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L'impresa dei mille - I briganti

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Impresa garibaldina - La situazione Unitaria - Il brigantaggio - Econom.con l'unità - Paesaggio agrario - Mutamenti - Pastorizia

  Nino Calarco: Webmaster, ideaz. progettaz. fotografia, riduzione testi - Veronica Aretini autore

 

 Index

 Quadro ambientale

 Agli albòri della civiltà

Dal VIII a.C. al 1783

 Situazione di fine 700

 Dall'800 al 1830

 Dal 1831 al 1859

 Dal 1860 al 1880

 Dal 1881 al 1940

 II guerra mondiale

 Dal 1950 al 1984

 Regione Calabria

 Toponomastica

 Paesaggio agrario

 La parrocchia:

     - Notizie storiche

     - Le chiese
     - Funzioni Religiose

 Personaggi Illustri:

     - Marilena Licandro
     - Don Calarco
     - Gaetano Griso

 Le frazioni:

    - Introduzione

    - Il capoluogo

    - Acquacalda

    - Colelli

    - Favani

    - Melia

    - S.Angelo

    - Sanperi

     - S.Giorgio

    - Lipiani

 La cucina:

    - Cucina Antica
    - Cucina tradizionale

 Letture:

     - Introduzione

     - Il focatico

     - Cenisia e Roboreto

     - Una madonna negli USA 

 Foto/Immagini

 

 

 

 

LA SOCIETA' LOCALE NELLA CRISI BORBONICA ALLA VIGILIA DELL'UNITA'

Alla vigilia dell'Unità la Calabria a causa del malgoverno borbonico, aveva subito una degradazione e nelle aree interne la terra era mal coltivata mentre l'esigua ricchezza era concentrata nelle mani di coloro che vivevano di rendita: il solo ceto produttivo era quello dei contadino, il quale però non poteva beneficiare di alcun profitto.

La classe dei grandi proprietari solitamente risiedeva nel capoluogo provinciale, dove dissipava la rendita agraria, lasciando le proprietà locali in mano ad agenti fiduciari che sfruttavano questa situazione a loro vantaggio.

Inoltre con l’assorbimento delle terre feudali videro aumentare le già cospicue fortune, usurpando anche  quelle terre sulle quali per antichissimo decreto i contadini esercitavano il diritto di pascolo, di semina e di legnatico.

I medi proprietari , sorti con le quotizzazioni e rafforzati con gli acquisti delle piccole proprietà indebitate, risiedevano nei borghi principali del nostro comune e si interessavano solo alla rendita fondiaria, senza apportare le innovazioni che caratterizzavano quella stessa classe altrove.

Alla vigilia dell'Unità nel Comune di S. Roberto i grandi ed i medi proprietari costituivano la classe dei "galantuomini".

I contadini ridotti in miseria per l'abolizione dei vecchi diritti d'uso delle terre demaniali dovevano sottostare a patti agrari sempre più gravosi per lavorare nei campi altrui.

Infatti il Governo borbonico mirava solo a guadagnarsi il favore della borghesia meridionale, senza, però, rinunciare al sistema assolutista.

Inoltre, nel nostro Comune, mancava l'organizza­zione dei lavori pubblici, indispensa­bili anche per agevolare i contatti commerciali con i centri di smistamento costieri; mancava  una organizzazione bancaria e  ogni forma di credito che si concretizzava solo nell'esercizio dell'usura da parte della classe dei "galantuomini"; la stessa amministrazione comunale era nelle mani di poche famiglie che da circa mezzo secolo si avvicendavano alle cariche.

COINVOLGIMENTO NELL'IMPRESA GARIBALDINA

La presenza di calabresi del nostro comune nell'impresa garibaldina  è documentata. Il già esistente processo di decomposizione del Regno borbonico, a causa degli eventi garibaldini, subirà una brusca accelerazione.

La brutta stagione nel nostro Comune faceva prevedere scarsi raccolti e il ripristino del dazio sul macinato, alimentava disordini e malcontento negli strati più miseri della popolazione. Ad accrescere la già esistente eccitazione furono le notizie della repressione dei primi moti insurrezionali contadini in Sicilia che tuttavia non sfociò subito in una aperta rivolta in quanto nella zona, erano presenti notevoli presidi militari. I proprietari terrieri, pur timorosi dell'insurrezione popolare, preferirono una forma opportunistica di ”attendismo".

