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I primi 90 anni di vita unitaria

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La viabilità - Difficile gestione delle acque - La demografia - La società - Primo novantennio - Conclusioni

  Nino Calarco: Webmaster, ideaz. progettaz. fotografia, riduzione testi - Veronica Aretini autore

 

 Index

 Quadro ambientale

 Agli albòri della civiltà

Dal VIII a.C. al 1783

 Situazione di fine 700

 Dall'800 al 1830

 Dal 1831 al 1859

 Dal 1860 al 1880

 Dal 1881 al 1940 u

 II guerra mondiale

 Dal 1950 al 1984

 Regione Calabria

 Toponomastica

 Paesaggio agrario

 La parrocchia:

     - Notizie storiche

     - Le chiese
     - Funzioni Religiose

 Personaggi Illustri:

     - Marilena Licandro
     - Don Calarco
     - Gaetano Griso

 Le frazioni:

    - Introduzione

    - Il capoluogo

    - Acquacalda

    - Colelli

    - Favani

    - Melia

    - S.Angelo

    - Sanperi

     - S.Giorgio

    - Lipiani

 La cucina:

    - Cucina Antica
    - Cucina tradizionale

 Letture:

     - Introduzione

     - Il focatico

     - Cenisia e Roboreto

     - Una madonna negli USA

 Foto/Immagini

 

 

 

 

L'INTERVENTO NEL PROCESSO DI DISSESTO TERRITORIALE

Dopo l'Unità nazionale la gestione del territorio comunale peggiorò rispetto a quella attuata nel periodo borbonico. Il governo borbonico, riprendendo le iniziative dei Francesi, garantiva almeno una protezione del manto boscoso e la sicurezza da dissesti, provocati dagli irrazionali disboscamenti.

Il neo Stato invece concedeva ai Prefetti, all'epoca tutti piemontesi, e quindi estranei alla realtà locale la facoltà di accordare permessi. Essi rimettevano l'applicazione della legge in mano alle autorità locali, essendo queste stesse rappresentate dai "galantuomini" proprietari delle terre su cui doveva essere applicato il controllo. Avevano, quindi, anche la facoltà di  affittare o alienare i terreni demaniali: la legge stessa fini in funzione di tornaconti ed interessi personali ed ebbe come conseguenza un ulteriore disboscamento del territorio e  abusi ad esso collegati.

Nella corsa all'acquisto, Comunque la legge  riuscì a contenere, in parte, il dissennato disboscamento dei terreni demaniali per convertirli in agrumeti con la macchinosità delle procedure burocratiche, alle ispezioni forestali obbligatorie, tutte a carico dei richiedenti.

Come il caso del signor Furci Lorenzo e del cognato Melissari Giuseppe, rispettivamente Sindaco e Sacerdote del Comune di S. Roberto. Il potere veniva gestito, infatti, da queste famiglie legate da vincoli parentali.

Tale caso provocò, nel 1875, un'ispezione forestale che imponeva al Comune di redigere lo stato delle terre abusivamente coltivate. Di tutti gli indiziati, l'unico che riuscì ad uscirne immune fu proprio il Sindaco Furci che seppe sfruttare l'ambiguità del significato della parola “seminatorio”.

Invece il signor Pasquale Laganà, maestro locale richiedeva al Prefetto di Reggio una riduzione degli oneri relativi all'ispezione che erano stati a lui imposti in misura di gran lunga superiori a quelli richiesti per gli stessi motivi al cav. Melissari, notabile e grande proprietario locale.

La nuova legge del 1877, non facendo più alcuna distinzione tra bosco e terreno, provocò un disboscamento selvaggio del territorio i cui effetti emersero nell'autunno del 1880, quando per l'eccessiva pioggia, l’impeto delle acque della fiumara travolsero gli argini costruiti senza accorgimenti tecnici causando gravi danni agli agrumeti di lungofiume.

Al resto ci pensò una  serie di sismi culminanti con il terremoto più grave del 1894, che accentuò ancor di più i fenomeni di franamento del terreno.

Al sopraggiungere della catastrofe sismica del 28 dicembre 1908, che colpì particolarmente il comune, l'esodo della popolazione aumentò a dismisura.

