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Letture: Fiumara del Moro e il villaggio di Roboretum |
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Fiumara del Moro (Munitio Optima) e il villaggio di Roboretum. Nei secoli della pirateria i cenesi, abitanti di Cene, città situata sulla marina, con ogni attendibilità nella frazione di Pezzo, dove era situato il capo Cenide, per sfuggire alle continue incursioni piratesche, soprattutto dei saraceni, preferirono spostarsi verso le zone interne dove poter organizzare una vita più sicura, allontanandosi dal mare quel tanto quanto basta che possa consentire loro di raggiungere giornalmente per lavorare i terreni fertili sul litorale e per gli usuali commerci. Il luogo ideale per i cenesi era un monte, alto, isolato e circondato da profondi burroni, ideale per sfuggire agli attacchi della pirateria saracena, detto Cenisia. |
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Il primo nome di Fiumara fu, appunto, Cenisia, cioè città dei Cenesi. Il nome "Motta dei Mori" compare nei documenti ufficiali nell’anno 1302. Molti studiosi ritengono che il nuovo nome scaturisse dalla coltivazione dei mori, una varietà di gelso che produce frutti di un colore rosso sangue, la cui fronda veniva usata per cibare i bachi da seta. Ma su ciò ci sono molte discordanze. Una considerazione personale mi induce ad affermare che la piantagione di gelsi, lungo gli argini della fiumara, non fosse in quell’anno ancora così sviluppata da poter dare il nome alla zona. |
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Oggi, nel dialetto corrente, viene chiamata “fiumara ‘i muro”. Di sicuro l’allevamento del baco da seta si sviluppò verso la fine del XV secolo e raggiunse la massima espansione nel XVI. Intorno all'anno mille su quella collina alta, isolata e circondata da profondi burroni, i cenesi vi edificarono un castello che fu di proprietà dei Sanseverino di Terranova. Nel corso del X secolo, questo castello è stato il miglior caposaldo contro la dominazione saracena in Calabria. In seguito, sotto il conte Paolo Ruffo di Sinopoli, rappresentò l'ultimo baluardo contro le incursioni piratesche. |
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Comunque fu in questo periodo, intorno all'anno 1000, che a causa del susseguirsi delle incursioni piratesche, alcuni fiumaresi risalirono la fiumara in cerca di luoghi più sicuri. Pare che un primo nucleo si sia fermato presso l'attuale frazione di Colelli, già abitata fin dai tempi dei romani. Un altro gruppo si portò in un luogo ancora più sicuro all'interno di un vallone allora tutto ricoperto di querce dove vi trovò abbondanti sorgenti, e ottimi pascoli, a cui diede nome Roboretum che nella lingua dell'epoca significava querceto (dal lat. vis, roboris cioè quercia appunto). |
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Pare che l'odierna locazione del territorio del paese di San Roberto non corrisponda alla descrizione fatta da un marinaio inglese ammutinato che qui si rifugiò che lo vuole in una valle " ... dove non arriva mai il sole né d'estate né d'inverno", per cui potrebbe essere che il primo villaggio fosse situato all'interno di qualche vallone e solo successivamente, in seguito alla devastazione dei tanti terremoti, gli abitanti si sono spostati lungo il litorale della fiumara, dove tuttora si trova. A Fiumara, intanto, il clima e il terreno favorevole rese possibile una grande produzione di culture di canna da zucchero (cannamela) e di gelsi, (il cui frutto era detto moro per via della varietà color moro) utilizzati per la produzione della fronda (cibo per il baco da seta). |
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Infatti vi era una forte richiesta di seta pregiata da parte dei grandi paesi europei. Tale commercio, nel medioevo, portò la prosperita’ al piccolo paesello di Fiumara che si sviluppò rapidamente lungo tutta la fiumara specialmente verso Catona, porta sul mare più vicina, che fu denominata anche Cannameli, proprio perché nel suo territorio i fiumaresi impiantarono la coltivazione della canna da zucchero. In seguito anche a S. Roberto si tentò la coltivazione della canna da zucchero ma con scarso successo, mentre ebbe fortuna la coltivazione del gelso. |
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