Ad avvenuto sbarco, Garibaldi aveva decretato abolizione del  dazio sul macinato e di qualunque altra imposta borbonica dopo il 15 maggio 1849 e prometteva la distribuzione delle terre demaniali, a coloro che si fossero battuti contro i Borboni e ai capofamiglia non possidenti.

La classe contadina del nostro Comune venuta a conoscenza di tali provvedimenti, pur senza eccedere in rivolte armate, cominciò ad usufruire abusivamente delle terre demaniali che erano ormai di proprietà privata. I proprietari pur sentendosi minacciati nel loro diritto di proprietà, non richiesero l'intervento dell'autorità costituita.

A Bagnara era dislocata una parte delle forze del generale borbonico Melendez, mentre tra Reggio, Scilla e Villa S. Giovanni si trovavano le truppe del generale Viali, tutte località costiere molto vicine al nostro comune.

La notte tra l'8 ed il 9 agosto del 1860, una forza garibaldina di 150-250 uomini, comandati dai calabresi Benedetto Musolino e Missori, riuscì a sbarcare a Cannitello, tra Scilla e Villa S. Giovanni, e guadagnò i boschi della montagna, raggiungendo i piani di Aspromonte, nel nostro territorio comunale. Accolta con entusiasmo dalla popolazione, provocò l'insurrezione della stessa, co­stituendo minaccia per le truppe legitti­miste sulla costa.

Questi, infatti, con più di diecimila uomini, costretti a bloccare le avanguardie garibaldine, si addentrarono all'interno del nostro montuoso territorio. In tal modo Musolino e Missori furono favoriti in quanto le rapide marce e contromarce, sconcertavano il nemico.

Questa tattica ebbe successo per la natura impervia dei luoghi e la completa collaborazione della popolazione locale, che disperdeva la pesante organizzazione militare borbonica all'interno lasciando sguarnite le coste, favorendo così lo sbarco del grosso dell'esercito di Garibaldi avvenuto tra il 19 ed il 20 agosto a Rombolo, presso Melito di Porto Salvo, insieme alle avanguardie di Musolino e Missori:, indi, attraverso le prime propaggini collinari aspromontane, inviò una colonna a Reggio, che venne rapidamente occupata dato l'aiuto dei reggini, e si portò velocemente, con il grosso delle forze, presso Villa S. Giovanni, rimasta completamente sguarnita.

L'eco delle vittorie in Sicilia di Garibaldi e la caduta di Reggio, portarono le popolazioni, prevalentemente contadine, ad idealizzare il mito dell'invincibilità di Garibaldi, provocando un enorme afflusso di volontari ed un diffuso stato di panico nelle truppe borboniche, che cominciarono a disertare.

In questa prima fase il sostentamento dei garibaldini fu possibile per la piena collaborazione della popolazione rurale che permise lo sfruttamento delle risorse locali. La campagna garibaldina nella Calabria sud-occidentale si concretizzò attraverso due scontri militari: il primo tra Campo Calabro e Catona, ed il secondo a Bagnara, concludendosi con il pieno successo delle forze garibaldine e la resa dell'esercito borbonico.

Le forze borboniche del presidio di Melia, nel nostro territorio, e quelle dei Piani di Solano, pur vicinissime alla zona del primo scontro, non intervennero e molti ufficiali legittimisti disertarono, passando dalla parte del nemico, mentre buona parte dei soldati in rotta fuggiva verso le montagne.

A Garibaldi fu consentita così la successiva "passeggiata in Calabria" e di dirigersi verso Napoli. La popolazione contadina locale entusiasta si rifaceva così da secoli di umiliazione e Garibaldi divenne il simbolo del popolo.

I proprietari terrieri da attendisti opportunisti appena ebbero la sensazione del successo garibaldino, divennero accesi sostenitori di Garibaldi: l'Amministrazione comunale in un primo tempo confermò e dette concreta applicazione alle riforme garibaldine.

Tuttavia, non appena Garibaldi si spostò a nord della Calabria, i "galantuomini", impauriti dalle conseguenze della politica riformistica di Garibaldi e di una possibile reazione borbonica disattesero l’effettiva applicazione dei Decreti garibaldini, per accettare poi di buon grado l'intervento piemontese, appoggiando decisamente l'annessione.