Il sisma, paragonabile solo al grande terremoto del 1783, abbattè, infatti, ben 400 delle 406 abitazioni già riedificate del Comune, danneggiando le rimanenti, e nelle frazioni principali di fondovalle e colpì anche buona parte dei terreni circostanti il nucleo abitato di Melia sui piani inferiori, collocati nel punto di congiuntura tra terreni pliocenici e quelli geologicamente più antichi.

Nell'intero comprensorio comunale le vittime  furono ben 407, il 17% dell'intera popolazione, di cui 320 nel solo  capoluogo, 71 a S. Peri, 6 ad Acquacalda e 10 a Melia,  mentre i feriti furono 372, di cui 300 nel capoluogo, 32 a  S. Peri, 20 ad Acquacalda e 20 a Melia.

Così  le 2385 unità di popolazione residente censita ufficialmente nel 1901 si ridusse a circa 2000 unità. Nel  capoluogo vennero distrutti, oltre alle abitazioni, anche gli edifici pubblici tra cui i locali adibiti a scuole elementari, maschile e femminile, mentre nella frazione di S. Peri, oltre alle abitazioni, venne distrutto il locale adibito a scuola mista.

La strada Villa S. Giovanni - S. Roberto fu gravemente danneggiata, mentre la comunale S. Roberto - S. Peri fu completamente distrutta.

L’intervento dello Stato si limitò sostanzialmente ad inviare delle truppe (Compagnia di Alpini comandata  dal tenente Favaro) per lo sgombero delle macerie ed il recupero delle salme, che tuttavia in parte  restarono insepolte, ad inviare insufficienti quantitativi di legname, giunti in ritardo ed a espropriare temporaneamente, ad opera del Genio Civile, aree comprensoriali ai fini dell'edificazione dei baraccamenti.

L'intervento dello Stato risolse ben poco dei gravi problemi sociali ed economici, tanto è vero che, durante la II Guerra Mondiale molte abitazioni del capoluogo erano ancora costituite da baracche e la stessa Chiesa parrocchiale era ancora in costruzione.

Ben diversi furono i risultati dell'assistenza privata, tra cui quelli diretti, realizzati attraverso le rimesse degli emigrati. La ricostruzione del Municipio, dei locali provvisori da adibirsi a scuola e dell'Ufficio Postale nel Comune di S. Roberto venne fatta con il legname inviato dal Comitato di S. Remo, mentre due baracche vuote site nel centro del capoluogo, presumibilmente adibite ad uso pubblica, vennero costruite ad opera del Comitato Veneto-Tridentino. Il maggior contributo venne tuttavia apportato dal Comitato Bergamasco pro Sicilia e Calabria, costituito da un'associazione di privati, rappresentati dall'ingegner Angelo Alessandri (al quale in seguito verrà addirittura dedicato un busto).

Tale Comitato distribuì nel nostro Comune la somma, all'epoca cospicua, di lire 150.000, di cui £. 20.000 destinate all'edificazione della scuola che venne ricostruita, sotto la direzione dello stesso ingegner Alessandri, nel capoluogo.

Insorse una polemica circa la sistemazione della scuola in Colelli, dove erano sorti i baraccamenti, tra i fautori della proposta dal Genio Civile e l'opinione pubblica, che la richiedeva nel capoluogo dove era sita l'antica sede e dove si richiedeva anche la ricostruzione degli altri edifici pubblici. Questa e altre polemiche, rischiarono di compromettere l'ordine pubblico, tanto è che lo stesso capitano, comandante la Compagnia dei Carabinieri Reali di Villa S. Giovanni, al momento del ritiro delle truppe di soccorso dal Comune di S. Roberto, richiedeva ai superiori che un contingente di otto soldati fosse trattenuto nel capoluogo a rinforzo del presidio di S. Roberto, costituito da sette carabinieri.

Inoltre richiedeva anche l'invio di un Commissario Prefettizio in loco per una più equa ripartizione dei sussidi e assegnazione delle baracche " ... non godendo l'Amministrazione comunale la fiducia della popolazione." . Il quale, giunto in loco, constatò lo stampo mafioso dell'Amministrazione comunale e le soluzioni clientelari. 

LA VIABILITA' INTERNA COME FATTORE DI MARGINALIZZAZIONE

La miopia ed l’avidità della classe dei "galantuomini", che nel nostro Comune si è avvicendata nelle cariche pubbliche favorita dall'ambiguità delle leggi, ha condizionato lo sviluppo della viabilità che ha portato all'isolamento del comune fino ad oggi, condizionando la struttura economica e sociale. Infatti il miglioramento della viabilità è avvenuto quando ormai la geografia dei mercati si era già consolidata, permettendo solo l’importazione di merci provenienti dalle regioni più avanzate del paese, con effetti destrutturanti che saranno sempre maggiori fino ai nostri giorni.

