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La Toponomastica

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La toponomastica di S. Roberto, esempio tipico di villaggio sorto nel X sec. per urgenze di carattere difensivo e fondato dai profughi di Fiumara del Muro, antica motta (munitio optima) attraverso il cui territorio passava la via Consolare Popilia e quindi centro collinare più importante di tutto il territorio Cenideo, dimostra come ancora in tale periodo il manto boscoso ricopriva gran parte del nostro territorio.

 Infatti il suo nome derivava dal latino "robur, roboris" (quercia), parole che unite al suffisso di cultura diedero origine a Roboreto che, contraendosi, divenne poi Roberto. Da non confondere "san" (che indica direzione: verso, presso) con santo. San é il latino o greco anti col genitivo. Quindi "Presso il querceto"

Quindi agli inizi del X sec. il sito dove sorse il villaggio di S. Roberto era un luogo incolto e disabitato, costituito da un unico querceto, oggi in gran parte scomparso o sostituito artificialmente con castagneto.

A proposito esiste un cognome tipico di S. Roberto, i Busceti, che è una radice che si riferisce anche al concetto di rovereto.

Infatti ha come parallelo l'italiano "bosco" e l'inglese "bush", quest'ultimo in senso più riduttivo di macchia, cespuglio. Tutti e due comunque hanno alla base il latino "fuscus" (fosco, nero): il nome Busceti in particolare è uguale a "boscheto", in linea con la località allora disabitata ed incolta.

L'insediamento rurale sparso a carattere difensivo che caratterizza il X sec. determina nel territorio non solo la nuova fondazione del villaggio di S. Roberto, ma probabilmente anche il rinsediamento della frazione minore di S. Peri, abbandonata alla fine della dominazione romana.  

Mentre alcuni studiosi la collegano al francese Saint Pierre, importato qui nel Medioevo da un gruppo di Galli con modalità sconosciuta. Il latinista Giuseppe Pensabene, ricorda che il vicino centro di Villa Mesa (nel comune di Calanna), localizzato dirimpetto a S. Peri, porta un subtoponimo molto indicativo, cioè quello di Imperio che si riferisce alla sede dello stato maggiore di Augusto che qui svolgeva i suoi compiti.

Questo  stesso termine ricorrerebbe anche in Samperi che non sarebbe altro che il termine "imperium" giunto sino a noi nel suo nucleo essenziale.

La località, collocata su di una altura limitata da un torrente, ha tutta l'aria di un agguerrito avamposto e l'avvallamento che separa Samperi dal rettifilo, in linea parallela, delle case di Melanese (residuo di un quartiere che apparteneva alla Mensa latina, "regio mensulanensis", cioè territorio della tesoreria, da cui deriva l'odierna Villa Mesa), conferma che Sanperi doveva essere proprio l'ante Imperium" cioè di fronte al comando generale di Villa Mesa, sede dello stato maggiore di Augusto, a cui bloccava l'accesso dalla fiumara sottostante.

Era quindi l’antico avamposto difensivo militare, abbandonato durante la decadenza romana e la prima epoca bizantina, e ripopolato intorno al X sec., con l'insediamento del villaggio di S. Roberto, a cui “precludeva ogni possibile sorpresa dal mare”.

Anche l'odierna frazione di Colelli presenta una radice latina, infatti la località è stata il nucleo originario di S. Roberto. Mentre la località di S. Roberto veniva qualificata semplicemente come querceto, essendo luogo disabitato, Colelli, la cui chiave di lettura si trova in “quell'ello” che si rifà al latino "tellus", vuol dire "colenda tellus" cioè terra abitabile, per cui era abitata già  da molto tempo prima  del X sec.

Per la Contrada Bolano, di cui non si conosce l'esatta origine, come località abitata non compare fino a tutto il XIX secolo, tuttavia come contrada ha un'origine molto antica.

Il grecista Gerhard Rohlfs fa derivare il nome dal greco "Balanos”, nel significato di ghianda (da querce), invece Pensabene sostiene abbia un riferimento con la Bola di Pellaro, o roccia di S. Aniceto, per cui l'aggettivo Bolanus era un “ager Bolanus" o “litus Bolanus" (simile a Bola).

Nei terreni a nord-ovest del Comune di S. Roberto, erano presenti nuclei abitati da epoche molto remote. Infatti a Melia, nei confini comunali con Scilla, ci sono chiari resti di antiche caverne, grotte di Tremùsa, dove, pare che si trovassero sedili e tavole di pietra con grandi statue, e la strada consolare romana aveva come tappa obbligata la "Statio ad Mallias”, cioè l'odierna Melia prima di dirigersi verso il l’allora bivio di santa Lucia/Musalà.

