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Le frazioni: S. Peri

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Sanperi è localizzabile sul fondovalle del comprensorio, si colloca, a 388 m. s.l.m., su di una altura alla sinistra della fiumara, sulle sabbie gialle fossilifere dei Pliocene superiore.

Alla base dell'altura di Sanperi, così come sotto le vicine creste delle Selline, si trova un calcare evaporato, forse residuo di un deposito miocenico, rappresentato da rocce sempre dure e resistenti all'erosione ma, a causa delle numerose fratture che le attraversano, gli affioramenti e le aree circostanti si mostrano disseminate da blocchi e frammenti di varie dimensioni. In genere la permeabilità dei terreni di questa seconda fascia zonale, se si eccettuano gli affioramenti di rocce più antiche, è sempre elevata mentre negli affioramenti calcari, secondaria, è da ritenersi medio alta.

L'insediamento rurale sparso a carattere difensivo che caratterizza nel X sec. l’occupazione del suolo aspromontano comprendente anche l'attuale territorio del comune S. Roberto, quindi anche il reinsediamento della frazione minore di S. Peri, forse abbandonata in seguito alla fine della dominazione romana nel territorio. Infatti, nonostante non ci siano pervenute notizie dirette sulle origini antiche di questo villaggio, la toponomastica di Sanperi può fornire interessanti delucidazioni a proposito.

Mentre alcuni studiosi lo collegano al francese Saint Pierre, importato qui nel Medioevo da un gruppo di Galli di cui però si ignora la modalità, il latinista Giuseppe Pensabene, nei suoi studi sulla toponomastica e sul lessico reggino, riporta una versione a nostro avviso indubbiamente interessante.  Ricordando che il vicino centro di Villa Mesa (in comune di Calanna), localizzato dirimpetto a S. Peri, porta un subtoponimo molto indicativo, cioè quello di Imperio, sopra e sotto, che si riferisce sicuramente alla sede dello stato maggiore di Augusto che qui doveva svolgere i suoi compiti, questo stesso termine ricorrerebbe anche in Samperi che non sarebbe altro che il termine "imperium" giunto sino a noi nel suo nucleo essenziale.

Effettivamente la località, collocata su di una massiccia altura limitata da un torrente, ha tutta l'aria di un agguerrito avamposto e l'avvallamento che separa Samperi dal rettifilo, in linea parallela, delle case di Melanese (probabile residuo di qualche quartiere che apparteneva alla Mensa latina, "regio mensulanensis", cioè territorio della tesoreria, da cui deriva l'odierna Villa Mesa), conferma l'ipotesi citata per cui Samperi doveva essere proprio l'ante Imperium" cioè di fronte al comando generale di Villa Mesa, sede dello stato maggiore di Augusto, a cui bloccava l'accesso dalla fiumara sottostante. 

Sembra quindi accettabile sostenere che questo antico avamposto difensivo di carattere prettamente militare, probabilmente abbandonato durante la decadenza romana e la prima epoca bizantina, venisse ripopolato proprio durante la difficile congiuntura venutasi a creare intorno al X sec., in un funzionale e diretto rapporto con l'insediamento del villaggio di S. Roberto, a cui precludeva ogni possibile sorpresa dal mare. 

Il 5 febbraio 1783, il Grande Flagello del terremoto che cambiò profondamente la faccia della Calabria. Strano a dirsi, esso colpì piuttosto limitatamente l'area della doppia vallata Catona‑Gallico. Il maremoto e la frana del monte Pacì decimarono Scilla, Reggio dovette essere ricostruita dalle fondamenta. San Roberto, a stare alle carte esaminate, ne uscì, invece, quasi indenne.

La Commissione inviata qui dalla Reale Accademia delle Scienze e delle Belle Lettere di Napoli, nella Relazione fatta dopo lungo e accurato sopralluogo, non segnala niente di particolarmente drammatico per questo paese. Qualche scoscendimento nelle colline, case di fango e pietre più o meno demolite, niente morti, niente feriti; certamente nessuna descrizione come quelle apocalittiche fatte per Oppido, Seminara, Castelfidardo, Mileto, eccetera.

Accertate, comunque, le demolizioni delle chiese di San Roberto e di Samperi. Le case di Samperi furono ricostruite più in basso, nella contrada Croce. 

Analizzando la struttura della proprietà privata nel Comune di S. Roberto, tenendo presente la suddivisione tra contrade di fondovalle e contrade montane, si osserva che il fondovalle si caratterizzava in generale per la mancanza di grandi proprietà, mentre la proprietà fondiaria risultava prevalentemente frazionata in piccole piccolissime e medie proprietà. 

In generale la classe dei proprietari, in prevalenza residenti in loco, si individua partendo da una rendita minima di Ducati 00.22 annui con terreni coltivati di limitatissima estensione, fino ad una rendita massima che si aggirava intorno ai 240 Ducati, che comportava un'estensione di terreno pari a 60 moggi (= circa 20 ha).

