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Dall' VIII sec. a. C. al 1783 |
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Nino Calarco: Webmaster, ideaz. progettaz. fotografia - Veronica Aretini autore |
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Dal
VIII a.C. al 1783
Il capoluogo Colelli Acquacalda Sanperi Melia
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1. L'arrivo dei coloni greci
Nonostante le numerose
testimonianze comprovanti la presenza dell'uomo fin dai primordi nella regione
aspromontana e nelle sue propaggini più meridionali, generalmente si ritiene che
la regione Calabria, identificata quasi interamente con le sue
coste, di cui
l'Aspromonte
costituisce un'appendice secondaria, sia entrata nella storia con l'arrivo dei
primi coloni greci nell'VIII sec. a.C. L'arrivo dei coloni greci costrinse gli abitanti indigeni a ritirarsi sempre più all'interno verso le terre più povere, modificando la loro economia tradizionale basata sull'agricoltura e sull'allevamento oppure a rimanere soggetti al loro dominio, assumendo lingua, usi e costumi ellenici.
La città di Reggio, fondata da
coloni greci Calcidesi
, il cui nome sembra derivare dal greco "Rhegion"
che significa "strappo o schianto" alludendo alla separazione violenta del
continente dalla Sicilia, divenne nell'arco di un secolo una delle
città più importanti della Magna Grecia,,
nonostante non godesse né di un ampio retroterra agricolo come
Sibari e Crotone, né di una rada sicura come Messina. |
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Nel III sec. a.C. la linea degli stati greci venne spezzata dall'invasione del popolo montanaro dei Bruzi, che rappresenta la fase finale dell'espansione delle popolazioni italiche nella penisola. Nel 356 a.C. i Bruzi si estesero verso sud fino a raggiungere l'Aspromonte, evitando la costa, quindi, il mare a loro poco consono.
La nuova popolazione si
ingrandì operando proprio in quei traffici e mercati che la colonizzazione
greca, basata principalmente sui traffici marittimi, aveva trascurato e, quindi
il settore agricolo-pastorale tipico di quei territori come San Roberto.
Le mire espansionistiche dei
Bruzi vennero interrotte dallo
scontro con Roma:
la vittoria finale di Roma vide infatti questo popolo ridotto in massa al grado
di servi. |
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Intorno al 130 a.C. venne costruita la via Popilia, o Annia, (da Annio Rufo che la portò a termine) per ordine del Console Publio Popilio allo scopo di collegare Roma a Reggio. Pare che nel tratto tirrenico più meridionale questa via, da Metauria proseguiva per le stazioni di Taurianova, e passando per Solano, indi non seguiva più la costa, ma verso l'interno, risalendo le colline fino a raggiungere Melia. Infatti nelle vicinanze di Melia, ai limiti di confine più a nord dell'attuale territorio di S. Roberto, presso il passo di Tremùsa, in prossimità delle grotte omonime, tutt'oggi vi sono chiare tracce di questa antica via consolare. Da Melia il ramo che scendeva a Fiumara, in contrada S. Lucia, si articolava in varie direzioni di cui una in particolare interessava la zona su cui gravita il territorio di San Roberto, mentre una delle direttrici principale proseguiva, costeggiando la fortezza di Matiniti, per Columna Rhegia, attuale Cannitello, un'altra portava direttamente "Ad statum" attuale Catona, ambedue porti manufatti e stazioni d'imbarco per la Sicilia; la terza direttrice si dirigeva per "Rhegion", cioè Reggio Calabria. |
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Verso la metà del VI sec. i Bizantini conquistarono il Bruzio tenendolo poi per cinque secoli, fino all'arrivo dei Normanni, avvenuto nell' XI secolo. Salvaguardando così la zona dalle trasmigrazioni barbariche che, pur segregando la Calabria dal resto dell'Italia, consentì l'amalgama dell'elemento siculo-greco-bruzio-romano.
Comunque l'ellenismo,
comprendendo con tale termine anche l'influenza culturale bizantino rimase
l'elemento culturale prevalente ed è certificabile attraverso la diffusione tra
il VII ed il X sec. d.C., anche nell'area di San Roberto, dei monasteri
basiliani.
