www.maridelsud.com

II Guerra mondiale ed economia post-bellica

Indietro|Home|Index|Foto|Avanti

Anni bellici - Demografia 1936/69 - Crisi post-bellica - Insuccesso intervento statale

  Nino Calarco: Webmaster, ideaz. progettaz. fotografia, riduzione testi - Veronica Aretini autore

 

 Index

 Quadro ambientale

 Agli albòri della civiltà

Dal VIII a.C. al 1783

 Situazione di fine 700

 Dall'800 al 1830

 Dal 1831 al 1859

 Dal 1860 al 1880

 Dal 1881 al 1940

 II guerra mondiale

 Dal 1950 al 1984

 Regione Calabria

 Toponomastica

 Paesaggio agrario

 La parrocchia:

     - Notizie storiche

     - Le chiese
     - Funzioni Religiose

 Personaggi Illustri:

     - Marilena Licandro
     - Don Calarco
     - Gaetano Griso

 Le frazioni:

    - Introduzione

    - Il capoluogo

    - Acquacalda

    - Colelli

    - Favani

    - Melia

    - S.Angelo

    - Sanperi

     - S.Giorgio

    - Lipiani

 La cucina:

    - Cucina Antica
    - Cucina tradizionale

 Letture:

     - Introduzione

     - Il focatico

     - Cenisia e Roboreto

     - Una madonna negli USA

 Foto/Immagini

 

 

 

 

1. LA COMUNITA' DURANTE L'ULTIMA EMERGENZA BELLICA 

  Negli anni dell'ultimo conflitto emerge l"americanizzazione" come dominanza nel modello di vita, che ha destrutturato la realtà locale portando alla rottura con il tradizionale mondo contadino, grazie ai modelli di vita importati dal rientro degli emigranti dal mondo urbano-industriale.

Il territorio nel Comune, in questi anni, è diviso tra area della piccola proprietà di fondovalle e area della grande proprietà e del latifondo aspromontano. Alla vigilia della II Guerra Mondiale gli altipiani erano uno spazio degradato, con vasti vuoti insediativi, e scarsamente utilizzato pur disponendo di risorse locali, umane e territoriali.

Alla vigilia della II Guerra Mondiale gli altipiani erano uno spazio degradato, con vasti vuoti insediativi, e scarsamente utilizzato pur disponendo di risorse locali, umane e territoriali. La comunità di fondovalle invece, più densamente popolata, pur presentando un paesaggio agrario dove il lavoro umano era sistematico, presentava arretratezza e misere condizioni di vita.

Il tessuto urbanistico ed edilizio, non funzionale, privo di elementi architettonici a causa delle riedificazioni sulle antiche rovine, mostrano un processo di degrado.

La società rurale locale era ripiegata su quei valori ancestrali che tradizionalmente avevano dominato nel mondo contadino dai modi di vita ancora profondamente arretrati.

2.  CRONACA DEGLI ANNI BELLICI: INTERVISTE AI PROTAGONISTI 

L'accentuato processo di marginalizzazione sociospaziale del Comune di S. Roberto doveva conoscere una temporanea, quanto effimera, interruzione in occasione dei fatti militari italiani dell'ultima guerra quando, in conseguenza dell'incursione aerea alleata, a Reggio, del 5 maggio 1943, molti abitanti dal capoluogo provinciale sfollarono verso i principali centri abitati dell'entroterra, in un fenomeno che doveva interessare anche il capoluogo della nostra comunità rurale.

In questo periodo quindi l'entroterra dell'Aspromonte doveva tornare ad assolvere, anche se per il breve periodo legato all'emergenza bellica, alla sua secolare ed antica funzione di rifugio naturale per una popolazione ripiegata in se stessa di fronte alle costanti minacce provenienti dall'esterno.

Alcuni cittadini di Reggio in occasione dei bombardamenti della tarda primavera ed estate del '43, erano sfollati in S. Roberto.