Tale proprietà situata in contrada S. Peri era la massima del fondovalle ed apparteneva ad Antonino Griso, residente in Reggio. I fondi di cui la predetta proprietà era composta, a prevalente coltura pregiata, ortaggi ed in misura minore a bosco, determinavano una rendita che autorizza a definire il titolare come medio proprietario. (Escludendo le terre del cav. Antonio Melissari nelle contrade di Acquacalda e Serro del Mulino, che, sebbene comprese in questa prima sezione di territorio, vanno assommate alle notevoli proprietà che questi aveva al di fuori del comune di S.Roberto)

Centoundici anni dopo il terribile terremoto del 1783, e precisamente il sedici novembre 1894, con inizio alle sei e un quarto di quel venerdì mattina, una serie di scosse colpisce nuovamente una vasta fascia del territorio calabro‑siculo, dal Catanzarese al Messinese. I danni saranno molto notevoli nel circondario di Palmi, ma Reggio non andrà oltre poche lesioni ad un numero sia pure elevato di edifici, compreso il Duomo. Re Umberto dispone subito per aiuti ai paesi colpiti, inviando grossi quantitativi di legname destinato a costruire baracche, e mettendo a disposizione dei Prefetti somme di danaro per venire incontro ai bisogni 'dei più poveri'. Al qual proposito, i Sindaci furono invitati a fare un elenco delle famiglie colpite, indicando anche l'entità dei danni; altro elenco doveva comprendere le famiglie bisognose, cui erogare aiuti in danaro.

Per San Roberto, la vicenda assume aspetti piuttosto curiosi. Il Sindaco è il cav. Pasquale Furci, il quale, insieme al Parroco, che è don Francesco Furci, predispone un primo elenco, includendovi 265 famiglie danneggiate ‑ ed è un elenco molto importante, perché attesta l'esistenza di questi nuclei familiari, indicando anche la professione dei capofamiglia ‑. Nell'elenco dei bisognosi inserisce 158 famiglie. Per poter accedere all'eventuale sussidio, il capofamiglia doveva inoltrare apposita domanda: Furci ne annota ben 141.

Nel frattempo, chiede l'assegnazione di tavole per le baracche, facendo presente, ad esempio, che la borgata Sanpieri (sic!)'è stata distrutta totalmente'. Ottiene 1000 tavole per il centro e addirittura 800 per la frazione; oltre a mille e cinquanta lire da distribuire in sussidi. 

Quando, il 28 dicembre 1908, tutta l'area dello Stretto viene sconvolta dalle terribili vibrazioni dei terremoto, San Roberto ha 2376 abitanti. Di essi, 404 moriranno sotto le macerie, e 372 rimarranno feriti in maniera grave: 776 persone, un terzo della popolazione, uomini e donne, artigiani e contadini, bambini di pochi mesi e vecchi ottuagenari. 617 solo nel centro, 103 a Sanperi, 30 a Melìa e 26 ad Acquacalda. Nell'elenco inviato alla Prefettura dalla apposita Commissione, è segnata l'ora dei dramma: 5 e 25'; assieme all'altra annotazione che i decessi non sono stati riportati sui registri dello stato civile. Il 70 per cento delle abitazioni verrà considerato distrutto. Le chiese del territorio comunale sono andate tutte in rovina.

Nel 1920, sindaco l'avv. Vincenzo De Salvo, il Consiglio Comunale ‑ nel quale siede un Vincenzo Lembo, per adeguare la situazione urbana allo status determinato dall'impianto delle baracche, stabilisce il trasferimento dell'abitato di 'San Peri' e la redazione del piano regolatore di Colelli.

Tutte le chiese furono demolite dal sisma compresa quella di Samperi che in attesa di tempi migliori viene sistemata in una baracca.

Le chiese

Nel villaggio di S. Peri, distante circa un'ora di cammino dalla Chiesa Parrocchiale (San Giorgio) vi era il Padre Mariano che celebrava Messa nei giorni feriali ed eseguiva il sacramento della confessione.

Nel villaggio di S. Peri vi era un'altra piccola Chiesa della Madonna delle Grazie sacramentale mantenuta ed edificata con l'elemosina dei fedeli che godeva per antico beneficio di una donazione di Ducati 12 annui, pari a circa £. 511 oggi ad opera della famiglia De Salvo della Parrocchia di S. Roberto.

Qualche anno più tardi nel 1914 la chiesa di Samperi di Santa Maria delle Grazie fu eretta a parrocchia.

La ricostruzione della nuova chiesa venne effettuata nel 1963, accanto a quella baraccata e fortemente voluta e tra mille difficoltà portata avanti dall'allora novello parroco don Mimmo Calarco.

Domenico Minuto, nella visita fatta al villaggio di Sanperi il 29/04/1998 con Domenico Romeo, scrive: " A San Peri, un villaggio con chiara vocazione turistica degradato e banalizzato, non c'è alcun ricordo né di chiesa né di monastero dedicati a s. Pietro. La chiesa, ricostruita nel 1963 con gusto difficilmente accettabile, è dedicata a s. Maria delle Grazie".

Lo stesso autore nelle osservazioni a proposito di S. Pietro, Methòchion dell'Ospizio riporta che è possibile "Ipotizzare che esistesse un metochion dell'Ospizio in una località non lontana da Fiumara di Muro, ma in territorio di Calanna (o di Mesa). Ritengo ipoteticamente, che esso si possa identificare con il villaggio di Samperi presso S.Roberto".

Sul territorio della frazione esiste una sorgente di acqua medica molto conosciuta fra i locali essa, infatti ha proprietà di far guarire dalla diarrea con l'assunzione di pochi bicchieri.

 

 

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