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Storia del comune di San Roberto (Roboretum)

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  Nino Calarco, webmaster,  ideaz., prog., testi  in collaborazione con Pamela Charnico Calarco

 

 Introduzione

 Quadro ambientale

 Agli albòri della civiltà

Dal VIII a.C. al 1783

 Situazione di fine 700

 Dall'800 al 1830

 Dal 1831 al 1859

 Dal 1860 al 1880

 Dal 1881 al 1940

 II guerra mondiale

 Dal 1950 al 1984

 Regione Calabria

 Toponomastica

 Paesaggio agrario

 La parrocchia:

    - Notizie storiche

    - Le chiese
    - Funzioni Religiose

 Personaggi Illustri:

    - Marilena Licandro
    - Don Calarco
    - Gaetano Griso

 Le frazioni:

    - Introduzione

    - Acquacalda

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    - Favani

    - Melia

    - S.Angelo

    - Sanperi

     - S.Giorgio

    - Lipiani

 La cucina:

    - Cucina Antica
    - Cucina tradizionale

    - Ricette antiche

 Letture:

    - Introduzione

    - Il focatico

    - Cenisia e Roboreto

    - Una madonna negli USA

 Foto/Immagini
 
 
 
 

 

Storia di una famiglia sarubertara e di una statua della "Madonna della montagna".

Tutto cominciò con la catastrofe sismica del 28 dicembre 1908, che colpì particolarmente il nostro comune.

Il sisma, paragonabile solo al grande terremoto del 1783, abbatté ben 400 delle 406 abitazioni già riedificate del Comune e danneggiò le rimanenti, e colpì anche buona parte dei terreni circostanti il nucleo abitato di Melia.

Oltre alle abitazioni private furono distrutti anche gli edifici pubblici, comprese le scuole. La strada Villa S. Giovanni - S. Roberto fu gravemente danneggiata, mentre la comunale S. Roberto - S. Peri venne completamente distrutta.

Nell'intero comprensorio comunale le vittime  furono ben 407, il 17% dell'intera popolazione:  le 2.385 unità di popolazione residente censita ufficialmente nel 1901 si ridussero a meno di 2.000.

L’intervento dello Stato si limitò sostanzialmente all'invio delle truppe per lo sgombero delle macerie ed il recupero delle salme, parte delle quali  restarono insepolte, al far pervenire scorte di legname, che giunsero in ritardo e si rivelarono del tutto insufficienti, e all'esproprio temporaneo da parte del Genio Civile di aree comprensoriali ai fini dell'edificazione dei baraccamenti.

In quegli anni la politica nazionale del Giolitti era concentrata sulla moneta nazionale, la quale faceva aggio sull’oro (1909). In sintesi, la valuta circolante era proporzionale alle riserve auree del Regno, il valore della moneta rimaneva stabile determinando la certezza dei cambi tra diverse valute, e in tal modo si rendevano facili le transazioni ed i commerci internazionali. Ciò portò ad un costo umano incalcolabile: dall’inizio del 1900 moltissimi italiani lasciarono il paese per emigrare principalmente verso le Americhe, in particolare Stati Uniti, Canada, Perù, Argentina e Cile. Viaggi senza ritorno.

A San Roberto il sisma aveva lasciato la maggior parte dei paesani senza una casa e costretti ad accamparsi in ripari di fortuna; a ciò si aggiungevano tutti i problemi che ne derivavano, quali il freddo, le intemperie, le enormi difficoltà della ricostruzione. Molti cominciavano a pensare che l'unica soluzione fosse quella di emigrare oltreoceano, e molti alla fine partirono.

In quel periodo, nella frazione San Giorgio del nostro comune, viveva Rocco Calarco, mio bisnonno, con la moglie Vincenza Musolino, ex farmacista di Calanna, e i loro figli: Giorgio, Giuseppe, Antonino, Domenico, Fortunata e Natalia. Anche per questa famiglia la tragedia del sisma e la mancanza di prospettive per il futuro spinse i figli di Rocco alla triste decisione: Giorgio, Giuseppe e Antonino lasciarono il paese ed emigrarono negli USA.

Qui, dopo un primo periodo vissuto a New York, si trasferirono ad Hazleton (Pennsylvania), una cittadina molto tranquilla rispetto alla grande metropoli, e come molti altri connazionali del luogo contribuirono con delle donazioni alla costruzione di una Chiesa tutta italiana, che venne portata a termine qualche anno più tardi. La Chiesa fu dedicata al Sangue Prezioso MPB (Most Precious Blood Church).

Ma i fedeli in quella chiesa sentivano la mancanza di qualcosa che ricordasse la loro terra lontana e in cui riporre le speranze e lenire la nostalgia. Fu così che Rocco Calarco e la moglie Vincenza, da San Roberto spedirono ai figli ad Hazleton una statua della "Madonna della montagna", perché la donassero alla chiesa degli italiani.

Quasi da subito sempre più italiani, in quella terra straniera, rivolsero le loro preghiere e risposero le loro nostalgiche speranze e aspirazioni a quella piccola "Madonna della montagna" giunta, come loro, dal lontano paese di origine. Dopo qualche tempo la Madonnina della chiesa di M.P.B. divenne molto famosa, e si decise di dedicarle una grande festa.

Ancora oggi, per la piccola Madonna emigrata per gli emigrati, la grande famiglia dei  discendenti di quegli italiani organizza ogni anno il "Festival della Madonna della montagna" insieme ad una grande processione, alla quale partecipano, oltre agli italiani di Hazleton, molti altri che qui giungono per rinnovare le tradizioni della loro terra d'origine.

Ogni anno i "patroni" della Chiesa (una commissione di italiani che gestisce il festival) indossano il "Cinti", una sorta di canestro sul bordo del quale sono collocate alcune candele accese, che viene appoggiato sulla testa. Questi, sfilano per le strade della sezione italiana della città al seguito della statua della "Madonna della montagna", posta su una vara affinché tutti possano vederla e avere la possibilità di donare qualcosa: era così che si usava fare sulle montagne dell'Aspromonte quando si andava in pellegrinaggio al santuario di Polsi.

Inoltre, ogni anno viene selezionata una ragazza che viene collocata sulla vara accanto alla Madonna. Come afferma mia cugina Pamela Charnico Calarco: "E' un grande onore per una ragazza stare sulla vara accanto alla statua della Madonna. Quando avevo 16 anni, mi è stato chiesto di farlo, di stare accanto a Lei".

"La nostra bisnonna", continua Pam, "ha voluto donare quella Madonnina alla Chiesa che i suoi figli hanno contribuito a costruire, per ringraziarli e far avere loro un ricordo della terra natia".

Mi domando, e chiedo agli amministratori del nostro comune: quale migliore occasione per un gemellaggio con la comunità italiana di Hazleton?

                                                                                                  Nino Calarco

 

 

 

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