Ma la battaglia più grande per la frazione di Colelli e la sua contrada Bolano è stata quella di riuscire ad ottenere un impianto per la fornitura dell'acqua pubblica comunale nelle abitazioni. Infatti fino all'avvento del nuovo sindaco, Vizzari, esistevano solo poche fontane pubbliche. Il nuovo sindaco fece costruire un nuovo impianto idrico e lo fece allacciare ai nuovi acquedotti che portavano l'acqua potabile verso la città di Reggio Calabria, cosi che anche nelle case degli abitanti di Colelli e della sua contrada Bolano finalmente per la prima volta hanno potuto godere dell'acqua pubblica. Sempre sotto lo stesso sindaco è stata portata a termine l'illuminazione pubblica in tutti i centri abitati del comune.

Con l'avvento della prof.ssa Marilena Licandro ai servizi culturali del Comune, tra l'altro,  viene realizzato il museo di arte moderna "Telesia", a questo scopo si decide di utilizzare l'edificio liberty del vecchio municipio di Colelli come sede del Museo. Così che circa 200 artisti di tutto il mondo rispondono all'appello di donare un'opera al museo. Tra questi anche un'opera, dal titolo davvero intrigante: "Roboretum", del mostro webmaster Nino Calarco, "curellotu" (abitante di Colelli) di nascita.

Dati odierni:

La frazione di Colelli fa parte del comune di San Roberto, in provincia di Reggio Calabria, nella regione Calabria, dista 1,43 chilometri dal medesimo comune di San Roberto di cui essa fa parte, sorge a 265 metri sul livello del mare e vi risiedono 156 abitanti.

 

Bibiliografia

1. Veronica Aretini, "La comunità di San Roberto dal 1783 ai nostri giorni. Un caso di marginalizzazione e rivalorizzazione

    nell'entroterra dell'Aspromonte", Tesi di laurea;

2. Carta dei servizi del comune di San Roberto;

3.  La legislazione fascista. 1929-34, Volume 1

 

 

 

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