La toponomastica di questo antico centro locale deriva dal greco e significa frassino, tuttavia, durante il periodo romano, il latino Mallia divenne Mallìa, per assimilazione con il greco “Melìai” appunto frassini.

Nei piani di Melia sono stati trovati bellissimi campioni di una varietà speciale di gneiss, un minerale dai cristalli di feldspato arrotondato a mandorla, denominato dagli studiosi gneiss-mandorlato.

In questo periodo le antiche grotte di Tremùsa divennero ricoveri degli eserciti romani in marcia nei mesi invernali e l'importanza di tutto quel territorio durante il periodo del dominio romano viene convalidata attraverso le leggende fiorite intorno a Papa Silvestro, eremita sull'aspromonte, quando venne richiamato a Roma dall'imperatore Costantino, per essere guarito dalla lebbra di cui era affetto.

Acquacalda prese il nome da una sorgiva d'acqua, calda da novembre ad aprile e fresca da maggio ad ottobre che tutt’oggi si trova in località Fosso.

E’ situata sul lato destro della fiumara, a circa 440 m. s.l.m., ai margini tra la zona acclive e gli spianamenti di fondovalle.

Si colloca, come il capoluogo comunale, su affioramenti di rocce primitive arenizzate in superficie, adattandosi alle condizioni imposte dalle propaggini di un monte a struttura di base granitica.

Ad Acquacalda esiste una vena di pirite di ferro alla quale si aggiunge, insieme al quarzo, un corpo di maggiore importanza, la steatite, che è collegata alla massa granitica del contrafforte che forma il Monte di Acquacalda.

Questo granito, ritenuto dagli studiosi dioritico per il manifestare la cloritizzazione dell'anfibolo e della mica, determina la steatite identica a quella di Serra S. Bruno, in provincia di Catanzaro, che serviva a formare il rivestimento interno degli altiforni della Mongiana.

 Sempre in contrada Acquacalda, intorno alla pirite di ferro, si trova anche la calcopirite di rame.

Il nucleo abitato di S. Angelo ha un'antichissima origine, forse antico monastero femminile, dipendente poi da Mesa, individuabile nel "De Agello de mensa" che compare negli atti della Chiesa di Mesa nel 1310.

Questi territori in epoca bizantina erano già abitati e con stretti legami con i centri costieri tirrenici.

La fiumara di Catona o di Telese , come è denominato il torrente principale che ha origine nel tratto a monte del Passo di Telese, e che si viene costituendo attraverso tutta una serie di torrentelli che hanno origine sulle pendici delle montagne di Nino Martino e su quelle denominate Li Materazzi e vanno a sfociare sulla costa della marina di Catona dopo un percorso 51,9 km. e una pendenza media del 9,32%.

La fiumara, è originata principalmente dal Torrente di Telese che scende dalle pendici montane esterne al territorio comunale, in prossimità del Passo di Telese, affluisce da sinistra il torrente Fiumarella, provenendo dalle pendici montane localizzabili nel territorio del Comune di S. Stefano d'Aspromonte (località Gambarie).

Proseguendo lungo la valle stretta e acclive, tra affioramenti di rocce cristalline in parte ricoperte da formazioni marnose e depositi alluvionali, riceve tutta una serie di torrenti da ambo i lati nei mesi piovosi. Scorre a lato della frazione di Acquacalda, collocata alla sua destra. 

Da qui, il nastro della fiumara si allarga gradatamente, andando a toccare tutti i centri abitati del fondovalle comprensoriale che sorgono alla sua destra (S. Roberto, Colelli, Bolano) fatta eccezione per S. Peri collocato, in posizione relativamente elevata, alla sua sinistra.

Nell'ultimo tratto del suo percorso in territorio comunale, superata Acquacalda, riceve, nei mesi piovosi, numerosi affluenti. Tra essi i più notevoli come capacità idraulica durante le piene, risultano essere a destra: i torrenti che incidono il Vallone Taormiti, il Vallone Segheri, il Vallone Funicà, il Vallone Follarate; a sinistra: il torrente Tombino che, solcando il Vallone Serra, affluisce alla fiumara principale alla base occidentale dell'altura di S. Peri.

Le acque scendono in pochi chilometri da oltre 1.300 m. di altitudine ai 200 m. s.l.m. del fondovalle compreso nel perimetro.

 

 

 

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