Solo, nel 1903, il Governo intervenne in termini di straordinarietà fino alla metà degli anni trenta. I risultati di questo faticoso iter di novant'anni, per il Comune di S. Roberto, sono giunti sempre in ritardo rispetto alle effettive esigenze.

Il giudizio negativo nei riguardi della classe dirigente locale, era, all'epoca, condiviso anche da contemporanei, estranei alla comunità locale.

Dopo l'Unità la carenza di strade nel Comune di S. Roberto, induceva la Prefettura a richiedere al Corpo Reale del Genio Civile l'elaborazione di un progetto viabilistico i mezzi per la riattivazione delle mulattiere, e quelli per la costruzione di nuove strade.

Il deficitario bilancio comunale impediva tale realizzazione, rimandando la realizzazione del ponte di legno sulla fiumara per collegare l'i­solata frazione di S. Peri.

L'inadempimento da parte del nostro Comune, induceva la Prefettura, nel 1871, a procedere con esecuzioni d'Ufficio rea­lizzando la Strada Villa S. Giovanni­ S. Roberto, “ ... a mezzo la costa del monte ....” di difficile manutenzione e soggetta a costanti frane, ricalcando l'antico tracciato  viario. 

Dopo 8 anni  di controversie tra gli amministratori comunali, le frequenti proteste degli abitanti di S. Peri, costringevano la Prefettura, nel 1884, ad iniziare la costruzione del tratto di strada comunale S. Roberto-S.Peri attraverso la procedura d'Ufficio.

La realizzazione della strada, i cui lavori vennero appaltati ad un certo signor Bellantoni per la notevole spesa di lire 40.104,29 a cui dovette contribuire la popolazione locale, fu completata verso il 1895 mentre nuove leggi sospendevano "sine die" i lavori, comportando l'arresto e l'abbandono delle strade già realizzate. La situazione precipita in seguito al terremoto del 1908, che danneggiò gravemente la consortile Villa S. Giovanni-S. Roberto e distrusse la comunale S. Roberto - S. Peri. 

Nel 1911 la spesa stanziata nel bilancio comunale per la riattivazione delle strade del Comune, pari a lire 4.000, non fu sufficiente a riparare le vie pubbliche del capoluogo. Il cronico deficit del bilancio comunale non consentì, neppure in seguito, lavori adeguati, così la strade del Comune di S. Roberto giungevano alla Seconda Guerra Mondiale in condizioni pietose ne le cose cambiarono in seguito. Infatti la strada per Acquacalda dovette aspettare parecchio tempo ancora.

LA COMPLESSITA' DELLA GESTIONE E FRUIZIONE DELLE ACQUE 

Fino alla costituzione del Consorzio delle Acque ai primi del Novecento, la distribuzione avveniva in un clima di continui contrasti, per esempio, l'acqua dei valloni era di scarsa portata e poiché i proprietari dei due mulini, posti in posizioni, avevano la prelazione nell'uso delle acque, riducevano quindi le possibilità irrigue nei terrazzamenti soprastanti.

I galantuomini anche in questo settore adottavano abusi di potere a danno della classe subalterna nell’indifferenza delle autorità di governo.

Al piccolo proprietario-contadino, impossibilitato economicamente ad eseguire ai terreni coltivati lavori di protezione dall'impeto delle acque della fiumara, in occasione delle alluvioni, veniva imputata la responsabilità dell'evento che veniva utilizzato come pretesto per la sua emarginazione nell'uso delle acque. 

Qualcosa cambiò soltanto con la Legge pro Calabria del 1906, che stabiliva la sistemazione idraulica della fiumara di Catona.

Una più equa fruizione delle acque si ebbe, nell'anno 1909, con la creazione di un Consorzio sovrintendente alla distribuzione delle acque, comprendente sei Comuni dell'entroterra sud-occidentale aspromontano, tra cui il Comune di S. Roberto ma riferiscono che " ... il contadino guarda con diffidenza ai Consorzi ... perché ... i maggiori utenti sono accusati di farsi la parte del leone".