Il territorio del nostro comune,
pur essendo un ambiente montano fu il punto di contatto della civiltà greca con
elementi autoctoni pre-ellenici, quello successivo bruzio e la latinizzazione
romana, ma l’impronta ellenica fu quella predominante. |
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Durante il lungo periodo
bizantino la Calabria visse uno stato di pace e di relativo benessere che durò
quasi senza interruzione dalla metà dell'VIII secolo e venne a cessare con il
primo insediamento musulmano in Sicilia nell'813, reso poi stabile nell'827. I centri abitati costieri, fin dalle prime incursioni saracene che rientravano nel quadro della lotta tra Bisanzio e gli Arabi per il dominio del Mediterraneo, a causa della latitanza di Bisanzio, dovevano provvedere da soli a difendersi costruendo molte torri lungo la costa con la scopo di avvistare le navi musulmane. Quando gli uomini addetti a scrutare il mare davano allarme, la gente cercava scampo disperdendosi tra le montagne dell'interno.
Il perdurare di tali fenomeni
costrinse le genti della costa a spostare le loro residenze definitivamente in
alture dove potevano avvistare con anticipo le navi nemiche, erano facilmente
difendibili e consentivano fughe rapide verso zone ancora più interne. |
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In questo periodo
molti centri costieri, scomparvero ed i trasferimenti delle popolazioni
verso l’interno causarono un massiccio abbandono delle zone agricole
fertili essenziali per i commerci, provocando la progressiva diffusione
della malaria.
Il villaggio di S. Roberto
venne fondato, proprio durante questo periodo storico, dai profughi di
Fiumara del Moro, nel X secolo, per sfuggire in modo più sicuro alle
incursioni saracene.
Sotto il dominio di
Re Ruggero
vennero riunite tutte le regioni, le province presero il nome di
Giustizierati a capo dei quali vi era un Giustiziere Provinciale che, a
sua volta, dipendeva da un Gran Giustiziere. Uguale sistema fu tenuto
dagli Svevi: sotto Federico di Svevia i Giustizierati erano nove, tra i
quali nel IX secolo veniva compresa la valle del Crati e la
Calabria. Da un Proclama di Giovanna I del 1372, il territorio costituente il distretto di Reggio all'epoca si estendeva da Bagnara Calabra a Capo Bruzzano e, tra le terre a nord-ovest dipendenti dalla sua giurisdizione, venivano comprese oltre a Bagnara e Scilla, anche Fiumara del Muro e Calanna, e quindi il territorio di San Roberto. |
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Nel 1412 la città di Reggio
venne reintegrata nei suoi antichi domini all'infuori, relativamente alla sola
sezione a nord-ovest di Reggio attinente al territorio di San Roberto, dei
territori di Bagnara Calabra e di Fiumara del Muro che furono in seguito ceduti
in feudo. Nel 1412 il territorio di Fiumara, e quindi il Casale di S. Roberto di
cui godeva la giurisdizione, venne ceduto da Ladislao d'Angiò a Guglielmo Ruffo
e la famiglia Ruffo, che quindi fu la prima ad averne il dominio, lo conservò
fino al 1480.
I vari rami della potente
famiglia dei Ruffo detenevano, sulle ultime sponde tirreniche della Calabria,
una posizione molto importante. Infatti fin dal 1463 possedevano Bagnara
Calabra, che aggiunsero al loro antico dominio di Sinopoli.
Nel 1532 acquistarono, dai De
Nava, Scilla che divenne il principale loro dominio e su cui chiesero, ed
ottennero nel 1578, il titolo di Principi. Infine, dopo diverse traversie,
recuperarono anche le terre di Fiumara del moro, e quindi il casale di S.
Roberto, insieme alla Torre e al Passo di Catona. |
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Dopo l'avvento degli Aragonesi e
l’istaurarsi dell’anarchia feudale, i giustizierai, introdotti dai Normanni come
organi amministrativi, politici e di controllo dei territorio, e mantenuti per
tutto il dominio dei re Angioini, sotto Alfonso d'Aragona (1442-1450) furono
sostituiti con dodici Province alle quali venne proposto un Preside, che era
anche a capo dei Tribunali regi, detti Regie Udienze. Inoltre furono inviati
dodici questori, ossia tesorieri, per quante erano le province, con l'incarico
di riscuotere i tributi dovuti dai Comuni alle Province.