 I MUTAMENTI FRA  LA DITTATURA GARIBALDINA E L’ANNESSIONE

Questo periodo è caratterizzato da un affievolirsi degli entusiasmi delle masse contadine per l'apporto innovativo delle riforme di Garibaldi.

Garibaldi lasciò la Provincia nelle mani di un Governo dittatoriale, gestito dai proprietari liberali, che, nel giro di pochi giorni, aveva annullato la validità dei suoi Decreti.

Anche i contadini del nostro Comune videro così cadere le promesse più significative fatte loro: già nel settembre del 1860 i dazi furono nuovamente ripristinati, le terre demaniali non vennero divise e fu introdotta la Guardia Nazionale come nuova forza in difesa della proprietà privata. Perciò la parola "liberale" cominciò ad essere intesa come sinonimo di proprietario terriero.

La classe contadina, delusa vedeva in questa borghesia liberale il nuovo avversario da combattere, mentre la borghesia avvertiva il bisogno di partecipare concretamente alla gestione del potere e desiderava si evitassero sovvertimenti di ordine libertario per conservare la privilegiata posizione sociale.

A S. Roberto vi fu contrasto tra gli appartenenti alla vecchia Guardia Urbana che spinsero la popolazione contro i componenti della nuova Guardia Nazionale e contro coloro che erano favorevoli al nuovo corso. Ciò accadde per l’impossibilità delle autorità locali a controllare questi contrasti e gli abusi dovuti anche al continuo passaggio di sbandati dell'esercito borbonico ormai in rotta che preferivano rifugiarsi sulle montagne ed unirsi ai gruppi di contadini in rivolta nei saccheggi, che cominciarono a verificarsi fin dal settembre del 1860 e che costrinsero le truppe garibaldine ad intervenire in difesa dei proprietari.

In questo contesto la classe possidente del nostro comune cominciò a sentirsi indifesa e, abbandonando la maschera populista iniziale, imboccò la strada della repressione armata facendo prevalere l'idea che soltanto l'esercito piemontese avrebbe potuto difendere la proprietà privata appoggiando l'annessione al Piemonte nel Plebiscito avvenuto il 20 ottobre 1860.

Le votazioni si svolsero in un clima di intimidazione generale: truffe e minacce contro i contadini furono la normale procedura che  originò una serie di disordini, sfociati in vari moti repressi molto duramente.

Nel nostro comune non vi furono episodi di violenza, però molti dei "ricercati", per sfuggire alle punizioni, si rifugiarono sulle montagne dell'Aspromonte nascosti dai contadini e dai pastori, che si dimostrarono solidali con i perseguitati appartenenti alla loro stessa classe.

IL FENOMENO DEL BRIGANTAGGIO POST UNITARIO

I Piemontesi con l’unità avevano esteso la loro pesante legislazione fiscale a tutto il territorio e le condizioni dei contadini e dei piccoli proprietari, oberati da nuovi carichi fiscali, erano peggiorate.

Si pensi che il prezzo del sale, diminuito da Garibaldi a Grana 6 il Rotolo (1 Rotolo = 33 once = Kg. 0,89), era aumentato notevolmente, così come quello del grano che, da Carlini 21 al tomolo (= l. 64,538) del 1859-60  passò a Carlini 30 del 1861.

Ma la vera sciagura della popolazione contadina fu la coscrizione obbligatoria, mentre l'élite trovava sempre il sistema per sottrarsi. I giovani preferivano darsi alla macchia sulle montagne piuttosto che fare il servizio militare.

La zona aspromontana del nostro comune particolarmente impervio, sprovvisto di strade e coperto da un fitto manto boscoso, costituiva quindi l'habitat ideale per gli ex-disertori dell'esercito borbonico, sbandati, renitenti alla leva, perseguitati politici e per reati comuni, che così riacutizzavano il fenomeno del brigantaggio, sostenuto abilmente da agenti filo-borbonici, clero conservatore e l'alta nobiltà legata al passato regime. Con la Legge Pica, approvata nel 1863, i briganti furono considerati dei veri e propri fuorilegge, esclusi da qualsiasi garanzia e diritto civile e costituzionale.

Il generale Cialdini fu messo a capo di una spedizione anti-brigantaggio che si concluse intorno al 1865. Egli raggiunse il suo obiettivo tanto che nel 1869 nell'intera Provincia la situazione poteva ritenersi completamente normalizzata.