IL PRIMO NOVANTENNIO DI VITA UNITARIA 

Il decennio 1901/1911 è da considerarsi, nonostan­te gli effetti del terremoto, per il nostro Comune quello del cosiddetto "grande esodo", infatti la vicinanza del porto di Messina, il basso costo per l'imbarco sulle moderne navi a vapore e le favorevoli condizioni offerte in quegli anni dal mercato del lavoro nord-americano, spinsero il flusso emigratorio locale verso gli Stati Uniti che rimase così il polo d'attrazione, sia per il richiamo parentale, e sia per l'autorevole influenza della Chiesa cattolica, convinta che l'emigrazione fosse un canale di diffusione del cattolicesimo in un paese, quale erano gli Stati Uniti, anglosassone e protestante.

LA SOCIETA' LOCALE NEL PRIMO NOVANTENNIO DI VITA UNITARIA

Gli eventi unitari comportarono dei rafforzamenti all'interno della famiglia, che si manifestò in maniera diversa nella famiglia di piccoli proprietari-contadini, o della classe privilegiata dei "galantuomini".

La classe subalterna accomunata dalla maggiore pressione fiscale e dall’ostilità verso il nuovo Stato, portò ad un rafforzamento dei vincoli parentali e comunitari, al contrario, per la classe abbiente, che ora includeva la figura del massaro, la nuova legislazione comportò un rafforzamento dei vincoli familiari, attraverso cui tale classe poté ottenere il monopolio delle cariche pubbliche inoltre il matrimonio costituiva il mezzo per aumentare la consistenza patrimoniale delle famiglie abbienti, compensando anche le conseguenze derivanti dall'abolizione del maggiorascato, mentre per le famiglie appartenenti alla classe subalterna rappresentava l'unica possibilità per crearsi uno status d'indipendenza economica.

Nella classe subalterna del fondovalle si rafforzava la mutua solidarietà e la disponibilità alla cooperazione con gli altri gruppi familiari della stessa classe; negli altipiani, al contrario, data la mobilità territoriale della forza-lavoro, la concorrenzialità e la divisione di essa impegnata in diverse specializzazioni, figura mista contadino-pastore e altro, comportava una disgregazione dell'unità familiare. La classe privilegiata, in lotta tra le varie famiglie rivali per l'accaparramento delle cariche, era spinta a procurarsi dei sostenitori anche nella classe subalterna man mano che dal suffragio per censo si passava al suffragio universale maschile.

La figura del padrino e del compare d'anello vincolava membri della stessa classe, come pure membri di classi diverse creando così il fenomeno del clientelismo, che  garantiva ai "galantuomini", una supremazia sociale e politica. Infatti l'avvicendamento nelle cariche del nostro Comune avveniva sempre tra le stesse famiglie di "galantuomini". Così i cognomi Furci, De Gaetano, Abbadessa, Melissari, De Salvo, anche se coinvolti in controversie tra loro, documentano il potere ed il prestigio che tali famiglie rivestivano nella comunità.

Ciò comportava una serie di abusi di potere e una scarsa scrupolosità talvolta sfocianti in atti di vera e propria "concussione".

Per la classe subalterna invece, l'istituzione del padrinaggio e comparaggio costituiva una protezione contro lo strapotere statale e le prevaricazioni dei potenti appartenenti alle opposte fazioni che surrogava in parte l’indebolimento nella sua funzione di controllo sociale, del clero locale, esautorato con l’incameramento dei beni ecclesiastici.

Al Parroco, spesso appartenente alle famiglie dominanti, continuavano ad essere concessi particolari privilegi ''contra legem". La legge veniva invece applicata in tutto il suo rigore nei confronti delle categorie più basse del clero locale.

Il parroco compensava tali perdite con l’incremento delle pratiche di culto molto sentite dalla popolazione locale.

Infatti è di questi anni post-unitari l'accresciuta importanza per la collettività locale dei pellegrinaggi al Santuario della Madonna di Polsi, onusto di ex-voto, nel cuore dell'Aspromonte che si effettuava a piedi in un clima d'isterismo religioso e d'esasperata ritualità.

Non casualmente, è di questi anni l'arricchimento della Chiesa parrocchiale, dedicata a S. Giorgio, in S. Roberto.  Con il terremoto del 1908 la Chiesa parrocchiale andò completamente distrutta e ben pochi degli arredi sacri si sono salvati (tra questi la statua di S. Giorgio).