La V Provincia, Calabria o
Calauria, venne suddivisa in Calabria Citra, con capoluogo Cosenza, e Calabria
Ultra, con capoluogo S. Severina. L'anarchia feudale raggiunse l'apice proprio con Alfonso I d'Aragona, quando, per l'esaurimento delle finanze dello Stato a causa delle guerre sostenute, quasi tutto il Regno venne concesso in feudo, con la conseguente diminuzione delle città e dei territori demaniali. |
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Si concedeva in feudo anche la
proprietà ed i redditi insieme alla dignità dei vassalli, poiché la formula
molto ampia d'investitura "Concedimus in feudum hanc terram" dava diritto ai
feudatari allo “Jus personale ac Reale" sugli uomini del feudo.
Tali investiture resero talmente
potenti i feudatari che questi finirono inevitabilmente con il sostituirsi al
sovrano, commettendo impunemente tutta una serie di abusi ed usurpazioni che
depauperarono sempre più le popolazioni soggette.
Nel 1480, il Casale di S.
Roberto, insieme con le terre di Fiumara del Muro, venne venduto da Ferrante I a
Bertoldo Carafa, per 8.000 Ducati, insieme alla Torre ed al Passo di Catona. Da
questa vendita nacque una lunga lite tra le famiglie Ruffo e Carafa, le cui
conseguenze dovettero essere pagate dalle popolazioni locali a loro soggette. Tale lite si risolse successivamente con un accordo tra Cesare Carafa, figlio di Bertoldo, e Giovanni Ruffo, Conte di Sino poli. Secondo l’ accordo ciascun contendente riconosceva il pieno diritto dell'altro sui rispettivi domini. |
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Durante il periodo storico del
Vicereame Spagnolo, S. Roberto come Casale di Fiumara, rimase per parecchio
tempo saldamente in mano alla famiglia Carafa.
Nel 1532 i Turchi avevano
tentato uno sbarco a
Catona ma erano stati respinti dal Capitano Paolo Ruffo di Fiumara che,
radunati i suoi dipendenti nei
paesi del Cenideo, riusciva a ricacciarli in mare.
Con Carlo d'Angiò era stata
istituita l'imposta ufficiale sui fuochi, cioè per famiglia, ma tale tassa venne
resa ufficiale soltanto con Alfonso d'Aragona. Così dal 1465 fino alla seconda
metà del XVI sec., vennero eseguite numerose numerazioni di
fuochi:
il fuoco equivaleva ad una famiglia di sei componenti e ogni persona singola
veniva calcolata per 1/6 di fuoco, o famiglia. Nel 1532 la tassa sui fuochi per Fiumara, insieme al Casale di S. Roberto, contava 657 famiglie, nel 1545 ne contava 799 e nel 1561 ben 814, confermando una fase di espansione demografica in coincidenza con quella regionale che caratterizzò il XVI secolo. |
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Nel 1595 la tassa sui fuochi di
Fiumara e del Casale di S. Roberto contava 789 famiglie, contro le 814 di meno
di trent'anni prima. Le cause furono diverse: il forte flusso migratorio verso
la Sicilia o Napoli; le continue scorrerie barbaresche; i dissesti del
territoriali intensi che influenzavano la distribuzione della popolazione sul
territorio e anche il fiscalismo regio e l’oppressione feudale sulle campagne,
che rendevano le città demaniali molto più preferibili di quelle feudali.
Nel 1648 la tassa sui fuochi di
Fiumara ed il suo casale S. Roberto contava ancora 789 famiglie, come
cinquant’anni prima. La stessa tassa nel 1669 contava appena 772 famiglie, con
una perdita di 17 famiglie rispetto al censimento di settant'anni prima. A livello locale, abbiamo notizie dell'esistenza nel casale di S. Roberto, di una Parrocchia di antica fondazione dipendente dalla comuneria di Fiumaria che, fino al 1598, vi mandava uno dei suoi sacerdoti. Fu in questo periodo che due fedeli offrirono alcuni immobili per il mantenimento della Parrocchia e da quel momento ebbe vita autonoma. |
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Nel 1635 infatti i documenti confermano la nomina a Parroco di S. Roberto del sacerdote Don Giacomo Teodoro, "soggetto degnissimo ed onorato in tutto il territorio di Fiumara".