2.1 interviste

Le notizie raccolte riguardano il capoluogo e l’arretratezza che si evidenzia è da pensarla ancora più evidente nel nostro comune. La produzione del fondovalle si basava unicamente su una produzione  agricola caratterizzata da poche colture di  campo: agrumi,  alberi da frutto, prevalentemente ciliegio, pesco e vite per la  produzione di mosto ad uso locale, e ortaggi, coltivati in prossimità del centro abitato, anch'essi per uso locale.

Per i bisogni più elementari dell'alimentazione la popolazione locale poteva ricorrere a due piccole rivendite di generi alimentari, site nel capoluogo, che comunque erano fornite di pochissima merce, essen­zialmente salumi, pasta, legumi formaggi, a cui si aggiungevano anche prodotti di "merceria".

Non  esisteva alcun negozio di generi di abbigliamento e la popolazione era solita risolvere il problema del vestiario attraverso tradizionali lavori domestici, quali filatura e tessitura della lana e altro.  Nella località abitata di Colelli vi era un forno, presso un esercizio pubblico che forniva pane razionato ottenibile mediante l'apposita tessera.

Alcuni privati erano dotati di forno in casa ed in tal modo potevano assolvere direttamente ai propri bisogni alimentari panificando di persona. Sempre a Colelli vi era un frantoio per la lavorazione dell'olio, di proprietà del dottor Marciano di Salice.

Gli animali locali, prevalentemente bovini ed in misura minore ovini e suini, venivano macellati in piazza. I proprietari di bestiame producevano in casa formaggi e latticini.

Dalla costa giungeva merce di contrabbando, soprattutto generi di vestiario, mentre per i generi alimentari razionati e più rari, quali zucchero, caffè e pasta, il contrabbando si svolgeva soltanto nella città di Reggio. Per quanto riguarda le attività locali di tipo artigianale, in quegli anni nel capoluogo vi era soltanto un ciabattino. 

Nei boschi limitrofi ai nuclei abitati di fondo­valle veniva praticato il taglio della legna per il solo fabbisogno personale. Il centro abitato di S. Roberto, era perlopiù costituito da vecchie case in pietra e fango, con pavimentazione a mattoni, solitamente composte da un piano-terra ed uno superiore, ciascuno costituito da una sola stanza.

L'accesso al piano superiore era solitamente costituito da una scala interna di legno, come quelle che si incontrano nei casolari che conducono ai granai. Nei rari casi in cui vi erano due stanze superiori, la stanza del piano inferiore veniva adibita a stalla per gli animali domestici.

Oltre alle tradizionali case in pietra, vi erano ancora numerose baracche, con pavimentazione e tetto in tavole di legno, che risalivano al terremoto del 1908 e anche la Chiesa parrocchiale era ancora in costruzione da quel lontano anno.

L'igiene locale era pessima, non esistevano fognature e le necessità fisiologiche della popolazione nel periodo estivo venivano soddisfatte nei campi e nei mesi invernali nelle stalle. Il camposanto era comunque agibile. Per il paese giravano liberi gli animali domestici di proprietà della collettività, quali maiali, galline, pecore e capre.  Nel capoluogo non vi era alcun medico fatta eccezione per un'ostetrica.

A Colelli era sfollato, da Salice di Catona, un tal dott. Marcianò e quindi, nei casi più urgenti, si poteva ricorrere alle sue cure, anche se in quel periodo non vi era alcun tipo di malattia particolare.

La scuola, nel periodo di soggiorno degli sfollati, era chiusa per gli eventi bellici.  Nessuno degli intervistati è stato in grado di fornire notizie riguardo all'istruzione pubblica locale. Nel capoluogo non vi era luce elettrica e la popolazione locale si serviva di candele e lumi a petrolio.

Sempre nel capoluogo vi era anche una caserma dei Carabinieri, che assolveva al compito di controllo e mantenimento dell'ordine pubblico. Le strade erano in pessimo stato: era asfaltata soltanto la strada statale costiera da Reggio a Catona, mentre, dall'imbocco della Valle di Catona fino al fondovalle, la strada consortile e comunale che da Catona per Fiumara giungeva fino a S. Roberto era in terra e pietre.

Le strade per S. Peri e per S. Angelo, sui Piani superiori, erano soltanto mulattiere. Per recarsi a S. Peri bisognava attraversare la fiumara mediante un ponte provvisorio, fatto con tavole di legno appoggiate su grosse pietre, solo nel punto in cui passava l'acqua.

