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Letture: Fiumara del Moro e il villaggio di Roboretum

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Fiumara del Moro (Munitio Optima) e il villaggio di Roboretum.

Nei secoli della pirateria i cenesi, abitanti di Cene, città situata sulla marina, con ogni attendibilità nei pressi di Pezzo frazione di Villa San Giovanni, dove si presume fosse situato il capo Cenide, per sfuggire alle continue incursioni della pirateria saracena, preferirono spostarsi verso le zone interne dove poter organizzare una vita sicura e tranquilla, allontanandosi dal mare quella distanza quanto basta per consentire loro di raggiungere giornalmente questi terreni fertili sul litorale e per gli usuali scambi commerciali.

Il luogo che i cenesi ritennero fosse utile ai loro scopi era un monte, alto, isolato e circondato da profondi burroni, ideale per sfuggire agli attacchi della pirateria saracena, distante dal mare circa 8 km, a cui diedero il nome di Cenisia in memoria della vecchia Cenide oramai abbandonata.

Il primo nome dell'odierna Fiumara fu, appunto, Cenisia, cioè città dei Cenesi.

Nel 1276-77, durante il periodo dell'egemonia angioina, viene descritta " Flumaria Muri" che veniva tassata per 22.212 grana. Se effettivamente tale importo veniva considerato sulla base di 12 grana a persona, il suo territorio era abitato da 1.851 abitanti che per tale periodo era abbastanza elevato.

Il nome "Motta dei Mori" compare nei documenti ufficiali  nell’anno 1302.

Molti studiosi ritengono che il nuovo nome scaturisse dalla coltivazione dei mori, una varietà di gelso che produce frutti di un colore rosso sangue, la cui fronda veniva usata per cibare i bachi da seta. Ma su ciò ci sono molte discordanze.

Una considerazione personale mi induce ad affermare che la piantagione di gelsi, lungo gli argini della fiumara, non fosse in quell’anno ancora così sviluppata da poter dare il nome alla zona.

Oggi, nel dialetto corrente, viene chiamata “Sciumara ‘i muro”.

Di sicuro l’allevamento del baco da seta si sviluppò verso il XIV secolo e raggiunse la massima espansione durante il secolo successivo.

Intorno all'anno mille su quella collina alta, isolata e circondata da profondi burroni, i cenesi vi edificarono un castello che fu di proprietà dei Sanseverino di Terranova.

Nel corso del X secolo, questo castello è stato il miglior caposaldo contro la dominazione saracena in Calabria.

In seguito, sotto il conte Paolo Ruffo di Sinopoli, rappresentò l'ultimo baluardo contro le incursioni piratesche.

Comunque fu in questo periodo, intorno all'anno 1000, che a causa del susseguirsi delle incursioni piratesche, alcuni fiumaresi risalirono la fiumara in cerca di luoghi più sicuri.

Pare che un primo nucleo si sia fermato presso l'attuale frazione di Colelli, già abitata fin dai tempi dei romani.

Un altro gruppo si portò in un luogo ancora più sicuro all'interno di un vallone allora tutto ricoperto di querce dove vi trovò abbondanti sorgenti, e ottimi pascoli, a cui diede nome Roboretum che nella lingua dell'epoca significava querceto  (dal lat.; san = presso, robor, roboris = quercia. Quindi "presso il querceto").

Pare che l'odierna locazione del territorio del paese di San Roberto non corrisponda alla descrizione fatta da un marinaio inglese ammutinato che qui si rifugiò che lo vuole in una valle " ... dove non arriva mai il sole né d'estate né d'inverno", per cui potrebbe essere che il primo villaggio fosse situato all'interno di qualche vallone e solo successivamente, in seguito alla devastazione dei tanti terremoti, gli abitanti si sono spostati lungo il litorale della fiumara, dove tuttora si trova. (vedi: Storia)

A Fiumara, intanto, il clima e il terreno favorevole rese possibile una grande produzione di culture di canna da zucchero (cannamela) e di gelsi, (il cui frutto era detto moro per via della varietà color moro) utilizzati per la produzione della fronda (cibo per il baco da seta).

Infatti vi era una  forte richiesta di seta pregiata da parte dei grandi paesi europei.

Tale commercio, nel medioevo, portò la prosperità agli abitanti del piccolo paesello di Fiumara che rapidamente svilupparono tale allevamento lungo tutta la fiumara, specie verso Catona (allora disabitata), porta sul mare più vicina, che fu denominata anche Cannameli, proprio perché nel suo territorio i fiumaresi impiantarono una massiccia coltivazione di canna da zucchero a livello industriale tanto da costruire, nella contrada di Nacareri, la zona accanto all'allora porto, delle piccole industrie. Tale contrada il 16 dicembre del 1560, a causa di un tremendo terremoto, fu vista sprofondare in mare con le sue case e i suoi abitanti. Questa contrada "... finiva in promontorio in quel punto dove oggi è la contrada Cannameli"

In seguito anche a S. Roberto si tentò la coltivazione della canna da zucchero ma con scarso successo, mentre ebbe maggiore fortuna la coltivazione del gelso.

 

 

 

 Sk

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