In contrada
S. Peri, antico avamposto difensivo, utilizzato per evitare ogni
possibile sorpresa proveniente dal mare, nello stesso periodo sappiamo
dell'esistenza di un'antica Chiesetta dedicata a S. Diaria delle Grazie, già di
patronato della famiglia Filocamo di Reggio. Per quanto riguarda la proprietà feudale, all'inizio del Cinquecento tutto il territorio di Fiumara, quindi anche il Casale di S. Roberto, era sotto la Signoria dei Carafa. Tuttavia nel 1519 Diana Carafa, nipote di Bertoldo, sposando Paolo Ruffo Conte di Sinopoli, portava queste terre in dote nuovamente alla potente famiglia dei Ruffo.
Comunque, successivamente,
attraverso una serie di passaggi, questo territorio doveva divenire proprietà
del ramo dei Ruffo di Scilla e della Bagnara. |
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Infatti nel 1609 il territorio
di Fiumara, compreso il suo casale, venne venduto dalla Regia Corte per 100 mila
Ducati, insieme a Calanna ed al Passo di Catona, a Vincenzo Ruffo Principe di
Scilla, dopo la morte di Alfonso De Francesco a cui era stato parzialmente
alienato. Indi passò definitivamente ai Ruffo nel ramo di discendenza dei Duchi
della
Bagnara
nella persona di Carlo Ruffo, Principe di Scilla e Duca della Bagnara, sotto la
cui Signoria rimase fino all'eversione della feudalità nel 1806. Le condizioni di miseria dei contadini dell'interno calabrese non mutarono con l'avvento dei Borboni, nonostante i provvedimenti emanati da Carlo III, atti ad alleviare le misere condizioni economiche del Regno ed a restringere i privilegi dei baroni locali e degli ecclesiastici. Il vecchio ordinamento in 12 province venne mantenuto intatto fino al 1805.
Il capoluogo della Calabria
Ultra veniva trasferito da S.Severina a Catanzaro, sede del Tribunale, detto
Udienza Provinciale. Tra le varie disposizioni legislative di Carlo III, vi è la
compilazione dei Catasti Onciari per fuochi, in tutte le "Università" del Regno,
a scopo fiscale. |
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Con il Dispaccio del 4 ottobre
1740 si stabiliva il censimento delle persone e ricchezze con lo scopo di
distribuire il carico fiscale in modo più equo. Questo grande censimento fu
detto Catasto Onciario dalla moneta di conto che veniva usata a base della
valutazione, cioè l'oncia (di cui si disconosce il valore). L'operazione venne
ostacolata della nobiltà e del clero, quelle classi cioè che venivano ad essere
colpite maggiormente.
Ugualmente furono compilati ben
9.000 volumi. Da questi dati risulta che nel 1744 l'Università di S. Roberto,
come Casale di Fiumara del Muro, doveva per Adoa Ducati 8 e per la Partolania,
tanto del Casale quanto di Fiumara, Ducati 14. Questo provvedimento rientrava
nella politica riformistica iniziata con la Pragmatica del 1738 da Carlo III,
che aveva tolto molte potestà ai baroni ma non aveva trovato ubbidienza in
Calabria. |
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Nel 1742, con un Decreto della Reale Camera, si proibiva ai feudatari di esigere dalle "Università" i diritti di Portolania, Baglivo, Peso, Zecca e Misura se, nella spazio di due mesi, non avessero esibito i titoli di tali diritti.
Questi interventi riformatori ed
arginatori dello strapotere dei baroni ebbero breve durata. Infatti nel 1744,
per ricompensa ai servigi resi alla Corona durante la guerra, tutti i diritti
vennero restituiti ai feudatari e la Pragmatica rimase lettera morta. Nel 1759 il Regno di Napoli e di Sicilia passava al giovane figlio di Carlo, Ferdinando IV, sotto la tutela del toscano Tannucci, sotto il cui regno si dovrà verificare la catastrofe sismica dei 1783 in Calabria meridionale, che coinvolse in modo drammatico anche la Comunità di S. Roberto. |
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