Questo fenomeno era visto in una miope ottica governativa  appoggiata dalla classe intellettuale del Nord,che ignorante in materia, avallava moralmente la repressione, mentre i contadini avevano un opinione completamente diversa sul brigante.

Il brigante, lasciandosi alle spalle il suo passato di assassino e saccheggiatore, agli occhi della popolazione ora diveniva l'eroe, assumendo il ruolo nuovo dell'uomo che si faceva giustizia da solo là dove le leggi non provvedevano, secondo una predisposizione mentale che è andata radicandosi fino ai giorni nostri.

Il brigante  post-unitario, apparteneva alla società, in quanto si collegava con gli altri individui che gli assicuravano un appoggio: se non ci fossero stati questi, non ci sarebbe stato neppure il brigante.

In questo periodo avviene in Calabria il primo, ma non certo edificante, intervento del nuovo Stato unitario, con l’episodio di Garibaldi ferito in Aspromonte nello scontro tra piemontesi e garibaldini, avvenuto il 29 agosto 1862. Il fatto si svolse vicino al nostro territorio dove tutt'oggi esiste un monumento, Cippo o Mausoleo di Garibaldi celebrativo dell'evento.

La scelta del luogo riportava la nostra zona al centro dell'opinione pubblica nazionale, l'evento ad appena due anni di distanza dai grandi entusiasmi popolari non impegnò in alcun modo la regione.

Le popolazioni locali tra cui quelle del Comune di S. Roberto, accolsero con freddezza il nuovo tentativo insurrezionale dell'ex dittatore che si risolveva proprio nel cuore dell'Aspromonte, territorio rifugio tra i più sicuri del brigantaggio locale.

La delusione delle promesse garibaldine e gli eventi repressivi avevano lasciato duri segni nella psicologia contadina locale. Di  questo ne erano consapevoli gli stessi garibaldini dal momento che, in tale occasione, non cercarono mai l'appoggio della popolazione locale ritenuta da essi stessi troppo pericolosa, mentre sarebbe stato utile un'alleanza con essa ai fini insurrezionali.

L'ECONOMIA AGRO-SILVO-PASTORALE E LE TRASFORMAZIONI CON L'UNITA'

Verso la metà dell'800  si era affermato, a livello europeo, il sistema economico basato sul libero scambio. Nei paesi propulsori si era passati da un'economia mercantilistica ad un'economia in senso capitalistico più compiuto, poichè la rivoluzione industriale aveva determinato un'espansione dei rispettivi mercati verso l'esterno, attraverso l'esportazione di manufatti industriali. Di contro la periferia formata dai paesi meno svilupparti ed a economia agricola, determinò una specializzazione nell'esportazione dei prodotti del settore primario.

L'Italia unitaria si inserì in posizione periferica, esportatrice di prodotti agricoli. Le nostre zone decollarono, quasi in monopolio, nell'esportazione dei prodotti mediterranei.

Così il nostro comune poté beneficiare di uno sviluppo economico e di un relativo miglioramento delle condizioni di vita della popolazione locale, che comportò un incremento demografico.

Contemporaneamente però il nuovo Governo unitario, oberato da oneri finanziari, estese il pesante sistema fiscale piemontese, abolendo, dapprima, tutti i dazi doganali del Regno, esponendo anche il nostro comune alla concorrenza per i prodotti che stavano alla base della sua economia a danno dei  contadini e piccoli proprietari locali,  e potenziando le classi privilegiate con l'imposta sui terreni e con la quotizzazione dei demani e dei beni ecclesiastici.

Successivamente  con il protezionismo in linea con il capitalismo nella sua forma più avanzata, e la crisi agraria, comportarono un danno alla produzione intensiva del piccolo proprietario contadino e favorirono invece quella estensiva del latifondo, che divenne il più potente alleato dell'industria del Nord (dazio sul grano del 1887).

Questa politica contraddittoria, aggravate dagli effetti degli eventi naturali sfociarono nel grande esodo emigratorio della popolazione con conseguente marginalizzazione del Comune.

Il settore terziario era assente nel Comune all'indomani dell'Unità, infatti, vi erano solo alcune rivendite di generi di consumo di prima necessità, concentrate nel capoluogo comunale.