Lo stato igienico-sanitario del nostro Comune non risulta diverso rispetto al periodo pre-unitario: unica iniziativa una "farmacia di fatto", anche se non riconosciuta ufficialmente almeno fino al 1878 ( d’altronde non vi era alcun regolamento in materia sanitaria fino al 1866), che faceva capo a tal Musolino Domenico, laureato a Messina, il quale distribuiva i medicinali prescritti dal medico condotto senza trarne alcun profitto, data l'insolvibilità della maggior parte della clientela.

Nell'anno 1870 era in costruzione un nuovo cimitero, sito al di fuori del centro abitato in quanto il vecchio cimitero costruito in epoca borbonica era ormai insufficiente. La situazione igienica di tale epoca non mutò rispetto  al passato e solo dopo il drammatico terremoto del 1908 nel 1909, arrivarono in S. Roberto due padiglioni Docker, surroganti l'inesistente ospedale; una conduttura in argilla dell'acqua potabile, la mancanza di servizi igienici, fognature e l'impossibilità di custodire gli animali da cortile, ancora al 1909, facevano persistere epidemie di tifo favorendo la diffusione d'infezioni di varia natura, specialmente nei bambini.

La scuola pubblica femminile praticata con discontinuità con modesti finanziamenti governativi, veniva effettuata in locali privati e nel nostro capoluogo, nel 1869 esisteva una sola scuola maschile a classe unica, il cui maestro percepiva Lire 500 annue. Essa veniva frequentata con discontinuità dagli allievi delle frazioni di S. Peri e Acquacalda a causa delle piene della fiumara e dalla precarietà delle strade, mentre per gli  abitanti di S. Angelo e Melia la situazione era ancor più grave, da qui infatti traeva origine il diffuso analfabetismo della popolazione, che sarà il maggiore ostacolo all'inserimento degli emigrati soprattutto negli Stati Uniti, (leggi restrittive nord-americane sull'immigrazione dequalificata).

Infatti, a partire dal 1917 a seguito delle prime restrizioni nord-americane, il governo intervenne per ridurre l'analfabetismo degli emigranti, e a tale scopo, tra il 1920 ed il 1921 sorsero  scuole serali concentrate nelle regioni meridionali.

La coscrizione obbligatoria  provocò un effetto deviante sulla società locale apportando elementi di rottura nell'immobilismo locale, infatti il giovane coscritto era costretto a sottrarsi all'ambiente familiare, al controllo sociale esercitato dalla classe dominante e all'influenza della Parrocchia. Inoltre l'imbarco del coscritto per raggiungere le destinazioni assegnate, situate generalmente al Nord, apportò un'apertura mentale in questi giovani ed un superamento dell'atavica avversione al mare, che costituì il primo passo all'emigrazione d'oltreoceano, che fu quella che interessò principalmente il Comune di S. Roberto.

LA DINAMICA DEMOGRAFICA DAL 1861 AL 1881

I dati non sempre attendibili perché redatte da funzionari del Comune non qualificati e che non sempre adempivano al disposto delle leggi, viene evidenziato dalle risposte che il Comune di S. Roberto nel 1876 dava ad un questionario relativo ad una Ispezione d'Ufficio, da parte della Prefettura, al Registro di Popolazione locale e dalla copia di una Delibera del Consiglio in data 1865, approvante un emolumento di Lire 25,50 al segretario Abbadessa per le "fatiche" inerenti alla compilazione dello stato di popolazione del Comun.

Nel ventennio 1861-1881 vi è un aumento  di 63 unità  della popolazione, che passò da 1790 unità a 1.853 unità.

La maggior densità della popolazione si rileva nel fondovalle, con un accentramento nel capoluogo e nelle campagne circostanti, mentre negli altipiani rimane statica.

Tra il 1881 ed il 1901 la popolazione passa da 1853 unità a 2.376, mentre nel 1911 risulta pari a 2.042 unità, infatti il sisma del 1908 aveva provocato la morte di 407 unità e la distruzione di tutta la documentazione del Comune.

Nel decennio 1901-1911 l’emigrazione fu particolarmente intensa, si parlò di "grande esodo". I motivi sono da ricercare negli effetti perversi della crisi agraria del 1880 giunta in ritardo, e nell' emanazione della Legge protettiva dell'emigrante del 1901, nota come "passaporto facile", che favori le partenze di massa.