Tutte le comunicazioni si svolgevano a piedi e, per i tragitti più lunghi il mezzo di trasporto che solitamente veniva usato era il mulo. Inoltre, in caso d'emergenza e di allarme, la popolazione aveva scavato, lungo le pareti delle montagne dei rudimentali rifugi. 

Le notizie dall'esterno giungevano soltanto attraverso l’insufficiente servizio postale, oppure attraverso l'unica radio esistente nel paese e di proprietà di un privato.

La popolazione era composta in maggioranza dall'elemento femminile, mentre l'elemento maschile era costituito nella maggior parte dei casi da vecchi e bambini in quanto, a differenza di quanto era accaduto venticinque anni prima, vi erano ben pochi "imboscati" ed i giovani prevalentemente erano tutti in guerra (a conferma di una sostanzialmente nuova coscienza nazionale a cui forse non era estranea l'ancor recente esperienza emigratoria all'estero).

L'attività principale femminile era costituita dal lavoro nei campi, ma le donne anziane filavano e tessevano la lana e si occupavano dei lavori domestici. Dopo lo sbarco degli alleati del 2-3 settembre 1943 avvennero, anche in territorio comunale, dei bombardamenti aerei.

Gli unici bombardamenti avvennero perché alcuni abitanti del paese di S. Roberto, sentendo passare degli aerei e ritenendo che fossero aerei americani, si misero a sventolare coperte e lenzuola in segno di festa, mentre in realtà si trattava di aerei tedeschi. In tal modo i tedeschi, sorvolando l'area abitata del fondovalle comprensoriale, sganciarono alcune bombe, forse 7 o 8, e una parte di queste andò a colpire la vetta di S. Peri, provocando due morti.

Invece il capoluogo venne colpito da una sola bomba, all'altezza dei rifugi che non provocò né vittime né danni. Non vi furono mai presenze d'occupazione, se si eccettua un sopralluogo di poche ore effettuato da una jeep alleata con circa una decina di americani.

3.  L’ANDAMENTO DEMOGRAFICO DAL 1936 AL 1950

Nel 1943 la popolazione residente ufficialmente nel Comune di S. Roberto era di 2.832 unità, mentre nel 1936 era di 2.503 unità , rivela un incremento pari a + 329 unità residenti.

4.  LA CONGIUNTURA POST-BELLICA NEL SETTORE PRODUTTIVO LOCALE

Il periodo della Guerra, fu critico per l'economia della nostra provincia, infatti, il settore industrial-manufatturiero, era diminuito per la carenza di capitali, di energia elettrica e dei sistemi di produzione. Il settore agricolo era l'unica fonte di reddito. In questi anni la produzione agricola, specializzata in prodotti mediterranei, subì una grave depressione in quanto gli scambi con le altre province erano ostacolate dalle vicende belliche.

All'indomani della guerra, il settore agricolo e il settore della lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli pur se attivo richiedeva urgenti interventi: la produzione agricola era condizionata dalla struttura fondiaria e dalle tecniche agrarie arretrate; il settore manifatturiero locale per la lavorazione dell'olio e dell'essenze (bergamotto) era ancora fiorente; l'industria serica e la lavorazione del legno erano entrati in una gravissima crisi.

L’aumento di popolazione, dato il carattere montuoso del territorio, comportava lo spostamento della stessa verso  la fascia urbanizzata costiera.

5.  GLI INSUCCESSI DELL’INTERVENTO PUBBLICO REGIONALE NEGLI ANNI ‘50 E ‘60

L’intervento statale, rivolto a superare gli squilibri regionali e finalizzato alla creazione di un nuovo rapporto tra centro e periferia nazionale, doveva affrontare tre aspetti:

- soluzione della questione agraria, quindi modificare la struttura fondiaria meridionale e risolvere il basso livello di produttività del lavoro agricolo;

 trasformazione delle industrie meridionali, costituite da imprese a prevalente carattere artigianale, in settore moderno;

eccesso di popolazione rispetto alle risorse disponibili.