LE TRASFORMAZIONI DEL PAESAGGIO AGRARIO

All'indomani dell'Unità il sistema agrario nel Comune di S. Roberto era rimasto come nel  primo Ottocento. Esso era costituito dalla specializzazione agricola del fondovalle (agrumi  gelsi ulivi  viti e produzione orticola), da brevi areali a prativo e bosco residuo e da "macchine", molto elementari, come il mulino  il frantoio, la segheria, la cantina e tutta la minuta strumentazione agricola.

Oltre a ciò, il paesaggio montano includeva vasti spazi incolti, o adibiti a pascolo, e aree per l'attività dei carbonai.

A partire dagli anni '80 dell’ottocento, il paesaggio agrario subì un generale degrado per via nella crisi agraria di quegli anni, per la politica economica del governo interessato al solo sviluppo industriale del Nord, la conseguente stasi di ogni iniziativa nel settore delle infrastrutture locali, le alluvioni di fine secolo e dei vari eventi tellurici che culminarono con la catastrofe sismica del 28 dicembre del 1908.

LE TRASFORMAZIONI DEL PAESAGGIO AGRARIO

All'indomani dell'Unità il sistema agrario nel Comune di S. Roberto era rimasto come nel  primo Ottocento. Esso era costituito dalla specializzazione agricola del fondovalle (agrumi  gelsi ulivi  viti e produzione orticola), da brevi areali a prativo e bosco residuo e da "macchine", molto elementari, come il mulino  il frantoio, la segheria, la cantina e tutta la minuta strumentazione agricola.

Oltre a ciò, il paesaggio montano includeva vasti spazi incolti, o adibiti a pascolo, e aree per l'attività dei carbonai.

A partire dagli anni '80 dell’ottocento, il paesaggio agrario subì un generale degrado per via nella crisi agraria di quegli anni, per la politica economica del governo interessato al solo sviluppo industriale del Nord, la conseguente stasi di ogni iniziativa nel settore delle infrastrutture locali, le alluvioni di fine secolo e dei vari eventi tellurici che culminarono con la catastrofe sismica del 28 dicembre del 1908.

Disse della Calabria Giustino Fortunato: “... uno sfasciume idrogeologico pendulo sul mare”.

Nonostante la nuova politica governativa nei confronti della regione in termini di solidarietà il paesaggio agrario rimaneva immutato fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Questi interventi destinati al completamento della viabilità interna, si esaurirono in opere di ricostruzione e di bonifica sulla fascia costiera ed il capoluogo provinciale. 

 EVOLUZIONE DELLA PASTORIZIA ERRANTE ED ATTIVITA'  CONNESSE

A partire dal 1880 i modesti prodotti dell'economia agrosilvo-pastorale del Comune, dato l'isolamento geografico, l’inadeguata viabilità, l'economia locale statica, la mancanza di cooperazione e capitali, le tecniche agrarie arretrate, e il dissesto territoriale, cominciano a perdere colpi, subendo la concorrenza di paesi esterni più competitivi.

Nel 1880 non esisteva nel comune nessuna forma ufficiale di credito agrario o fondiario oltre ai residui degli antichi Monti Frumentari, che oltre ad essere scarsi non concedevano prestiti superiori a L. 30. La Banca Popolare Cooperativa di Bagnara e la Banca Popolare di Prestiti e Risparmi di S. Eufemia d'Aspromonte,  ebbero una vita effimera. Nel primo decennio del '900,  era attiva una forma elemen­tare di usura "l'innatura", volta ad  un fine di mera sopravvivenza della popolazione.

Ciò provocò un deterioramento della produzione, anche nel trainante settore agrumario che dalla seconda metà degli anni ‘70 aveva subito gravi danni a causa della malattia della "gonema", che faceva ammuffire i frutti, e, nel 1881, di quella della "gommosi" (dialetto 'a nira), che provocava l'indebolimento della pianta fino a causarne la morte.

E non solo,a partire dal 1890,si ebbe la diffusione prima della filossera, poi della mosca olearia e indi della peronospera a cui nel Comune si aggiunsero: l’effetto distruttivo della polvere dell'Etna che, spinta dallo scirocco nella valle di Catona, il 28 maggio 1879 provocò la precoce caduta dei frutti negli agrumeti di lungofiume; la grave crisi agraria; la caduta  dei prezzi che causò la definitiva uscita di scena dell'antico allevamento del baco da seta, il  cui prodotto ora non era più concorrenziale.

 

 

 

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