Nel 1901 dal Comune di S. Roberto emigrarono all'estero 60 unità, e nel 1906 ne emigrarono 35, in prevalenza capifamiglia sani e non sottoposti a chiamata militare. Il 1911, l’anno di maggior emigrazione, incluse anche nuclei familiari che andarono a raggiungere il congiunto ormai autosufficiente nel nuovo paese.

Nel Censimento del 1911 la frazione di Colelli ha una popolazione di 497 unità presenti, pari al 25% circa dell'intera popolazione "di fatto" comunale, in quanto in Colelli, dopo l'evento sismico, venne costruita buona parte dei baraccamenti ed in particolare gli uffici pubblici e la scuola.

L'andamento demografico rimase stabile fino alla Grande Guerra. Furono pochi gli emigrati calabresi che risposero alla chiamata alla armi, anzi sembrerebbe, da interviste fatte a naturali viventi all'epoca, che molti disertori fossero rifugiati in Aspromonte, il che conferma la scarsa "italianità" della popolazione locale, che subiva anche l'influenza "disfattistica" della Chiesa.

Con il Censimento del 1921 si passa da 2.130 unità del 1911 a 2.273 unità.

Dopo una fase positiva dell'economia nord-americana la domanda di merce-lavoro non qualificata subì una contrazione e, infatti, tra il 1919 ed il 1920, con l'amnistia ai renitenti alla leva nel 1919 e all'apprezzamento della valuta americana nei confronti della lira, rientrano i primi emigrati.

Nel Censimento del 1931 la popolazione residente è di 2.372 unità residenti. La popolazione femminile nel censimento del 1931 dimostra un aumento pari a 130 unità in più presenti.

Con il Censimento del 1936 si ha un incremento, che raggiunge 2.503 unità residenti, avviene, infatti un discreto rientro in conseguenza del mutato indirizzo politico di regime che, smobilitando i grandi cantieri di Lavori pubblici nella costa, fece cessare i flussi di migrazione temporanea verso di essa.

 CONCLUSIONI 

I principali fattori alla base di quel processo di marginalizzazione del nostro comune accentuato nel corso del primo novantennio postunitario sono:

-

avanzato stato di dissesto territoriale;

-

emorragia di capitale umano a causa dell'emigrazione e quindi scarsa produttività del lavoro, aggravata dall'adozione di tecniche agrarie e strumentazione tecnologica arretrate;

-

immobilismo della struttura fondiaria;

-

incapacità d'investire localmente le disponibilità finanziarie soprattutto derivanti dalle rimesse degli emigrati;

-

costante pressione demografica sulle risorse date;

-

tradizionale struttura gerarchica della società locale;

-

individualismo e mancanza d'imprenditorialità.

Con l'Unità lo Stato era in grado di correggere gli squilibri interni al paese e operare una ridistribuzione a favore della classe “socio-spaziale" più arretrata e sfavorita, ma l’ordinamento statale fortemente centralizzato, e lo scarso potenziale finanziario, comportarono un atteggiamento di governo ambiguo e non idoneo ad assolvere alla funzione predetta. Inoltre la mancanza di un attento controllo dei processi di trasformazione territoriale comportò effetti disgreganti di mercato, data la crescita fortemente disequilibrata del paese che sempre più opponeva ad un centro dominante (il cosiddetto "triangolo" industriale) una periferia dominata. 

Il completamento dei mezzi di trasporto, invece che incentivare lo sviluppo  della struttura socio-economica, provocò una crescente subordinazione della stessa rispetto ai poli dominanti nazionali.

A livello locale l'iniziale privilegio ottenuto dalla costa con la rete ferroviaria e viaria di base determinò la definitiva involuzione del nostro Comune.  Ma anche la costa perse la funzionalità di spazio periferico nazionale a causa della crisi agraria e dell’evento sismico.

Gli interventi della Legge speciale pro Calabria, miranti a porre riparo alla disequilibrata crescita nazionale, risultavano a livello locale inefficaci, privilegiarono in modo artificioso la fascia costiera,  che si contrappose all'entroterra quindi al Comune di S. Roberto il quale, cristallizzato nel suo immobilismo, degradato, insufficientemente utilizzato nelle proprie risorse e soggetto all’emigrazione si andò collocando come area marginale

 

 

 

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